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Luciano Moccia: Pediatria low cost

12/08/2013  Come evitare che macchinari medici costosi restino inutilizzati? Ecco la soluzione escogitata per Timor dagli Amici della Neonatologia Trentina.

Prendere un'incubatrice prodotta in Germania, perfetta, con un design accattivante e un sistema di funzionamento impeccabile. Donarla a un Paese del Terzo Mondo e scoprire che pochi mesi dopo quel macchinario è inutilizzato, fermo nello sgabuzzino di qualche malandato ospedale. Dall'osservazione di questa dinamica è nata dieci anni fa l'idea di Luciano Moccia, collaboratore degli Amici della Neonatologia Trentina (ANT), una onlus italiana concentrata sulla salute dei neonati in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. “Come tante persone che lavorano nella cooperazione internazionale, sul campo mi sono reso conto dei problemi pratici, delle questioni che chi non vive sul posto difficilmente può immaginare”.
Prendiamo ad esempio la macchina CPAP (Continuos Positive AirwayPressure Machine), uno strumento fondamentale per la cura dell’insufficienza respiratoria. Gli unici modelli disponibili in commercio sono pensati per gli ospedali occidentali. Insomma sono macchine costose, complesse da utilizzare, hanno bisogno di aria medica esterna e, soprattutto, per ogni neonato necessitano di un set di circuiti che costa circa 300 dollari. Risultato? Dopo poco la macchina diventa inutilizzabile.

Lo dice la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità: il 90% dei macchinari medici di tutti i tipi, acquistati o donati da organizzazioni internazionali, sono fuori uso entro 12 mesi dalla loro installazione. Per questo, insieme all'ingegnere biomedico americano Kirk Evans, dieci anni fa Moccia si è messo al lavoro. «All’ospedale nazionale di pediatria di Hanoi, dove portavano tutti i neonati malati della città e dintorni, c’era una mortalità spaventosa», ricorda il 36enne italiano: «più del 40% dei neonati ricoverati moriva entro 7 giorni dal ricovero, soprattutto per via dei problemi respiratori. I ventilatori meccanici presenti erano tutti rotti. C'erano solo alcune macchine CPAP donate dalla Nuova Zelanda, usate per un mese e poi messe nello sgabuzzino perché nessuno poteva comprare i circuiti necessari a farle funzionare».
L'idea di base di Moccia ed Evans era semplice: creare strumenti adatti alle esigenze degli utilizzatori. «Tutto è nato nella cucina di Kirk», spiega il direttore del programma ideato da ANT: «ci siamo arrangiati con quello che avevamo. Per produrre aria medica negli ospedali, uno dei principali problemi nel Terzo Mondo, è stato ad esempio preso un compressore di un acquario e modificato. D'altronde gli acquari si trovano dappertutto, i filtri pure e il compressore produce un rumore minimo. Per risolvere il problema della componentistica sono stati invece utilizzati tubi di silicone super-resistente, sterilizzabili e dunque utilizzabili oltre 500 volte
».

Restava una questione da risolvere: come produrre una macchina dai costi sostenibili per un Paese in via di sviluppo? Su questo punto è stata la globalizzazione a venire in soccorso.
Il programma di ANT ha sostenuto la nascita di una fabbrica in Vietnam, nazione dai costi di produzione bassi, in cui oggi vengono realizzate tutte le apparecchiature distribuite dalla onlus italiana. «Una tipica macchina occidentale per il trattamento delle patologie neonatali, in particolare quelle respiratorie, può costare dai 4 ai 10mila dollari», calcola Moccia. «Quella prodotta in Vietnam, pensata per i mercati di destinazione, ne costa 2mila».
I benefici economici si sono tradotti in una notevole riduzione della mortalità dei neonati prematuri. Per questo, qualche anno fa, la fondazione americana East Meets West ha notato il progetto e ha deciso di espanderlo fuori dai confine vietnamiti. Oggi le macchine degli Amici della Neonatologia Trentina vengono utilizzate negli ospedali di 8 Paesi dell'Asia (Vietnam, Timor Est, Cambogia, Laos, India, Myanmar, Filippine, Thailandia) e da quest'anno anche l'Africa è entrata a far parte dell'iniziativa, con un progetto pilota nel Benin.
Le prospettive sono di un ulteriore allargamento. General Electrics, colosso americano le cui attività spaziano in diversi settori compresa la strumentazione medica, ha infatti deciso di stringere una partnership con l'organizzazione trentina. «Noi insegniamo loro come sviluppare macchinari dedicati ai Paesi poveri», spiega Moccia, «loro hanno la capacità di raggiungere un mercato di distribuzione globale, contribuendo così a risolvere il problema della mortalità infantile su scala più vasta».

 

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