PHOTO


Si dice sempre che i Premi letterari, ma non solo quelli letterari, sono tanto più riusciti quanto più riescono a coinvolgere il territorio in cui si organizzano creando un legame che dura e si rafforza nel tempo. È il caso del Premio nazionale eno-letterario Vermentino che ha come obiettivo quello di raccontare questo vino e il territorio in cui si produce, la Gallura, attraverso la narrativa, e in una felice contaminazione con le identità e le storie di altri luoghi con una pluralità di voci, esperienze, punti di vista, che, quest’anno, ha scavalcato anche l’Italia con il Premio per la narrativa straniera. Non a caso il tema era “Intrecci di vite”.
La nona edizione del Premio, ideato e organizzato dalla Camera di Commercio di Sassari e promosso insieme ai Comuni di Olbia e Castelnuovo Magra, si è conclusa al termine della settimana di “Benvenuto Vermentino”, con la vittoria di Cristina Caboni, autrice sarda edita da Garzanti, che ha vinto il Premio con il romanzo La ragazza senza radici.
La motivazione della Giuria ha sottolineato come l’opera sappia unire, con limpidezza e intensità empatica, un affresco familiare struggente e appassionante, dove abbandoni, ostinate ricerche e colpi di scena si intrecciano a delicate notazioni sulla produzione del vino che introducono e accompagnano ciascun capitolo. Una narrazione capace di emozionare e, al tempo stesso, di raccontare la vite e il vino come metafora di radici e identità e, attraverso il vino, il territorio.
La cerimonia di premiazione si è svolta il 4 ottobre nel Museo archeologico di Olbia, condotta, per il terzo anno consecutivo, dall’attore Neri Marcorè. La sala del Museo era colma di lettori, editori, studenti, book influencer, giornalisti e appassionati.
I ragazzi del Liceo Gramsci di Olbia, guidati dall’attore Daniele Monachella e dai loro docenti, hanno dato voce alle pagine delle opere finaliste con reading intensi e sentiti, mentre suggestivi booktrailer – sempre realizzati dagli studenti – hanno introdotto ciascun volume. Questo è il segno più eloquente di come il Premio non si riduca alla sola cerimonia finale ma si snodi attraverso un percorso che dura diversi mesi.
«Vincere questo importante premio mi rende felice ed emozionata», ha detto Caboni, «racconto la forza delle donne con la metafora della vite: in autunno spoglia, poi rinasce a primavera». L’ispirazione, ha confessato Caboni, è nata da un «legame profondo con la terra, maturato negli anni in cui ho praticato l’apicoltura», e da un documentario che parlava di un vino sardo che nasce «dalle acque» e riposa sul fondale sabbioso del mare.
Accanto al premio principale, sono state assegnate le menzioni speciali della Giuria, presieduta da Maria Amelia Lai, a Enrico Beccastrini, medico e scrittore fiorentino, autore di DOCG: Di Origine Criminale Garantita (Carmignani editrice), un giallo raffinato che mescola mistero, passioni e vino nelle colline toscane e a Clizia Fornasier, attrice e scrittrice veneta, autrice di Volevo sognarmi lontana (Harper Collins), storia di tre donne e del loro coraggio, narrata con un mix linguistico tra italiano e veneto e intrisa di attaccamento alla terra.
Il “Premio Territorio”, dedicato ai libri che meglio hanno raccontato il tema della territorialità identificando luoghi, aspetti culturali locali, ambientando le storie in contesti regionali, cittadini o rurali ben precisi, è stato assegnato ex aequo a I vestiti della domenica (Piemme) di Ludovica Elder, romanzo d’esordio che intreccia la storia del Carso e di Trieste con le vite di tre giovani travolti dalla furia della storia con l’avvento del Fascismo e Basta un filo di vento (Fazi editore) di Franco Faggiani, scrittore e giornalista milanese, che ha saputo raccontare con sensibilità il legame indissolubile tra una comunità contadina e la propria terra nell’Oltrepò Pavese.
La novità di quest’anno è stata l’apertura alla narrativa straniera, che ha visto la vittoria del volume Intrecci di vite – elogio della caparbietà dei vignaioli (Edizioni Ampelos) della giornalista e storica del vino francese Laure Gasparotto, scritto insieme al vignaiolo Alain Graillot scomparso nel 2022. Un libro che celebra l’ostinazione e la passione di chi dedica la vita alla vite e al vino.
Altra novità significativa è stata la diffusione in 100 librerie d’Italia dei volumi finalisti, esposti in un apposito display da banco dedicato al Premio, per avvicinare sempre di più i lettori a questa esperienza unica. Un’iniziativa resa possibile grazie all’importante accordo con l’Associazione Librai Italiani (ALI).
«Il Premio Vermentino», ha detto il presidente della Camera di Commercio, Stefano Visconti, «resta un elemento cardine non solo per lo sviluppo locale ma anche l’occasione per dimostrare quanto la cultura può essere importante e contribuire alla crescita di un territorio. Quest’anno la nona edizione ha dimostrato una volta di più quanto le case editrici e gli autori tengano a prendere parte al nostro evento. Non a caso l’interesse dopo nove anni è sempre crescente e la reputazione di questo premio è più che mai consolidata in ambito nazionale ed è pronta ad aprirsi anche a realtà editoriali straniere. Com’è stato dimostrato quest’anno».




