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giovedì 28 gennaio 2021
 
 

L'esempio di Frank, il pompiere morto l'11 settembre

24/09/2015  La storia di Frank Palombo, di sua moglie Jane e dei loro dieci figli raccontata dal cardinale Robert Sarah: "Il bene vince il male".

Philadelphia, Usa
Dal nostro inviato


«La luce della famiglia in un mondo tenebroso»: molto promettente il titolo della relazione affidata nella sessione mattutina di mercoledì 23 al cardinale Robert Sarah, figura di grande rilievo della Chiesa africana, ma anche nella Chiesa universale. E le attese non sono state tradite, con un intervento estremamente rigoroso, quasi sofferto, che ha saputo ripercorrere il racconto biblico della creazione, dal primo atto creativo di Dio, che proprio nelle tenebre creò come prima cosa la luce. E così il mondo prese vita, fuori dal nascondimento del buio, di passo in passo, fino a concludersi con la Creazione dell’uomo. Ma non bastava: proprio perché «Non è bene che l’uomo sia solo», ha ricordato scandendo le parole il cardinale Sarah, viene creata anche la donna. Così, nella relazione e nella dualità maschile e femminile la creazione è completa. Eppure quasi subito entro in gioco la corruzione, il peccato, che stende la sua ombra su Adamo ed Eva, e anche su Caino e Abele,  arrivando fino ai nostri giorni. Ma questo peccato, che rimane inevitabile per l’uomo, non avrà l’ultima parola, perché sarà sempre combattuto e vinto dalla Misericordia di Cristo, così mirabilmente richiamata da papa Francesco (spesso citato nell’intervento) nel prossimo anno giubilare. Solo così “il male non avrà l’ultima parola”.

Per sostenere questa affermazione il cardinale Sarah non ha sviluppato raffinate argomentazioni filosofiche o teologiche; ha spiegato la sconfitta del male raccontando la storia vera di Frank Palombo e di sua moglie, una vicenda impressionante per la sua verità: vale la pena seguirla, così come è stata raccontata davanti a 20.000 persone silenziose e commosse. Frank riceve dalla moglie Jane la notizia che sta per nascere il decimo figlio: lei non sa cosa fare, ma lui si limita a chiedere: “Hai già scelto il nome?” Poi esce di casa, ma non tornerà più, perché lui di mestiere fa il vigile del fuoco a New York, e quel dialogo si è svolto l’11 settembre 2001. Così Jane, che si era riavvicinata alla fede proprio grazie a Frank, resta  con questa durissima eredità, di un grande duplice male, le Torri Gemelle e la perdita del figlio, sorretta però dalla incrollabile fiducia che Frank, ora, dall’alto, continui a sostenerla. Anche i suoi figli le sono sostegno e testimonianza, finché, a 49 anni le viene diagnosticato un cancro, e muore, circa due anni fa. La bara viene portata in Chiesa da otto suoi figli, e anche l’ultima figlia in questo grave momento sa essere serena, e confidare nel disegno buono di Dio. Che si manifesta, infine, con la vocazione sacerdotale del  primo figlio, che  verrà ordinato prete nel 2016. «Perché il male non ha mai l’ultima parola», conclude il cardinale Sarah, tra gli applausi dei convegnisti, tutti in piedi, in segno di ringraziamento e di condivisione.

Soprattutto la forza di questa storia rimane impressa, dell’intervento di Sarah, anche se conviene ricordare due altri passaggi, legati al dibattito ecclesiale e pastorale più generale, anche in vista del prossimo Sinodo. Gli unici in cui la sua misurata relazione è stata applaudita. Il primo applauso è risuonato quando il cardinale ha ricordato, tra le strutture di peccato di oggi, l’aborto, l’utero in affitto, l’eutanasia, e anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso, richiamando le pagine bibliche del diluvio e della Torre di Babele, quando l’umanità voltò le spalle a Dio. E il suo richiamo è stato tanto più significativo – così come l’applauso risuonato - quando ha richiamato la necessità di essere testimonianza piena della luce di Dio, davanti a queste sfide, evitando pertanto di distinguere tra la rigorosa custodia del Magistero e una più tollerante pratica pastorale, come molti, anche nella Chiesa, stanno proponendo oggi, perché il nostro compito è portare la luce della Parola di Dio, non le tenebre del peccato. Altrettanto convintamente i convegnisti hanno applaudito quando Sarah ha detto, pochi minuti dopo, che tante persone che vivono difficoltà, i separati, i conviventi, i divorziati, devono essere comunque tutti accolti nella comunità cristiana, e “nessun indice deve puntato loro contro”. Insomma, la luce della famiglia vince le tenebre non solo con la testimonianza della propria verità, ma prima di tutto con la Misericordia.   

* Francesco Belletti è il direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e  presidente del Forum delle associazioni familiari

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