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venerdì 27 maggio 2022
 
Musica
 

Noemi: «Dico Amen perché tutti vogliamo un po' di pace»

22/12/2016 

Una voce intensa, graffiante, versatile, un animale da palcoscenico, grintoso ed empatico, un successo dietro l’altro e una sensibilità spiccata per le battaglie umane e sociali. Questa è Noemi, la cantante lanciata da X Factor, che vanta quattro partecipazioni a Sanremo, quattro album in studio e uno dal vivo e cinque colonne sonore, più una serie di dischi d’oro e di platino. Quando la sua addetta stampa ce la passa al telefono ce la annuncia come Veronica. Il nome ci lascia un po’ spiazzati.

Veronica o Noemi?

«Veronica è il mio nome all’anagrafe, l’ha scelto mio padre, mentre mia madre avrebbe preferito Noemi, che ho usato come nome d’arte e ho fatto contenti entrambi. Mi aiutano a distinguere le mie due vite, quella artistica e quella più normale».

Del tuo ultimo album Cuore d’artista è da poco uscito il video della canzone Amen, nata in collaborazione con l’Unicef…

«Ho conosciuto le missioni dell’Unicef, e in particolare mi ha colpita quella in Paraguay, in cui i bambini ricuperano materiali in una discarica e hanno realizzato anche strumenti musicali con cui hanno messo su un’orchestra. Spero che queste immagini contribuiscano a sensibilizzare le persone su temi così importanti come i diritti dei bambini».

Qual è il signicato del testo?

«È un messaggio di tregua nelle battaglie che intraprendiamo tutti i giorni, ma anche quelle più generali. Il nostro è un periodo molto complicato, di tensioni politiche e sociali, non si aiutano per esempio i migranti. C’è una frase che mi piace molto: “Siamo tutti figli della stessa terra e siamo in guerra”. È un messaggio universale, quasi un inno all’incontro, a capire l’altro, a sentirsi tutti fratelli».

Che cos’è per te la parola Amen?

«Letteralmente signica “così sia”, è un modo per lasciare andare le cose, senza contrapporsi. Mi è capitato a volte di farmi tanti problemi, di mettermi in discussione, per poi rendermi conto che basta dire un “Amen”, per evitare di rovinarsi la vita. Questo per me è un periodo molto pacifico in cui ho lasciato fuori dalla porta tutte le mie battaglie».

Questa canzone è stata scritta da Cheope. Nell’album ce n’è anche una di Ivano Fossati, Idealista, ma molti altri hanno scritto per te: Giuliano Sangiorgi, Marco Masini, Fabrizio Moro, Vasco Rossi... Sono loro che ti propongono le canzoni o sei tu che li vai a cercare?

«Accadono un po’ entrambe le cose, ma mi capita spesso di essere io a chiedere. E lo faccio in modo “analogico”, niente e-mail o messaggini. Li chiamo, li incontro, con Fossati sono andata a Genova, abbiamo mangiato insieme».

Che cos’è per te l’idealismo?

«Qualcosa che manca, gli ideali sono stati stravolti. Io credo che l’idealismo sia rimanere fedeli a sé stessi, nel rispetto delle regole che ci sono, cercare in questo intricato mondo di non perdere noi stessi».

E i tuoi ideali quali sono?

«Il rispetto degli altri soprattutto, non sono una rissosa, non cerco la polemica, che invece va molto di moda. Io credo nella musica vera, nel lavoro fatto con passione. È importante fare le cose che ci piacciono, che ci rendono felici. Se siamo felici con noi stessi, allora stiamo meglio anche con gli altri».

Con Fiorella Mannoia hai dato vita a un bel sodalizio….

«È stato bello duettare con lei in L’amore si odia, era l’unica con cui potevo farlo. Senza di lei tante cose non sarebbero successe, lei mi ha permesso di arrivare a un pubblico più raffinato e mi ha regalato un grande sogno. Non si risparmia mai per gli altri, quando mi chiamerà, come è accaduto per il progetto Amiche in Arena, tante cantanti contro la violenza sulle donne, io ci sarò sempre per lei».

A proposito di violenza, qual è l’aspetto di questo tema che ti colpisce di più?

«Noto purtroppo che molte ragazzine non sono sensibili al tema del rispetto, e questo mi dispiace. Così come mi sconcerta che la violenza venga attuata spesso da uomini molto giovani. Speravo che questo genere di atteggiamenti e di comportamenti fossero stati archiviati per la mia generazione, speravo che il sistema culturale potesse produrre persone più strutturate».

Sei stata paragonata a Janis Joplin. Ti ci ritrovi?

«Sono sicuramente onorata e spero che questo paragone sia riferito al fatto che io vivo la musica come un viaggio in sé stessi, da cui tirare fuori tutte le mie ansie e le mie paure. Credo che più degli occhi, la voce sia lo specchio dell’anima: la voce è molto inflŒuenzata dagli stati d’animo».

La tua figura è caratterizzata da una chioma rosso fuoco. Resterai sempre così?

«Per sempre. È un colore che mi definisce, rende merito al mio bel caratterino, sono caparbia, tenace, appassionata. Insomma, rossa!».

 
 
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