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Papa Leone XIV durante l'udienza generale nell'Aula Nervi in Vaticano
Dio parla agli uomini con un linguaggio comprensibile. Lo sottolinea papa Leone continuando il ciclo di catechesi sui documenti conciliari. Per la quarta volta insiste sulla costituzione dogmatica Dei Verbum e affronta il tema della «Sacra Scrittura: Parola di Dio in parole umane».
La costituzione conciliare, infatti, «indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo».
La Bibbia, però, non è stata scritta in un linguaggio celestiale avulso dalla realtà quotidiana. Per entrare in dialogo, infatti, occorre comprendere la lingua. «Due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore», sottolinea il Pontefice. Ed è per questo che «Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani». Diversi autori, dunque, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Bibbia.
Nel corso della storia si è studiato il rapporto tra l’Autore divino e gli autori umani. «Per diversi secoli», ricorda Leone riferendosi al numero 11 della Dei Verbum, «molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo. In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come “autore” principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi “veri autori» dei libri sacri”». Come osservava Alonso Schökel, «un acuto esegeta del secolo scorso», sottolinea il Papa, «abbassare l’operazione umana a quella di un semplice amanuense non è glorificare l’operazione divina». Dio, infatti «non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità!».


Papa Leone durante l'udienza generale di mercoledì 4 febbraio
(REUTERS)La Scrittura, dunque è «parola di Dio in parole umane» e «qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale. Ne consegue che una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato».
Per questo l’annuncio della Parola di Dio, soprattutto durante la liturgia, non deve perdere «contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace. In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori». Occorre usare, come diceva papa Francesco, «metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale».
Riduttiva, però, è anche una lettura della Scrittura solo come «insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come “un testo solo del passato”». La Scrittura vuol parlare ai credenti di oggi «toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati».
Il Pontefice cita sant’Agostino che ricordava: «Chiunque crede di aver capito le divine Scritture […], se mediante tale comprensione non riesce a innalzare l’edificio di questa duplice carità, di Dio e del prossimo, non le ha ancora capite».
È nella vita quotidiana, dunque, nell’amore verso Dio e verso il prossimo che si vede quanto siano state compresi i testi sacri. «L’origine divina della Scrittura», spiega ancora Leone, «ricorda anche che il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende: esso non si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù».
E infine chiede di pregare, il Papa, «affinché le nostre parole, e ancor di più la nostra vita, non oscurino l’amore di Dio che in esse è narrato».








