Ho perso una carissima amica, Maria Rita Parsi, con la quale ho combattuto, vinto e perso tante battaglie, soprattutto per i ragazzi con problemi che volevamo salvare.

Non posso non ricordare le fatiche e gli scambi che ci siamo sorbiti, per alcuni casi storici e le delusioni molto dolorose. Non ho voluto “cominciare”, parlando di lei, con i titoli che di solito incorniciano i famosi nei giorni in cui si parla di loro e della loro perdita.

Era una delle poche persone che metteva i bambini, i ragazzi prima di tutto. Credo che, anche lei come nella mia esperienza di 40 anni accanto a tanti ragazzi difficili, a volte abbia vissuto momenti molto forti e critici. E se arrivava qualche strana telefonata o qualche caso particolare, non esistevano orari.

Per lei erano tutte storie, non “casi”, importanti… il suo amore non aveva limiti e il suo cuore lo trovavi sempre aperto ad ascoltare ed accogliere. Per lei la tutela dei bambini era primaria. Era il suo proposito dopo aver vissuto dalla nonna, dove la fiaba de La piccola fiammiferaia le cambiò la vita, per cui tutti erano “piccole fiammiferaie”.

Dopo ore vissute solitaria nella sua stanzetta, sconvolta dal dolore di quella coetanea, ha fatto tutto quello che poteva per aiutare quel bambino in situazioni precarie ed è diventata insegnante, laureata in lettere, filosofa e sociologa.

Non ha voluto figli, «ce ne sono troppi sulla terra» diceva. Forse lo erano tutti i ragazzi che difendeva nelle sue quotidiane battaglie e dibattiti pubblici o televisivi, in cui a volte ci siamo ritrovati e scontrati anche noi.

Sento molto la sua mancanza e la sua amicizia. Ultimamente, quando si parlava del caso della “famiglia del bosco” (e lo ridico anch’io perché lo condivido) diceva: «Gli adulti fanno la lotta e i bambini pagano». Purtroppo i bambini pagano sempre.

E adesso, senza di lei, certamente pagheranno di più.

Ciao Maria Rita, amica mia!