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Caravaggio, il "giallo" di san Matteo

25/07/2012  Sandro Magister lancia la notizia che non sarebbe san Matteo l’uomo barbuto al centro della "Vocazione di San Matteo" di Caravaggio. Il professor Filippetti prova a fare chiarezza.

Nel suo sito www.espressonline.it Sandro Magister lancia la notizia che non sarebbe san Matteo – come da sempre universalmente riconosciuto – l’uomo barbuto al centro della famoso quadro di Caravaggio Vocazione di san Matteo che si trova nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi. Nella grande tela di 322 x 340 cm che si trova nella cappella Contarelli, a destra dell’altare maggiore Caravaggio ha saputo potentemente evocare la chiamata che Gesù fa al noto esattore delle tasse Matteo. Oggi apprendiamo che, forse, potrebbe non essere lui l’uomo barbuto stempiato e col cappello al centro che indica se stesso con il dito indice sorpreso al comando della mano di Gesù che, mollemente arcuata verso di lui, ricorda il dito di Dio della Creazione di Michelangelo. Matteo, secondo questa nuova ipotesi, sarebbe invece il ragazzo ultimo a sinistra chino a contare le monete sul tavolo e verso cui si rivolgerebbe proprio il dito del maturo individuo comunemente identificato in Matteo. La faccenda pare seria, giacché contraddirebbe secoli di letteratura artistica. Siamo andati così a chiedere lumi a Roberto Filippetti, docente di “Iconologia e iconografia cristiana” nel Master in Architettura, arti sacre e liturgia presso l’Università Europea di Roma.

Professor Filippetti, da dove nasce questa nuova interpretazione?

Guardi, la cosa non è nuova, se ne parlava già una trentina d’anni fa. In questi giorni sono subissato di telefonate di persone che mi chiedono: ma è vero? Ciascuno mi comunica la propria fonte: lo dice Sandro Magister (e io, ancora colloquiale: “Vabbè, se ne dicono tante d’estate…); lo dice padre Livio su Radio Maria (e questo un po’ mi dispiace); lo dice TV 2000, la tv dei vescovi italiani (e questo mi dispiace di più); lo dice Benedetto XVI. No, questo è troppo!

Ma allora qual è la fonte di tutta questa apparente confusione?

A riproporre questa interpretazione è stata Sara Magister, la quale il 14 luglio è intervenuta in qualità di esperta d’arte in una trasmissione settimanale di TV 2000 intitolata "La Domenica con Benedetto XVI". Del Papa viene citata una frase, dettata a Brindisi nel 2008: “I dodici Apostoli non erano uomini perfetti, scelti per la loro irreprensibilità morale e religiosa. Erano credenti, sì, pieni di entusiasmo e di zelo, ma segnati nello stesso tempo dai loro limiti umani, talora anche gravi. Dunque, Gesù non li chiamò perché erano già santi, completi, perfetti, ma affinché lo diventassero, affinché fossero trasformati per trasformare così anche la storia”. Il Papa, in tutto il discorso brindisino, non nomina mai Matteo e tanto meno Caravaggio. Queste parole valgono per tutti gli Apostoli, per Zaccheo, per la Maddalena e per tanti santi di questi duemila anni.

Quali sono le certezze che secondo lei individuano Matteo proprio nel personaggio al centro?

Nell'epoca di Caravaggio il contenuto di un quadro commissionato per una chiesa è un valore non disponibile all'interpretazione del critico. In quanto “Bibbia dei poveri” il messaggio artistico deve essere chiaro per tutti. La barba è uno dei connotati iconologici di Matteo. Così nella Maestà di Duccio, così in Giotto. Dal Trecento gotico al Seicento post-tridentino il pittore deve rendere immediatamente riconoscibile il personaggio principale e Caravaggio rappresenta Matteo sempre barbuto nelle tre tele della cappella Contarini che raccontano la sua vita dalla Vocazione alla scena di san Matteo con l’Angelo e a quella del Martirio dell’evangelista. Risulta estremamente realistico inoltre riscontrare come, in sequenza, con il passare degli anni in Matteo progredisca la calvizie.

E quell’indice del tradizionale Matteo che sembrerebbe puntato verso il ragazzo e che forse ha suggerito questa nuova interpretazione?

Se l’indice del barbuto sembra rimandare al ragazzo imberbe è perché i fotografi d’arte sono autorizzati a entrare nella cappella e fare lo scatto ponendosi di fronte alla grande tela, posta sulla parete di sinistra; ma Caravaggio ha immaginato un pellegrino che osservi ponendosi al di qua della balaustra, dunque diagonalmente rispetto alla tela. E da questa postazione è evidente che il barbuto punta l’indice su di sé. D’altra parte, è mai possibile che il “chiamato” Matteo continui a farsi i fatti propri contando i soldi e non si giri di schianto verso Colui che irrompe? Come si fa a dire che questo sarebbe più caravaggesco e più aderente al Vangelo? Infine un elemento schiacciante di conferma: il barbuto Matteo è il sosia di Enrico IV, il re di Francia anche lui barbuto che, pochi anni prima che caravggio dipingesse questo quadro, era tornato alla fede cattolica, abbandonando l’eresia ugonotta. Nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi nella figura di Matteo che comincia a seguire Gesù traspare dunque re Enrico IV che torna a seguire l’ortodossia.

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