di Francesco Munafò

«La disabilità è nel rapporto delle persone con l’ambiente: senza gli ausili giusti, nessuno di noi potrebbe fare niente». Per rendere il messaggio più chiaro, l’artista e attore sordo Nicola Della Maggiora continua a parlare con la lingua dei segni mentre il suo interprete Enrico Dolza, che sta traducendo in italiano, abbassa il microfono. «E ora» si chiede Della Maggiora «chi è il disabile?». I due fanno parte dell’IST, Istituto dei Sordi Torino, che ha sviluppato un metodo per rendere più accessibili i testi presenti nei musei attraverso video in lingua dei segni registrati su green screen a cui poi vengono aggiunti sfondi a tema e sottotitoli in italiano semplificato. Un modo per “democratizzare” spiegano i due, l’accesso al patrimonio culturale non solo a chi non sente, ma anche a tutti gli altri. Quella dell’IST è solo una delle “best practices” che sono state presentate martedì scorso al convegno nazionale Opere su carta in mostra: patrimoni accessibili, organizzato dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e della Valle d’Aosta e dall’Archivio di Stato di Torino.

 



Cultura accessibile: alcuni esempi
Sul territorio torinese, per esempio, il Museo dell’Automobile ha realizzato un “tour tattile”, in cui dei modellini in scala delle auto esposte vengono offerti a ciechi e ipovedenti assieme a un’audiodescrizione in italiano e in inglese. Anche CAMERA, il museo della fotografia del capoluogo sabaudo, ha messo in piedi una mostra multisensoriale e multimediale permanente dedicata alla storia della fotografia: la prima proposta in Italia di questo tipo. La mostra espone 24 pannelli visivo-tattili che riproducono fedelmente alcune immagini che hanno fatto la storia della fotografia. Ciascun pannello è corredato da didascalie in braille ed è accompagnato da audiodescrizioni e video in LIS. Ma si potrebbe citare anche la mostra “Immaginare il mondo”, andata in scena ad ottobre proprio nei locali dell’Archivio di Stato di Torino per mostrare carte geografiche, illustrazioni cosmografiche, atlanti, portolani, resoconti di viaggio, trattati sulla navigazione provenienti dagli scorsi secoli. Un modo per capire com’è cambiata la rappresentazione del mondo assieme ai grandi viaggi che hanno portato l’umanità a scoprire terre inesplorate. La mostra è stata resa accessibile grazie al metodo DescriVedendo, che utilizza le potenzialità evocative del linguaggio per comunicare figure, forme, luci e colori delle immagini esposte. La descrizione è stata pensata per persone ipovedenti e cieche ed è accessibile attraverso un QR Code: “Vogliamo descrivere le opere d’arte in maniera accurata e fedele” ha spiegato martedì Marco Boneschi, tra gli ideatori del metodo, che nasce otto anni fa. Ogni descrizione viene sottoposta a un iter critico composto anche da volontari ipovedenti e ciechi che testano l’efficacia della descrizione: «Questo metodo» ha spiegato Rosa Garofalo dell’Associazione Nazionale Subvedenti «risponde al bisogno dei luoghi culturali di essere sempre più accoglienti». Ma le cartine in mostra all’Archivio di Stato sono state rese accessibili anche utilizzando i testi in simboli in Comunicazione Aumentativa Alternativa, curati dalla Fondazione Paideia: si tratta di pittogrammi associati a una o più parole, che contribuiscono a rendere il documento accessibile anche a persone con disturbi cognitivi.

 

Disabilità e invecchiamento della popolazione

Contrariamente a quanto si pensa, le disabilità visive, uditive e cognitive non riguardano solo chi ci è nato o le ha sviluppate in seguito a un incidente. Del milione e mezzo di persone cieche e ipovedenti a livello nazionale, ad esempio, molti sono anziani. Con l’aumento generale dell’aspettativa di vita, infatti, sono aumentati anche i disturbi e le disabilità legate ai cinque sensi. Rendere accessibile il patrimonio culturale, dunque, significa anche garantire a chi varca la soglia della terza età di fruire della bellezza dell’arte: «È importante favorire gli investimenti per una popolazione che vive sempre più vita» spiega Marzia Pontone, soprintendente del Piemonte e della Valle d'Aosta «e che è sempre più attiva». Insomma, l’invecchiamento della popolazione è un trend demografico reale che quindi va affrontato con gli strumenti giusti, «favorendo anche il benessere intellettivo di chi si avvicina alle stagioni più avanzate della vita» continua Pontone. Importanti anche gli interventi sugli ambienti, realizzati a più riprese in Piemonte. A partire dai servizi più basilari come i bagni, «che dobbiamo rivendicare come strumenti di accessibilità ai luoghi della cultura: ad oggi tanti anziani non vanno nei luoghi di cultura proprio perché frenati dalla paura di non trovare servizi igienici adeguati». Un aiuto in questo senso arriva anche dal Pnrr, che mette a disposizione 300 milioni di euro per l’accessibilità del patrimonio culturale. Ma l’accessibilità è garantita anche dall’ambiente umano, che quindi richiede ai luoghi della cultura di offrire «operatrici e operatori» conclude Pontone «che condividono una cultura dell’accoglienza: qui in Piemonte ho trovato un contesto propenso a ragionare con questa logica, ed è una chiave importante per la costruzione del futuro».