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lunedì 08 marzo 2021
 
IL RITRATTO
 

Morto Beppe Del Colle, una penna raffinata del giornalismo cattolico

10/12/2020  S'è spento all'età di 89 anni. Torinese, protagonista del dibattito sociale, ecclesiale, politico e giornalistico italiano, si formò nel quotidiano Popolo Nuovo e nel settimanale Il Nostro Tempo (che arrivò a dirigere), passò alla Gazzetta del Popolo e a Stampa Sera. Nel 1970 si trasferì a Famiglia Cristiana, di cui fu a lungo vicedirettore.

Dovendo indicare un maestro non aveva dubbi: don Carlo Chiavazza (1914-81), prete, cappellano militare (fece la ritirata di Russia accanto ai "suoi" alpini della Tridentina)  e giornalista (fondò e diresse a lungo Il Nostro Tempo). Dovendo indicare un amico rispondeva senza prender fiato: don Giuseppe Zilli (1921-80), il sacerdote paolino che fece grande Famiglia Cristiana. Sono le due figure che a modo loro racchiudono e spiegano Beppe Del Colle, credente dalla schiena dritta, giornalista di razza, sensibilità fine e giusto humour sabaudo, morto la sera del 9 dicembre 2020 a Torino, la sua città, a 89 anni. 

Figlio di due sarti, orfano di madre in tenerissima età, nato (il 31 ottobre 1931) e cresciuto nello stesso quartiere del futuro sindaco Diego Novelli  (che lo conosceva e lo stimava, pur essendo anni luce distante come posizioni politiche), Beppe Del Colle si formò giornalisticamente al Popolo Nuovo, il quotidiano della Democrazia Cristiana torinese, diretto da Carlo Trabucco, occupandosi all'occorrenza anche di calcio (era tifoso passionale del Toro ). In realtà, Del Colle, occhio attento del bravo cronista e penna raffinata. si occupò di tutto, passando prima alla Gazzetta del popolo e poi al quotidiano del pomeriggio Stampa Sera, apprezzato e richiesto dal direttore di allora Giulio De Benedetti (che dirigeva anche il quotidiano La Stampa). Fortissimo il legame con don Carlo Chiavazza che lo volle tra i collaboratori del settimanale Il Nostro Tempo da lui fondato nel 1946, Una palestra di idee e di approfondimento, un foglio di alta formazione e cultura letto da migliaia di abbonati distribuiti in tutta Italia. Grandi firme della letteratura, dell'arte, del giornalismo politico, della teologia e della scienza ne hanno arricchito i contenuti nei suoi anni di storia (Del Colle diresse Il Nostro Tempo tra il 1990 e il 2014) . 

 

Fortissimo il legame anche con don Giuseppe Zilli che veniva a Torino, in corso Regina Margherita, a lungo sede della Famiglia Paolina sulle rive del Po, a ritirare personalmente gli articoli di Del Colle e di Mariapia Bonanate (salvo, talvolta, passare direttamente a casa loro). E fu proprio don Zilli che nel 1970 chiamò Del Colle a Famiglia Cristiana come caporedattore.  Il giornale aveva cambiato pelle: via il fotoromanzo e il tono caramelloso del popolare d'antan, dentro cronaca, inchieste, reportage dall'Italia e dall'estero, insomma un giornale davvero capace di parlare di tutto cristianamente, secondo il mandato del fondatore il beato don Giacomo Alberione. Con don Zilli e con il suo successore, don Leonardo Zega, prese forma il newsmagazine familiare, una formula unica, invidiata e copiata dalla concorrenza, che portò Famiglia Cristiana a circa un milione di copie vendute. 

Del Colle. un credente laico (sposato, due figli) innamorato di Cristo e appassionato della storia, contribuì al par suo al successo della rivista. Seguì gli avvenimenti clou della Chiesa e della politica italiana, partecipando a convegni ecclesiali (memorabile la sua presenza a quello di Loreto nel 1985, Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini), intervenendo nel corso di dibattiti, tribune elettorali e programmi televisivi di approfondimento, perorando - dentro Famiglia Cristiana - l'apertura di uffici di corrispondenza all'estero (a un certo punto se ne contarono tre: Mosca, Londra e Parigi) e sedi in Italia (Bologna, Torino, Venezia), un modo per stare dentro la realtà in evoluzione e raccontarla in presa diretta, senza fuorvianti mediazioni. 

Fra il 1982 e il 2002 collaborò assiduamente ad Avvenire come opinionista, analizzando soprattutto temi di politica estera. Nel 1988 ha pubblicato per le Edizioni Paoline il libro Olga e Gorbaciov, frutto di suoi reportage sul crepuscolo dell'Urss realizzati sul campo («Ha la curiosità e la vigoria di un giovane cronista», disse di lui il fotoreporter Giancarlo Giuliani che l'accompagnò a Mosca, raccontando diversi incontri notturni con esponenti della dissidenza antisovietica). Il libro vinse il Premio Anghiari Storia. Dal 1990 e per circa 25 anni Del Colle firmò gli editoriali su Famiglia Cristiana.

Se ne va un uomo mite, "glocal" per eccellenza, viste le sue salde radici torinesi coniugate a una visione sul mondo intessuta di intelligenza e di Vangelo. 

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