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venerdì 07 agosto 2020
 
Operazione Gambling
 

Operazione Gambling: la mano della mafia sull’azzardo

23/07/2015  Una grossa operazione di polizia, guidata dalla Procura di Reggio Calabria, ha svelato una colossale rete di gioco d’azzardo in mano alla ‘ndrangheta. I beni sequestrati ammontano a 2 miliardi di euro. Ma, avvertono i magistrati, il problema principale è che l’inchiesta dimostra la capacità di infiltrazione nel gioco d’azzardo legale, specie nelle scommesse on line, anche allo scopo di riciclare ingenti somme di denaro. Cosa accadrà nel 2016, quando ci sarà la partita delle nuove concessioni statali?

«La 'ndrangheta investe nel gioco online. Questa indagine va a toccare un obiettivo forse ancora troppo poco attenzionato rispetto all'importanza e alla rilevanza anche economica di un affare criminale che sottende al gioco online».

A parlare è Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, alla conferenza stampa svoltasi a Reggio Calabria in occasione dell'Operazione Gambling, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina. Un’operazione imponente, che ha visto impegnate tutte le forze dell'ordine (Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia e Dia): 41 arresti e altre 10 misure cautelari personali, 56 società e 15 mila punti commerciali sottoposti a sequestro, per un valore dei beni di circa 2 miliardi di euro.

Il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha spiegato il sistema illecito che era stato costruito serviva all'organizzazione per aggirare le norme e i controlli della legislazione nazionale, e consentiva di incamerare in contanti le giocate dei clienti senza corrispondere al fisco le relative tasse. Non solo. Il «metodo mafioso», hanno spiegato i magistrati, «ha costituito una sistematica modalità, anche attraverso pressioni intimidatorie, attraverso la quale indurre gli imprenditori impegnati nella gestione di sale e scommesse a distanza a installare i software o ad attivare i sistemi informatici necessari per connettersi e fare giocare i clienti sui siti gestiti dall’associazione criminale».

Insomma, un gigantesco meccanismo di riciclaggio di denaro. È emerso, tra l'altro, il dato che in Calabria il volume delle giocate è in generale di gran lunga maggiore alla media di altre regioni italiane. Segno, secondo gli inquirenti, che in Calabria esiste un sommerso significativo, se il gioco nella sola provincia di Reggio Calabria occupa il 10% del Pil del suo territorio. «Il gioco online», ha aggiunto Roberti, «è sicuramente uno degli strumenti privilegiati dalla 'ndrangheta per il riciclaggio».

Un’inchiesta, l’Operazione Gambling, che va ben al di là del pur rilevante successo investigativo. Conferma quanto gli esperti già denunciavano da tempo: la legalizzazione del gioco d’azzardo, oltre che un problema sociale di enorme rilevanza, sta offrendo alle mafie (in questo caso, oltre alla ‘ndrangheta c’è il coinvolgimento della camorra) una nuova opportunità di business, che consente peraltro di riciclare e ripulire ingenti somme di denaro. Le rete criminale individuata dall’Operazione Gambling dimostra, peraltro, che la criminalità organizzata sta puntando alle concessioni statali del "gioco lecito", che verranno rinnovate nel 2016.

La partita più delicata è quella che riguarda le scommesse on line, poco controllabili e facilmente delocalizzabili da parte delle società di gestione. Da questo punto di vista la rete smantellata dalla Procura di Reggio Calabria è emblematica: operava da una base stabile a Malta e controllava società in Austria, in Spagna e in Romania, ma in passato aveva utilizzato anche licenze delle Antille olandesi, e di Panama. Sempre mantenendo, però, il centro decisionale e operativo a Reggio.

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