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Papa Leone per la prima volta a poco più di 100 giorni dall’inizio del pontificato è a pranzo con 110 poveri della Caritas di Albano (Lazio) al Borgo Laudato Si’, il luogo che realizza e concretizza il messaggio dell’enciclica omonima di papa Francesco. A tavola con il Santo padre due signore: Rosalba Leon, rifugiata peruviana, qui da cinque mesi con marito e due figli, e Gabriella Olivero, 85 anni, che vive sola a Torrescapata (Roma).
Poco prima celebrando la Messa al Santuario di Santa Maria della Rotonda in Albano, con i Poveri assistiti dalla Diocesi e gli Operatori della Caritas Diocesana aveva detto: «Ci troviamo in un antico Santuario le cui mura ci abbracciano. Si chiama “Rotonda” e la forma circolare, come a Piazza San Pietro e come in altre chiese antiche e nuove, ci fa sentire accolti nel grembo di Dio. All’esterno la Chiesa, come ogni realtà umana, può apparirci spigolosa. La sua realtà divina, però, si manifesta quando ne varchiamo la soglia e troviamo accoglienza. Allora la nostra povertà, la nostra vulnerabilità e soprattutto i fallimenti per cui possiamo venire disprezzati e giudicati – e a volte noi stessi ci disprezziamo e ci giudichiamo – sono finalmente accolti nella dolce forza di Dio, un amore senza spigoli, un amore incondizionato. Maria, la madre di Gesù, per noi è segno e anticipazione della maternità di Dio. In lei diventiamo una Chiesa madre, che genera e rigenera non in virtù di una potenza mondana, ma con la virtù della carità».
«Vorrei ringraziare», ha detto il Papa nell’omelia, «insieme al vostro vescovo Vincenzo, tutti voi, che nella diocesi di Albano vi impegnate a portare il fuoco della carità. E vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri. Abbattiamo i muri. Ringrazio chi opera in ogni comunità cristiana per facilitare l’incontro fra persone diverse per provenienza, per situazione economica, psichica, affettiva: solo insieme, solo diventando un unico Corpo in cui anche il più fragile partecipa in piena dignità, siamo il Corpo di Cristo, la Chiesa di Dio. Questo avviene quando il fuoco che Gesù è venuto a portare brucia i pregiudizi, le prudenze e le paure che emarginano ancora chi porta scritta la povertà di Cristo nella propria storia. Non lasciamo fuori il Signore dalle nostre chiese, dalle nostre case e dalla nostra vita. Nei poveri, invece, lasciamolo entrare e allora faremo pace anche con la nostra povertà, quella che temiamo e neghiamo quando cerchiamo a ogni costo tranquillità e sicurezza», parole sulle quali meditare, soprattutto quando nel dibattito pubblico a livello mondiale si associa la sicurezza a muri da alzare, terre da sgomberare, anziché all’integrazione tra aiutanti e aiutati in un unico tessuto sociale.
«Lei, Santità, ha scelto in questa domenica del suo soggiorno estivo a Castel Gandolfo di accogliere l’umile invito che Le abbiamo osato rivolgere: è qui a tavola con noi e ci ha fatto questo grande onore. Grazie! », ha detto il vescovo Vincenzo Viva nel suo saluto accogliendo papa Leone al pranzo a base di lasagna dell’orto, parmigiana, arrosto di vitella, macedonia e dolce Leone, un dolce crato per l’occasione, bianco e giallo con lo stemma papale, preparato con la collaborazione di Borgo Laudato si’ e delle Clarisse di Albano: «Non è una vicinanza formale o di circostanza, ma è una presenza che noi percepiamo come autentica, incoraggiante e piena di affetto paterno. È una presenza che ci dice come dobbiamo essere Chiesa anche oggi, seguendo l’esempio e l’insegnamento di Gesù, cioè accanto alle persone più vulnerabili, più deboli, ai piccoli e coloro che sono più feriti dalle circostanze della vita e della storia. Lei ci ricorda oggi, Santo Padre, che la carità, la diakonia, cioè il servizio fatto per amore e con amore, è il cuore pulsante della Chiesa e dell’evangelizzazione. Questo pranzo oggi è certamente un momento unico e storico, ma esso esprime ciò che ogni giorno noi cerchiamo di fare nei nostri Centri di ascolto e nelle opere-segno della Caritas: guardando i volti di chi oggi è seduto a questi tavoli, vediamo la bellezza del Vangelo che si fa vita concreta e testimonianza del nostro essere Chiesa di Albano. Non ci sono "noi" e "loro", non ci sono benefattori e beneficiari: ci sono persone che condividono il pane e, con esso, le proprie storie, le proprie fatiche, le proprie speranze. Nel lavoro di ogni giorno che si compie nella Caritas e in tanti altri luoghi di servizio caritativo della nostra diocesi di Albano, animati anche da tanti religiosi e diverse altre associazioni, cerchiamo di realizzare la vera comunione che il Vangelo ci insegna: è qui che la carità smette di essere un concetto astratto e diventa relazione autentica, ascolto e accompagnamento paziente che vogliono restituire soprattutto dignità e giustizia».
«Santo Padre», ha detto il cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per lo sviluppo umano integrale e direttore del Centro di Alta formazione Laudato si’, «con il Suo ritorno a Borgo Laudato si’ dopo la Messa per la Custodia del Creato, Lei conferma un cammino che unisce la cura della casa comune alla cura di ogni persona radicata nella nostra fede in Gesù. Non c’è ecologia autentica senza giustizia sociale. È la grande lezione della Laudato si’ e della Dottrina Sociale della Chiesa: la carità cristiana completa e supera la giustizia, trasformandola in amore concreto. Oggi vediamo realizzarsi il sogno profetico di papa Francesco: Borgo Laudato si’ non è solo un luogo, ma uno stile di vita evangelico, che apre prima di tutto le sue porte ai poveri. Prima dei discorsi, prima delle inaugurazioni, viene la condivisione fraterna, perché L’ospitalità evangelica comincia dai poveri”. Grazie, Santo Padre, perché con la Sua presenza Lei ci mostra che la Chiesa nasce dall’Eucaristia e diventa viva nel servizio. Grazie per essere segno di speranza, di fraternità e di amore che si fa pane spezzato. Benvenuto, Papa Leone XIV. Questa è la Sua casa, e noi siamo la Sua famiglia».
A mezzogiorno papa Leone, al termine della celebrazione dell'Angelus, intanto aveva invitato all’unità e al dialogo la famiglia del mondo, invocando ancora una volta la pace: «Preghiamo perché vadano a buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace; affinché, nelle trattative, si ponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli».




