Chi sono i Folli di Dio? Con questa espressione gli storici a volte indicano gli esponenti della Chiesa cristiana nella Firenze del Dopoguerra: tra questi, il cardinale Elia Dalla Costa, don Giulio Facibeni, Giorgio La Pira, padre Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani, padre David Maria Turoldo, padre Vannucci. Sono alcuni dei protagonisti di quella stagione religiosa e civile (detta anche come la “stagione dell’Isolotto”, dall'esperienza di don Mazzi nell'ex quartiere "popolare" della città del Giglio) che ha fatto da lievito in una stagione, per tutta l’Italia, di profonde trasformazioni socioeconomiche e politiche (la ricostruzione, il Piano Marshall, l’avvento del Centrosinistra) per non parlare del Concilio Vaticano II.

Lo scrittore e giornalista fiorentino Mario Lancisi ha ricostruito quel periodo in un saggio corale (“I folli di Dio”, edito dalla San Paolo) in cui alterna il racconto della storia nazionale a quello delle comunità locali mescolando documenti, curiosità, retroscena e aneddoti di una fase erratica e importante della storia della Chiesa e del nostro Paese. Una ricostruzione che può servire da spunto critico anche per comprendere – nonostante i tempi e le distanze apparentemente siderali che separano i due mondi - alcuni aspetti dell’epoca di papa Francesco, di cui si può dire che i “folli di Dio”, questi uomini di Chiesa «appassionati e ribelli», come li definì in un’intervista il poeta Mario Luzi che mi concesse tanti anni fa (nel gennaio del 2000), ne siano stati, per certi tratti, i precursori e addirittura i profeti. 

In apertura Lancisi pubblica uno straordinario inedito di Padre Turoldo. Si tratta di una lettera scritta durante il suo “esilio” londinese ad Anna Meucci, madre di Piero Meucci, presidente degli Archivi cristiani della Toscana del ‘900 (dove l’autore ha scovato il documento inedito) dedicato alla concezione quasi "spirituale" della “fabbrica” e dell’azienda, intesa non come proprietà privata tesa a produrre esclusivamente fatturato per i suoi azionisti bensì come comunità che crea valore per tutti, dai datori di lavoro alle famiglie dei dipendenti. Ma la lettera tocca anche altri argomenti, come la critica alla Democrazia Cristiana centrista (siamo alla vigilia della nascita della corrente dorotea e alle dimissioni di Fanfani, favorevole all’alleanza coi socialisti) contrapposta all’istanza politica del sindaco di Firenze La Pira. Turoldo non risparmia le critiche alla subalternità del partito di ispirazione cattolica - e persino di ambienti delle gerarchie fiorentine -  al mondo confindustriale.

Il 25 settembre 1958 padre Turoldo fu trasferito a Londra dal padre generale dei Servi di Maria Alfonso Mont,  “primo ad essere espulso anche da Firenze: per intervento di Florit, questa volta sempre in combutta col Santo Uffizio; e sempre con ordini comunicatimi dal mio generale”. Così si lamenta padre Turoldo, stando almeno a quanto riferisce Mariangela Maraviglia in David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992), Brescia, Morcelliana.

Ma ecco il testo della lettera pubblicato nel volume della San Paolo da pochi giorni in libreria.

7/2/1959

St. Mary’s Priory, 264 Fulham Road, London SW 101

Cara Anna,

                   non credere che mi sia dimenticato. Tutt’altro! Già comincio a contare i giorni per il ritorno; e in questi giorni poi non faccio che pensare a Firenze e all’Italia;

a Firenze come epicentro di queste lotte avvilenti e all’Italia per lo spettacolo che dà al mondo di una cristianità così dignitosa e seria. Dico sinceramente: oggi sono contento di essere un emigrante, se non proprio un esiliato e per me non poteva accadermi questo in tempo migliore.

La Provvidenza ha sempre ragione! Non so cosa farei se fossi fra voi in giorni simili! Io non faccio che ossessionare la vostra pazienza e, quasi, invidiarvi. Ma è giusto essere sempre così remissivi? È virtù? E la cresima dove la mettiamo? Non sarebbe ora di romperla con questa “unità” del partito? E quale unità?

Di cristiani che si odiano! Attenti di non confondere l’obbedienza con il conformismo: è come confondere la morale con il moralismo! In questi giorni ho sentito di volere molto bene a Fanfani, ed è tutto dire! (Però anche qui la Provvidenza ha ragione! è stato lui la causa del fallimento di “Cronache sociali” e ora deve pagare, anche se tutti i suoi ringhiosi oppositori hanno torto.

Il Signore si serve anche dei diavoli per fare giustizia. Io ricordo quei famosi giorni: io ho visto allora Dossetti piangere a causa del “tradimento” di Fanfani dalla “Chiesa nova”).

Tuttavia gli voglio bene ed era l’unica soluzione, ed ora non bisogna accettarne altre; Siri (il cardinale di Genova noto per le sue posizioni conservatrici, ndr, uno dei favoriti al Conclave in cui venne eletto Angelo Roncalli) e compagni stanno vincendo a tutto andare; ha perso la sede gestatoria, ma non la Confindustria.

E penso che avremo giorni molto grami. Per Firenze poi, or ora ho spedito un articolo alla Santissima Annunziata che spero leggerete presto, ripubblicando un documento del card. Liénart di Lilla (il cardinale legato al mondo dei preti operai francesi, ndr) che è di un coraggio veramente cristiano.

Si parla di operai e di licenziamenti ecc. ma dove mai si fonda e come il diritto di licenziamento (intendo licenziamento per ragioni economiche)?

E chi mai ha detto che la fabbrica sia di proprietà del “Padrone”? E chi è e cosa è il “Padrone?” Provi a rispondermi una buona volta il suo glorioso marito che di diritto se ne intende.

A lei scrivo, e non ad altri, perché so di contare sulla compassione (non scriverò anche agli altri!). Solo che in tutto questo tempo ho pensato a lei in modo speciale. E mi dicevo: forse governerebbero meglio le donne. In chiesa gli uomini e al governo le donne. Almeno le donne sono capaci di grandi passioni, mentre le nostre sono meschine, avvilenti.

E ripensavo ai nostri discorsi fatti in macchina durante la scorribanda friulana.

Per esempio, ho trovato che le donne sanno ammazzare meglio degli uomini. Noi abbiamo bisogno della guerra per fare macelli. Le donne invece danno il veleno con l’amore. E poi difficilmente scendono a compromessi, cosicché non ci sarebbe più diplomazia. Pensi! Un mondo finalmente liberato dalla diplomazia per merito delle donne. Quest’arte subdola che sembra uscita dal cervello del Diavolo in professione di alchimista – ma basta. Ora mi sono sfogato e quindi sto bene.

Grazie!

P. David