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lunedì 06 dicembre 2021
 
il nuovo vescovo
 

Con "don Mimmo" Napoli riparte dai giovani e dalle periferie

12/12/2020  Monsignor Domenico Battaglia, 57 anni, è il nuovo arcivescovo della città partenopea. Conosciuto come "prete di strada", uomo di prossimità, vicino agli ultimi, succede al cardinale Crescenzio Sepe

Monsignor Domenico Battaglia (foto dal sito della Conferenza episcopale italiana).
Monsignor Domenico Battaglia (foto dal sito della Conferenza episcopale italiana).

(Foto sopra Ansa)

«Ditemi voi se non sono i giovani il volto missionario della nostra Chiesa!». Don Mimmo Battaglia pronunciò queste parole ad Assisi nell’estate del 2018 durante la 68ª Settimana di aggiornamento pastorale. Don Domenico Battaglia, 57 anni, è il nuovo Vescovo di Napoli. Arriva dalla diocesi beneventana di Cerreto Sannita - Telese - Sant'Agata de' Goti che ha guidato dallo scorso 24 giugno 2016. Don Battaglia è il successore del Cardinale Crescenzio Sepe che fu nominato nel maggio 2006 da Benedetto XVI.

A Napoli "don Mimmo" andrà in tutte le parrocchie, andrà nei vicoli, andrà nelle periferie per scovare i giovani. Perché a Napoli comincerà da loro. Dai quei ragazzi che sono anche la speranza. A Largo Donnaregina arriva la svolta con un "prete di strada". Una caratteristica che si ritrova anche nel nome, da Domenico a Mimmo, come da sempre ama farsi chiamare, quel diminutivo simboleggia proprio la vicinanza alla comunità. E proprio nel corso degli ultimi anni attraverso i suoi interventi il nuovo vescovo di Napoli si è fatto conoscere come uomo di prossimità, vicino agli ultimi, non a caso la sua nomina a Cardinale è stata fortemente voluta da Bergoglio nel settembre del 2016.

A lui Francesco stava già pensando da tempo. Ma la pandemia e le crisi che ne sono derivate hanno rallentato tutto. E Napoli sembra essere la sua destinazione naturale. Una città difficile, sempre alle prese con quel "diavolo tentatore" che è la camorra. Una città che ha da sempre bisogno di un "genitore" che si prenda cura di lei e dei suoi figli. Una città che ha bisogno di qualcuno che rassicuri. Caratteristiche che don Domenico Battaglia, conosciuto per la sua grande spiritualità e per l’attaccamento al Vangelo, metterà sicuramente a disposizione della città di Napoli. Lui che arriva dal profondo Sud sa benissimo che l’economia gracile che troppo spesso si vive a Napoli, insieme a problemi come quello della pandemia da Coronavirus, possono essere una bomba da dover disinnescare. Solo lo scorso aprile, don Battaglia spiegò come il virus «ha messo a nudo la fragilità di questo nostro mondo, l'inconsistenza di ciò in cui pensavamo di aver trovato la chiave risolutiva di tutti i nostri problemi» evidenziando le sofferenze che il Covid-19 ha provocato mettendo «tutti in esilio a casa propria, anche i manager e i detentori delle grandi finanziarie internazionali, quelle che vedono oggi morire migliaia di uomini e pur tremando per il futuro dei propri profitti, non vogliono allargare i cordoni della borsa. Non lo sanno fare: hanno finora vissuto solo per se stessi e per il loro denaro. La statua d’oro è preziosa ma dura e insensibile come il loro cuore».

E lui sotto questa pandemia ha visto cadere tante persone, ha celebrato il funerale di Michele, 37 anni, una delle vittime più giovani nel suo Sannio. «Adesso è tempo di credere ancora più profondamente nella forza trainante della Risurrezione di Gesù. Così come egli è morto a nostro favore, per noi tutti, è ugualmente risorto non solo per sé, ma per noi». E in Maria individua «l’icona di questo amore che va oltre la soglia sopportabile del dolore. La varca e la supera perché ha un amore sconfinato». A Napoli, don Mimmo, il Vescovo, scoprirà  proprio questo: una città che ti sa amare in un modo sconfinato. 

«Napoli, incrocio di bellezza e di ricchezze umane all'ombra del Vesuvio, con la sua complessità ed i suoi evidenti problemi, alcuni antichi ed altri nuovi, rappresenta il vero tesoro del Sud, con i suoi limiti e le sue possibilità», ha scritto don Battaglia nel messaggio inviato alla diocesi di Napoli. «Accanto al desiderio di questa umanità che vuole rialzarsi, ci sono tanti che sperano e lottano ogni giorno per la giustizia, l'onestà, l'uguaglianza e la preferenza verso i più deboli, ma anche per la mancanza del lavoro, che rimane la vera piaga di questa nuova società». 

«Abbiamo una diocesi ricca di problemi e difficoltà, ma anche di tanta santità», ha dichiarato in conferenza stampa il cardinale Sepe. «Lasciare una diocesi così ricca è la cosa più bella è straordinaria per un vescovo». Ha aggiunto: «ll fenomeno della malavita era il tarlo che rodeva continuamente la nostra comunità. Un muro contro lo sviluppo umano sociale e cristiano». Quando si parla di camorra si parla di un fatto sociale e cultura, «conseguenza di un ordine morale terribile perché i camorristi accolgono in una rete chi si trova in difficoltà economica e sociale. Questi sono problemi che attanagliano i giovani, che poi se ne vanno». Ha proseguito: «È una sfida da combattere giorno per giorno». E un messaggio forte e chiaro: «Non ci si ferma se i camorristi minacciano, si testimonia la carità di Dio e si va avanti». 

 

Chi è don Domenico Battaglia: è nato il 20 gennaio 1963 a Satriano, provincia e arcidiocesi di Catanzaro. Ha svolto gli studi filosofico-teologici nel Seminario “San Pio X” di Catanzaro. Ordinato sacerdote il 6 febbraio 1988, è stato rettore del Seminario liceale di Catanzaro e Membro della Commissione diocesana “Giustizia e Pace” (1989-1992), amministratore parrocchiale a Sant’Elia, Parroco della Madonna del Carmine a Catanzaro, direttore dell’Ufficio diocesano per la “Cooperazione Missionaria tra le Chiese”, parroco a Satriano (1992-1999). È stato successivamente collaboratore al Santuario Santa Maria delle Grazie in Torre Ruggero, collaboratore parrocchiale a Montepaone Lido e Amministratore parrocchiale della parrocchia Santa Maria di Altavilla a Satriano. Dal 1992 è presidente del Centro Calabrese di Solidarietà, struttura legata alle Comunità Terapeutiche (Fict) di don Mario Picchi. Dal 2000 al 2006 è stato vicepresidente della Fondazione Betania di Catanzaro (opera diocesana di assistenza-carità). Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l'incarico di Presidente nazionale della Federazione italiana delle comunità terapeutiche. Dal 2008 è canonico della cattedrale di Catanzaro.

 
 
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