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martedì 30 novembre 2021
 
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Orban e gli ungheresi "traditi dalla storia"

29/09/2015  Il nazionalismo del premier Orban fa appello a sentimento segreto degli ungheresi.

Il primo ministro ungherese Victor Orban (Reuters).
Il primo ministro ungherese Victor Orban (Reuters).

Camminando per le strade di Budapest non c'è più traccia delle persone accampate alla stazione in attesa di lasciare il paese, ma se ci si ferma a parlare con qualcuno, ci si rende conto che una traccia è rimasta nell'emotività. Più di una persona ci ripete che gli ungheresi sono stati traditi dalla storia. Immaginiamo sia un'espressione entrata nel dibattito corrente.

Qualcuno parla di 200 anni di guerre tra nazioni, lingue, culture che non possono aver lasciato spazio alla fiducia nell'altro. Ricordiamo che tutto il continente è stato terreno per secoli di conflitti, ma ci sentiamo rispondere che solo in Ungheria, però, ci sono stati 150 di dominio ottomano, per non parlare del comunismo poi. Rinunciamo a confronti sul livello di drammaticità della storia passata e cerchiamo di capire il supporto di cui gode tra la popolazione il premier Orban, paladino della chiusura delle frontiere.

Ci sentiamo spiegare che Orban, in carica dal 2010, sta difendendo, dopo tanto liberismo selvaggio degli Anni Novanta, il popolo ungherese. Finalmente, ci dicono ben tre persone, sta avvenendo una “ungherizzazione del Paese”. Altra espressione che sa di slogan.

In sostanza Orban ha rinazionalizzato i settori dell'energia e dell'acqua, quello bancario e quello agricolo. Alzando le tasse per tutti gli stranieri, in modo chirurgico, ha facilitato gli investimenti stranieri solo nel settore manifatturiero. Questa la chiamano ungherizzazione. Non fa certo rima con globalizzazione. Parliamo con una famiglia italiana che anni fa si è trasferita in Ungheria e ha messo su un'azienda agricola. Allo scadere dei 20 anni di affitto del terreno coltivato con profitto, pensava di essere forte del diritto di prelazione sul terreno formalmente riconosciuto dal precedente contratto ma la nuova legge del governo Orban, con valore retroattivo, ha cancellato il diritto di prelazione. La famiglia italiana ha visto assegnato quel terreno a una famiglia ungherese. E' solo un esempio. Ci sono altri casi di usufrutto andato in fumo: anche qui per interventi legislativi retroattivi.

Di fatto non si può parlare di incremento del benessere in questi 5 anni, ma è vero che mentre prima le bollette di energia e acqua pesavano per il 25% sulle entrate delle famiglie, ora questi costi sono stati drasticamente ridotti. Ma nel frattempo c'è la disoccupazione e il PIL non risulta cresciuto.  A proposito di disoccupazione, verifichiamo che per arrivare al 7%, fornito da fonti governative, si arriva comprendendo tra gli occupati anche tutti gli ungheresi che lavorano all'estero. E' uno standard particolare di analisi dei dati che distingue l'Ungheria dal resto d'Europa.

Anche questo è “difesa dell'ungheresità”, espressione che traduce letteralmente l'altra espressione più ricorrente, insieme con ungherizzazione.

Non mancano alcune critiche ma sono sempre su faccende interne. Il monopolio stabilito per il tabacco, che prima rientrava nel libero commercio, pare essere toccato a fedelissimi. La critica che ascoltiamo da un anziano signore non sta nell'aver sottratto il commercio al libero mercato ma solo sulla scelta dei nomi dei beneficiari.

Ci raccontano comunque che Orban è un ungherese doc. Protestante, attivo, presente. Al senso della paura e dell'essere a rischio invasione che la politica cavalca – ci spiegano – mancano argini  innanzitutto perchè nella società ungherese, dopo gli anni di comunismo, e nonostante gli oltre  dieci anni dall'ingresso nell'Ue, non c'è associazionismo civile. E' quello che lamenta in Ungheria chiunque abbia rapporti con il resto dell'Europa e del mondo. Ma non sono certamente la maggioranza.

 
 
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