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Padre Edwin Gariguez «Il paradiso del mare rischia di diventare un inferno»

31/08/2023  Il duro appello del sacerdote che nelle Filippine lotta per preservare “l’Amazzonia degli oceani” dall’estrazione del gas: «Fermare il disastro è possibile, ma serve un sussulto di responsabilità»

«Non è troppo tardi per salvare l’Amazzonia degli oceani»: l’appello accorato di Edwin Gariguez, parroco e direttore della Caritas nella splendida isola di Mindoro, nel centro della Filippine, raccoglie desideri, sogni, aspirazioni di migliaia di pescatori e fa suo il “grido” di un ecosistema marino unico al mondo, «un paradiso da salvare».

Quel paradiso, specifica il sacerdote, «è prima di tutto un’opera di Dio a beneficio dell’umanità che lo abita, è la “casa comune” in cui l’uomo e il creato vivono in armonia». Per questo don Edwin si è messo a capo di una campagna per proteggere il cosiddetto “Passaggio dell’isola verde”, corridoio marino nel cuore del “Triangolo dei coralli”, nel Pacifico occidentale, tra le isole filippine di Mindoro, Luzon centrale, Marinduque.

Con 36 aree marine protette, quel corridoio ospita canyon rocciosi sottomarini e formazioni di barriera corallina con oltre 300 tipi di coralli, nonché 1.700 specie di pesci costieri.  Secondo gli studiosi è l’habitat marino più ricco di biodiversità nel pianeta, e per questo, è stato chiamato «l’Amazzonia degli oceani».

Incredibilmente, dice Gariguez, questo paradiso è in pericolo «per questioni di profitto, per scelte politiche errate, legate all’approvvigionamento energetico, per l’indifferenza di amministratori locali e della comunità internazionale». 

 

I danni al creato e all’uomo

Le scelte ben poco lungimiranti riguardano soprattutto l’estrazione, lo stoccaggio e il trasporto del gas naturale liquefatto (GNL) nelle province di Mindoro orientale e Batangas, che affacciano su quel braccio di mare.

Gli impianti si moltiplicano e gli accordi tra governo e multinazionali prevedono una notevole espansione delle aree e degli stabilimenti estrattivi del gas, prodotto fossile. Un primo allarmante segnale di questo processo, e delle sue conseguenze, è stato il grave disastro ambientale verificatosi nel febbraio scorso, quando la nave cisterna MT Princess Empress è affondata proprio in quel corridoio marino, dopo aver avuto problemi con il motore.

L’incidente ha provocato la fuoriuscita di 800 mila litri di petrolio industriale: una vasta macchia nera copre tuttora il tratto di mare e ha imbrattato le coste delle municipalità di Mindoro orientale.

Gariguez può raccontarne i nefasti effetti: «Vi sono seri danni all’ecosistema e alla biodiversità marina dell’area. Le conseguenze sono molto gravi anche sulla popolazione: è a rischio la salute dei residenti, si è interrotta la fonte di sostentamento dei pescatori, sono ferme le attività turistiche come resort e altre attività commerciali».

Per prevenire catastrofi come questa e sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale e mondiale, numerose organizzazioni della società civile hanno creato il forum Eco-Convergence che si sta impegnando nelle operazioni di bonifica a Mindoro e negli aiuti alla popolazione colpita, soprattutto dei pescatori.

Chi è

Ha vinto il “Nobel dell’ambiente”

Parroco e direttore della Caritas di Mindoro, padre Gariguez lotta contro le società minerarie dalla fine degli anni ‘90. Con altri leader locali e alcune personalità della Chiesa cattolica ha fondato la Alliance Against Mining (Alamin), per fermare lo sfruttamento indiscriminato del territorio. Nel 2012 ha vinto il Goldman Environmental Prize per la difesa delle popolazioni indigene minacciate dallo sfruttamento minerario. 

La cura della casa comune 

Al centro del forum, in cui Gariguez è attivamente coinvolto, vi sono gli insegnamenti dell’enciclica di papa Francesco sull’ambiente, Laudato si’, che «connette profeticamente questioni ambientali, economiche, sociali, culturali e spirituali, condensate nell’espressione “cura della casa comune”.  La nostra missione è prenderci cura della casa in cui noi stessi abitiamo, la madre terra», rimarca il sacerdote.

Di fronte al piano del governo filippino di costruire altri otto impianti di estrazione del gas, accanto a sette terminal per la lavorazione e lo stoccaggio del combustibile, Gariguez, che è stato anche direttore della Caritas nazionale filippina, ha scelto di mettersi in gioco e di smuovere le acque anche con viaggi all’estero.

«Le Filippine stanno intensificando lo sviluppo di infrastrutture per l’approvvigionamento di gas naturale per sopperire alla produzione di energia elettrica. Si punta a trasformare il Paese in un hub di GNL leader in Asia, come ha detto il presidente Marcos jr», spiega.

In una cornice politica che continua a vedere il gas fossile come soluzione alla crisi energetica, resta fondamentale l’alleanza con aziende petrolifere multinazionali e l’appoggio finanziario di istituti bancari europei. È la logica della globalizzazione che, con le due dinamiche di sfruttamento e profitto, giunge a toccare e sconvolgere la vita semplice e tranquilla di comunità all’altro capo del mondo.

 

Gli appelli inascoltati

Uno studio del Center for Energy, Environment and Development’s Oceans (CEED) conferma che l’estrazione e il trasporto di gas fossile aumenteranno l’inquinamento delle acque, l’inquinamento acustico sottomarino, la sedimentazione e la distruzione delle barriere coralline.

Con centinaia di navi cargo che solcheranno il braccio di mare, inoltre, salirà terribilmente la possibilità che si verifichino incidenti dannosi per l’ambiente e per la vita dei due milioni di persone che fanno affidamento proprio sulla conservazione di quell’ecosistema.

Padre Gariguez ha rotto gli indugi e, nel maggio scorso, è giunto in Europa visitando, in collaborazione con alcune Ong gli istituti bancari europei, per chiedere di valutare con maggiore attenzione il finanziamento a nuovi progetti delle multinazionali petrolifere come la britannica Shell, legati alla costruzione di impianti nella regione di Mindoro.

Banche e aziende occidentali coinvolte in quelle operazioni – ha riferito – non hanno dato risposte soddisfacenti né incoraggianti.  Gariguez era accompagnato da esponenti di Ong come a Reclaim Finance, Oxfam France e altre.

Un paradiso da tutelare

In particolare a Parigi, all’assemblea generale di BNP Paribas, Gariguez e gli altri sono stati sommersi da critiche e fischi, hanno ricevuto commenti razzisti dagli azionisti e sono stati maltrattati dal personale di sicurezza.

Mancanza di rispetto e aggressività riflettono la tensione che si registra quando si discutono questioni ambientali e sociali. «Chiediamo che in questi investimenti vi sia un sussulto di responsabilità verso l’ambiente e l’umanità coinvolta, che vive in simbiosi con il mare e le sue ricchezze naturalistiche», dice il sacerdote.

Quell’area, ricorda, «oggi è un paradiso in terra per molti turisti che possono goderne. Desideriamo custodirla. La nostra missione è nello spirito della Laudato si’, per la tutela e il rispetto del creato. Non possiamo fermarci ora. Vogliamo impedire che quel paradiso diventi un inferno».

 
 
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