Il 12 giugno dalle 7.00 alle 23.00, contestualmente alle elezioni amministrative dove previste, si vota in tutta Italia per il referendum sulla giustizia. La consultazione è stata promossa da Lega e Radicali, tradizionalmente schierati su fronti opposti in questa materia, difficile per la gente comune, che molte divisioni suscita anche all’interno della maggioranza di Governo. I quesiti proposti erano inizialmente
otto, ma la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per diverse ragioni, quelli in tema di  legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia (in realtà omicidio del consenziente) e di responsabilità civile diretta del magistrato (quella indiretta è già prevista). Ne sono rimasti cinque, di cui tre, come vedremo, potrebbero essere già in parte superati se passasse la riforma Cartabia in discussione in Parlamento, cui parzialmente si sovrappongono. Il referendum abrogativo (che toglie parti di leggi esistenti) è valido se vota la maggioranza degli aventi diritto, dunque il 50% +1 degli italiani con diritto di voto. Chi vota sì è favorevole ad abrogare (cancellare) le norme citate dai quesiti, chi vota no è contrario. Vediamo i dettagli.

1. SCHEDA ROSSA «Abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi». Si tratta della cosiddetta “legge Severino”. Il decreto, voluto dall’allora ministra guardasigilli, prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i politici (parlamentari e amministratori locali), che abbiano riportato condanne penali, per reati non colposi. La norma, amministrativa, è retroattiva. In caso di condanna in primo grado non definitiva, la sospensione dai pubblici uffici può durare al massimo 18 mesi. Con l’abrogazione, per i politici condannati la decadenza dalle cariche potrà essere applicata solo come pena aggiuntiva e non potrà essereretroattiva. Potrà dunque verificarsi il caso di deputati, senatori, sindaci, consiglieri comunali che, pur avendo commesso reati, siederanno ancora
nei loro scranni.

2. SCHEDA ARANCIONE «Limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di  esigenze cautelari, nel processo penale». Attualmente il giudice può disporre, anche prima del processo, misure limitative della libertà delI’indagato – per esempio custodia in carcere o in casa di cura, arresti domiciliari… – in tre circostanze: pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato (sempre che per questo sia prevista una pena superiore ai quattro anni). In caso di abrogazione, anche in presenza di gravi indizi, non sarebbe più prevista la misura cautelare per pericolo di reiterazione del reato a meno che non si tratti di delitti gravissimi, per esempio di criminalità organizzata o con l’uso di armi.


3. SCHEDA GIALLA «Separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono ilpassaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa
nella carriera dei magistrati». L’abrogazione imporrebbe al magistrato una scelta definitiva di funzioni, pm
o giudice, già a inizio carriera, senza più possibilità di ripensamento. Attualmente è possibile cambiare funzioni non più di quattro volte durante il servizio. La riforma passata alla Camera e ora in discussione in Senato limita già a uno soltanto questi quattro passaggi, assai rari nella prassi perché impongono di cambiare distretto e spesso anche regione. 4. SCHEDA GRIGIA «Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte». I consigli sono organi consultivi del Csm a livello generale e di distretto, composti di membri togati (magistrati) e “laici” (avvocati e professori universitari). I laici danno pareri tecnico-organizzativi, mentre i magistrati partecipano anche ai giudizi sull’attività dei colleghi che ogni quattro anni ricevono dal Csm la valutazione di professionalità. Con l’abrogazione, avvocati e docenti voterebbero anche sull’operato dei magistrati. Il tema, articolato diversamente,
è tra quelli toccati dalla riforma Cartabia.

5. SCHEDA VERDE «Abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura». L’abrogazione farebbe sì che per candidarsi al Csm, l’organo di autogoverno dei giudici, un magistrato non debba più raccogliere 25 firme di colleghi che lo sostengano. Anche questo tema è “anticipato” dalla riforma dell’ordinamento giudiziario in discussione in Parlamento che non prevede più le firme e modifica la legge elettorale.