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Una donna a Cortina d'Ampezzo passa davanti a uno striscione con la scritta “Benvenuti nella città ospitante del 2026” in vista dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026
Tutto pronto per l’Olimpiade invernale? Sì, ma nel 2033. Cortina d’Ampezzo si imbelletta e ovunque spuntano i gilet arancioni di tecnici e addetti. Si inizia il 6 febbraio, si sa, però, le opere giudicate non essenziali si completeranno entro sette anni.
«Quello di cui avevamo più bisogno noi che abitiamo a Cortina, parcheggi e viabilità, non sarà finito e forse non lo vedremo mai»: a parlare è Gildo Siorpaes, 88 anni, bronzo nel bob a quattro a Innsbruck 1964 con il mitico Eugenio Monti. «La pista da bob è un tubo che si è fatto spazio nel bosco di larici. Non si sa se finiranno la funivia Apollonio-Socrepes, i cui piloni poggiano su una frana. Dei tre lotti per la viabilità della città è completato solo il lotto zero; da completare l’uno e per il due nessuna notizia...».


Una vista dal drone mostra lo stadio olimpico di curling di Cortina e il monte Cristallo
(REUTERS)Già arrivano i volontari, ritirano le divise azzurre, cercano informazioni e un alloggio. La conca ampezzana ha appena una spruzzata di neve, ma il meteo fa sperare. La pista olimpica sulle Tofane è un biliardo bianco: perfetta. Lo Sliding Centre per bob, skeleton e slittino si intravede in mezzo al bosco, un serpente verdastro che tra qualche giorno lancerà proiettili umani fino a 150 chilometri orari. Blindato lo stadio del ghiaccio per il curling. Tutto pronto ad Anterselva, in Alto-Adige, per il biathlon e a Tesero per il salto con gli sci e la pista di fondo in Val di Fiemme in Trentino.
Di altro parere è Adriano Lorenzi, 65 anni, ex nazionale italiano di curling, allenatore e albergatore: «Cortina navigava nel passato, stava invecchiando come nome e come clientela. Il posto più bello delle Alpi aveva bisogno di un rilancio. Una piccola provincia come Belluno ha portato a casa più di un miliardo in opere; senza Olimpiadi non sarebbero mai arrivati. Ci viene fornita una formidabile opportunità».


Viene da Padova Stefano Longo, 69 anni, cortinese d’adozione, presidente di Fondazione Cortina e braccio operativo per l’organizzazione delle Olimpiadi. Ama salire a duemila metri con la funivia del Faloria: «Da questo terrazzo naturale si ammirano le montagne che coronano Cortina: il gruppo del Cristallo, la Croda Rossa, le Tofane, la Marmolada, fino alle Tre Cime di Lavaredo. Ci siamo preparati con l’organizzazione delle Coppe del mondo di sci alpino femminile. Ora ci occupiamo delle gare olimpiche e paralimpiche in sinergia con il territorio, valorizzando le risorse e le energie locali. I nostri “ambasciatori” hanno incontrato più di 5 mila studenti del Veneto. Le Olimpiadi creano occasioni professionali per i giovani, un palcoscenico internazionale dove maturare: così si dà futuro alla montagna».
Non basta tutto questo a Luigi Casanova, 70 anni, per salvare l’organizzazione delle Olimpiadi. Una vita come custode forestale in Val di Fiemme, oggi è presidente onorario di Mountain Wilderness Italia, associazione ecosociale: «Nel 2019 avremmo sottoscritto la candidatura, lo Stato non doveva mettere un euro. Oggi arriviamo a oltre 3 miliardi oltre al contributo del Comitato olimpico internazionale, delle Regioni e Province, e gli introiti dei biglietti. Tutto con poca trasparenza. Dal 2022 gran parte delle opere sono commissariate, di conseguenza alcune procedure ordinarie di Valutazione di impatto ambientale (Via) e di Valutazione ambientale strategica (Vas) non si applicano. L’inchiesta della Procura di Milano su irregolarità degli appalti attende il parere della Corte costituzionale».
L’associazione ha criticato la distruzione del lariceto per la pista da bob, il villaggio olimpico (ventimila metri cubi di ghiaia riportati dal Lago di Auronzo di Cadore), ma soprattutto la funivia di Apollonio-Socrepes, che sorge su una frana lunga 40 metri. Il cantiere della funivia procede comunque a tappe forzate: in una settimana edificata l’area di partenza. Gli abitanti di Lacedel, frazione di Cortina, hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, finora senza successo.


Uno striscione con la scritta “Benvenuti nella città ospitante del 2026” a Cortina in vista dei Giochi
(EPA)Da discesista Kristian Ghedina , 56 anni, non sapeva cos’era la paura. Ha vinto nove volte in Coppa del mondo, è forse il cortinese più famoso, e pensa positivo: «Avremo nuovi impianti, nuova viabilità, rinnovati molti alberghi: dovremo essere bravi a gestire questa eredità. Capita che delle opere siano finite dopo l’evento, come a Torino 2006. Fisiologiche le critiche. Mio padre mi raccontava dell’opposizione dei commercianti cortinesi per la pedonalizzazione di corso Italia, strada che allora tagliava il centro. Ora nessuno tornerebbe indietro. Confido nella nostra Nazionale, nonostante gli infortuni», è il suo pronostico sulle gare, «Goggia e Brignone sono grandi speranze. Da cortinese faccio il tifo per Mattia Gaspari nello skeleton, per gli equipaggi del bob, ma soprattutto per Stefania Constantini: sua nonna Elisabetta Dalus era la mia maestra alle elementari».











