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lunedì 13 luglio 2020
 
decreto rilancio
 

Un Governo che non vede i bisogni di chi ha figli

14/05/2020  Per l’ennesima volta, tra le priorità del Paese la famiglia non c’è. Non è infatti automatico che aiutare i lavoratori significhi sostenerla. E sono ormai intollerabili quei provvedimenti economici (i 600 Euro per i lavoratori autonomi) che non tengono conto dei carichi  familiari. (F. Belletti)

Dopo aver aspettato così tanto, certamente le aspettative delle famiglie con il Decreto  Rilancio sono rimaste deluse. Per l’ennesima volta, verrebbe da dire, e uno ci dovrebbe ormai essere abituato, alle promesse non mantenute dei Governi – e questo, quanto a promesse, non è stato secondo a nessuno dei Governi precedenti… Ma stavolta la delusione è ancora più grave e cocente, proprio perché siamo in emergenza – tutti siamo in emergenza, ma troppe famiglie “sono più in emergenza”. E per queste nel Decreto del Governo non c’è traccia.  

Non è semplice rintracciare nelle centinaia di pagine finalmente pubblicate quale sia lo spazio della famiglia, quali misure la sostengano, da dove le possa venire supporto, in questi tempi difficili. Di fatto l’impianto della Fase 1 è rimasto immutato, con qualche risorsa in più qua e là: interventi spezzettati, su singoli bisogni, come il bonus baby sitter, o il congedo genitoriale per soli 15 giorni (oggi 30) ma solo al 50%, e solo per chi ha figli sotto i 12 anni – ma in altri provvedimenti è il Governo stesso a dichiarare che fino a 14 anni i genitori hanno l’obbligo di non lasciare soli i propri figli; e allora perché confermare i limite di 12 anni? A parte che estendere questo strumento fino  ai 18 anni del figlio sarebbe stato certamente necessario,  se uno pensa ad un adolescente da solo in casa per tutta la giornata, senza scuola, senza spazi di socializzazione, senza poter incontrare gli amici: davvero li si possono lasciare in casa senza un adulto? Ma bisognerebbe che chi fa le leggi avesse passato la quarantena con un figlio adolescente, per capire davvero cosa significa…

Complesso andare a riprendere i singoli punti sulla famiglia, così, “a caldo”, in un provvedimento così complesso - ma davvero doveva essere così complicato, soprattutto in temi di emergenza? Questa complessità appare ormai sintomo di confusione e incertezza, più che di capacità di modulare davvero gli interventi… Ci limitiamo quindi a pochi punti fermi, che confermano e documentano la grande insoddisfazione nei confronti del Decreto Rilancio, soprattutto dal punto di vista delle famiglie:

  1. È rimasto un impianto solo emergenziale (soprattutto per le famiglie), ed è stata respinta ogni richiesta di considerare la famiglia una risorsa decisiva per la ripartenza. Si è fatta molta retorica sul ruolo responsabile delle famiglie nell’osservare il lockdown, ma quando si è trattato di decidere quali risorse allocare e come sostenere le famiglie, ci si è limitati alle briciole. Davvero si trovano tre miliardi di Euro per “risanare” Alitalia? E non si trovano le risorse per sostenere in modo universale le famiglie con figli?
  2. Non è vero che “aiutare i lavoratori è aiutare le famiglie” – o meglio, non è per niente automatico. La famiglia fa la differenza, e avere una famiglia fa la differenza.  È intollerabile che ci siano ancora provvedimenti di sostegno economico (i 600 Euro per i lavoratori autonomi) che non tengono conto dei carichi  familiari, così come è scandaloso che non si sia concentrata la tanto conclamata “potenza di fuoco” sulle famiglie con figli e su quelle più numerose – che erano già a rischio di povertà prima della pandemia, figuriamoci oggi….
  3. Ne sanno qualcosa anche i lavoratori che sono anche genitori; per loro il telelavoro con i propri figli nella scuola ha significato sobbarcarsi un sovraccarico gravosissimo di compiti a casa, di lavoretti da svolgere, di registri elettronici della scuola da compilare da casa… intanto dovevi fare il tuo lavoro, cucinare, convincere i tuoi figli a non uscire di casa: genitori-lavoratori e famiglie spremuti come limoni, e oggi ancora dimenticati.  E pare che il sostegno ai lavoratori che chiedono lo smartworking per esigenze di conciliazione familiare verrà reso ancora più complesso e condizionato, anziché incentivato in modo deciso e generoso.  Rendendo così ulteriormente burocratizzato e complesso l’accesso a benefici che le famiglie dovrebbero poter ricevere facilmente, anziché ritrovarsi a combattere con dichiarazioni Isee, limiti di reddito sempre diversi da una misura all’altra, certificazioni e autodichiarazioni, ecc. Purtroppo le famiglie in questo sono in buona compagnia, perché anche le aziende e il sistema economico sono tuttora vittime di un sistema burocratico che nemmeno la gestione straordinaria di emergenza è riuscita a scalfire, cosicché per avere un prestito in banca servono quindici moduli (e settimane di attesa, peraltro…), mentre in Svizzera bastavano due fogli, una paio di firme e in 48 ore i soldi arrivavano sul conto dell’azienda. Deburocratizzare (almeno) l’emergenza: un fallimento nella gestione di questa emergenza, una sconfitta per l’intero Paese!
  4. Ma le famiglie non dimenticano nemmeno la pessima Conferenza stampa del Premier Conte del 26 aprile, in cui nemmeno vennero pronunciate le parole famiglia e bambini, mentre della ripresa del campionato di calcio si parlò eccome.
  5. I provvedimenti non guardano le famiglie e i loro bisogni, ma sono evidentemente costruiti dentro i Palazzi. Ed è certo che nelle varie task-force costituite non era presente in alcun modo la voce delle famiglie. Quei Palazzi che i 5Stelle volevano aprire come una scatoletta di tonno, ma che ora, una volta al Governo, sono diventati ancora più impermeabili al dialogo con la società vera. Basti pensare al nodo della scuola paritaria del sistema pubblico di istruzione, trattata come ”figli di un Dio minore”: eppure eroga un servizio pubblico per oltre 900.000 famiglie e bambini, impegna oltre 160.000 lavoratori, è di fatto insostituibile… Ma anche qui, poche briciole (pare solo 80 milioni di Euro), e che queste 900.000 famiglie si arrangino, sacrificate all’ideologia statalistica di una scuola solo statale  che nemmeno più il nostro ordinamento prevede (dalla Legge 62 del 2000 in poi).

 

La lista potrebbe allungarsi ancora, ma credo che il nodo sia chiaro: per l’ennesima volta, tra le priorità del Paese scelte dal Governo la famiglia non c’è, mentre le famiglie continuano a tenere insieme relazioni, solidarietà, protezione delle persone fragili, responsabilità sociale, educazione…

 

Forse è arrivato il tempo di chiedere a ogni forza politica e a ciascuno membro del Parlamento di dichiarare pubblicamente, con semplicità e coerenza, come intende sostenere le famiglie con scelte politiche semplici ed efficaci: questi impegni si potrebbero mettere on line in un sito libero, e li si potrebbero verificare sulla base dei provvedimenti votati da ciascuno nelle varie sedute.

Così poi le famiglie potrebbero sapere chi è davvero “family friendly” e chi no, non a parole, ma nelle votazioni in Parlamento, quando si tratta di decidere le politiche e le risorse economiche: e così poter decidere di conseguenza, come cittadini , quando finalmente si tornerà a votare.

 

Francesco Belletti, direttore Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

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