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martedì 22 settembre 2020
 
 

Una bici per il Papa, nel nome dell'ecologia

24/09/2015  Il dono (del sindaco della città e rigorosamente made in Usa) sarà consegnato nel fine settimana. All'Incontro mondiale partecipano 20 mila persone, provenienti da oltre 100 Paesi. Il record è delle famiglie arrivate dalle Filippine: 8 mila chilometri. Le riflessioni sulla libertà dell'arcivescovo di Los Angeles, monsignor Robert Barron.

Philadelphia, Usa
Dal nostro inviato

L’avvio del convegno internazionale di Philadelphia non ha tradito le aspettative: sono stati annunciate 20.000 presenze, da oltre 100 Paesi, sono state ricordate le edizioni precedenti, sono stati confrontati i chilometri  percorsi dai vari partecipanti – record di oltre 8.000 chilometri per chi arrivava dalle Filippine -, ed è arrivato anche un regalo a sorpresa
, per papa Francesco, da parte del sindaco della città che ospita l’Incontro: una bicicletta di alto artigianato, nuova fiammante, tutta rigorosamente ed orgogliosamente Made in Usa, totalmente personalizzata per il Santo Padre, stemma papale compreso. Un omaggio, un po’ scherzoso, alla sua sobrietà, ma anche alla sua enciclica sull’ecologia.

Inoltre, annuncio che ha riscosso applausi a scena aperta, oltre al dono a papa Francesco il Comune ha messo a disposizione altre cento biciclette per la popolazione, per progetti di inclusione e sostegno sociale. Ma il convegno è poi decollato davvero con l’intervento introduttivo del carismatico arcivescovo di Los Angeles, monsingor Robert Barron, che ha affascinato tutta la platea per quasi un’ora. Un intervento semplice, ma di alti contenuti, ricco di esempi e di battute ironiche, che ha saputo spiegare il complicato concetto dell’uomo come Immagine di Dio in un modo che difficilmente dimenticheremo. Proprio il tono ha lasciato il segno su tutti coloro che lo hanno ascoltato, all’interno di una modalità molto informale, molto diretta, tipicamente “americana”, priva dei molti formalismi che troppo spesso caratterizzano questi eventi nel Vecchio Continente.

Questo è il primo Incontro mondiale delle famiglie che si tiene negli Stati Uniti (e tutti gli organizzatori di Philadelphia intervenuti lo hanno sottolineato con orgoglio), e certamente sarà fortemente caratterizzato da questo contesto. In effetti monsignor Barron è stato presentato – da un laico, collaboratore della diocesi, altro elemento interessante, questa forte presenza di laici – quasi come una star. Mancava solo il “Ladies and gentlemen, ecco a voi…”. In ogni caso il suo intervento ha descritto con contagioso entusiasmo e con grande chiarezza che essere immagine di Dio, per l’uomo, costituisce un compito, una missione, una responsabilità, perché la bellezza ricevuta va comunicata, non trattenuta egoisticamente.

Ed è stato ancora più convincente quando ha spiegato che oggi si trovano a confronto due idee di libertà: quella dell’indifferenza e la libertà dell’eccellenza. La prima è quella di un uomo che si fa misura di tutte le cose, con il suo desiderio, e sfugge ad ogni legge, perché limiterebbe la libera scelta. La seconda è quella che chiama all’eccellenza. Una chiamata, con le parole di Barron, “a modulare il desiderio per ottenere il bene prima possibile”, anziché farsi guidare da esso. Ma per fare questo serve disciplina, servono regole. Perché sono le regole  che mi consentono, paradossalmente, di essere libero. Altrimenti sono libero solo di non sapere, di non imparare. Difficile ripetere il  travolgente esempio di come monsignor Barron ha imparato a giocare a golf; ma in tutti coloro che lo hanno ascoltato rimarrà ben stampata in mente l’idea che senza limitare i propri movimenti, senza imparare quelli corretti, la libertà di giocare a golf sarebbe stata impossibile (prova a tirare una pallina senza conoscere la tecnica...). Sono le regole, la disciplina e l’esercizio a rendere possibile la libertà di giocare a golf.

E anche la libertà di cercare la felicità – valore essenziale, addirittura costituzionale, per gli Stati Uniti, ma importante non solo per loro – chiama quindi a una disciplina, all’esercizio delle virtù, a regole da imparare e seguire. E dove, se non in famiglia, si possono apprendere le regole del vivere insieme? Insomma, da questo primo intervento emerge che essere immagine di Dio comporta un compito, una missione, e che la famiglia è il luogo privilegiato dove apprendere questa responsabilità. Proprio perché, come dice il titolo dell’incontro di Philadelphia, “L’amore è la nostra missione”.  

* Francesco Belletti è il direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e  presidente del Forum delle associazioni familiari

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