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domenica 19 maggio 2024
 
primopiano
 

Non si usi il dramma dei migranti per fare propaganda elettorale

20/09/2023  Alle misure contro gli scafisti va aggiunta una politica europea per l’accoglienza e l’integrazione

«L’emergenza migranti è una sfida europea da affrontare con misure europee», ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a Lampedusa, dove c’è un hotspot che può accogliere al massimo 400 persone e nella settimana scorsa si sono registrati oltre 11 mila arrivi, facendo superare la quota dei 140 mila da gennaio a oggi. Parole sagge, senza dubbio. Così pure quelle della premier Giorgia Meloni, nel sottolineare che ritiene la visita della von der Leyen «un gesto di responsabilità verso sé stessa e non di solidarietà verso l’Italia». Viene tuttavia da chiedersi se l’atteggiamento dei nostri politici (maggioranza e opposizione), sia davvero improntato a questo spirito. L’impressione è che la logica resti quella del cavalcare paure e polemiche per il consenso in termini di voti, anche se mancano ancora 9 mesi alle elezioni europee. Meloni ribadisce che per far fronte all’emergenza occorrono «una efficace missione europea navale per contrastare gli scafisti e le partenze irregolari» e «strumenti più efficaci di rimpatrio dei migranti illegali» con l’impegno dell’Ue. È vero: le persone che arrivano in Italia (in gran parte diretti verso altri Paesi europei), eluso il controllo alle frontiere, e senza un valido permesso di soggiorno, hanno superato le 500 mila unità. Ma non si può ignorare che per molti di loro, in fuga da contesti drammatici, quest’illegalità è frutto della disperazione. Ben vengano misure contro gli scafisti sciacalli, ma, per legge economica e per le caratteristiche stesse di quest’orrendo mercato, basato sul cinismo, ne spunteranno sempre di nuovi, pronti a sfruttare i bisogni e il dolore di chi scappa da violenze, fame, sete. I blocchi navali sono vietati dalle norme di diritto internazionale e inoltre è difficile immaginare un servizio in grado di vigilare sull’intera area costiera mediterranea. Desta impressione pure il progetto di costruire a Lampedusa una gigantesca tendopoli per “parcheggiare” i migranti da rimpatriare, soluzione disumana e anche contestata dagli abitanti dell’isola. La collaborazione europea dovrebbe concentrarsi su una politica comune di accoglienza e integrazio-favorendo l’equa redistribuzione. E l’intervento dell’Onu, pure evocato da Meloni, piuttosto che puntare agli “sbarramenti”, sarebbe auspicabile per migliorare le condizioni di vita nei Paesi al centro del grande esodo. Ci vogliono piani concreti, impegni di spesa. Gli stessi che, sul fronte interno, dovrebbero sostenere i Comuni tappe dei flussi migratori e quelli limitrofi per garantire condizioni umane nella prima accoglienza. Né andrebbero trascurate le misure per l’inserimento, attraverso la formazione, l’occupazione (persino la Confindustria chiede più immigrati regolari da impiegare), la scuola (perché nessuno parla più di ius scholae?) e la tutela dei minori non accompagnati. Il pianto della madre sedicenne che ha perso la sua bimba in mare dovrebbe risuonarci nelle orecchie, scuotere ogni coscienza da quella che papa Francesco, agli Incontri del Mediterraneo di Marsiglia, per ribadire questo messaggio, ha più volte definito «la globalizzazione dell’indifferenza». «Difendere Dio» sul serio, come dice di voler fare il nostro Governo, significa vivere il Vangelo, non voltarsi dall’altra parte o arroccarsi nell’egoismo (vano, come dimostrano i recenti drammi internazionali), scegliere sempre la strada dell’ascolto, dell’impegno per un mondo migliore, dove a nessuno sia negata la dignità.

 
 
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