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Monsignor Ricchiuti: "Riconvertiamo i lavori che nutrono le guerre".

28/10/2017  Il presidente di Pax Christi, a proposito del videomessaggio di papa Francesco, dice “Dobbiamo trovare nuove vie, per evitare che con la scusa di offrire posti di lavoro si alimenti la follia e il grande affare della guerra”. E ricorda che il 31 dicembre si terrà la marcia per la pace a Sotto il Monte, la città di San Giovanni XXIII.

«Ma non tutti i lavori sono "lavori degni" ci ha detto il Papa nel suo videomessaggio. E non a caso i primi a essere citati, quando parla di "lavori che umiliano la dignità delle persone", sono quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi»: il presidente nazionale di Pax Christi, monsignor Giovanni Ricchiuti, a Cagliari per la 48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, commenta con soddisfazione il videomessaggio rivolto ai partecipanti da Francesco. «Non dobbiamo lasciare isolata la voce del Papa», dice. «Siamo chiamati tutti a dare riscontro a queste sue parole. Penso alle fabbriche che proprio qui in Sardegna producono bombe che poi l’Italia vende tranquillamente all’Arabia Saudita impegnata da anni a bombardare lo Yemen. In questo caso i lavoratori sono in una sorta di "ricatto", proprio per la mancanza di lavoro. E anche papa Francesco parla di «angoscia di poter perdere la propria occupazione».

Ricchiuti rilancia: «Dobbiamo cercare strade di riconversione, dobbiamo trovare vie nuove per evitare che, con la scusa di offrire posti di lavoro, si sostenga sempre più la follia e il grande affare della guerra. La stessa cosa  si può dire per i noti aerei caccia F-35: da sempre Pax Christi ha denunciato l’immoralità di questo progetto, e non solo per gli enormi costi. Ed è significativo che, forse per paura di una reazione dell’opinione pubblica, proprio qualche giorno fa ci sia stato il volo del primo F-35B assemblato a Cameri (No), nel silenzio generale». Sotto accusa, per il presidente di Pax Christi, «il programma militare più costoso della storia Italiana. Ho letto che il Generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa e vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, parla di questo silenzio come segno di un paese immaturo, che invece dovrebbe essere orgoglioso. Noi», dice Ricchiuti, «non possiamo essere orgogliosi di questo primato. Anzi, ce ne dobbiamo vergognare! Dobbiamo lavorare molto, impegnarci insieme per costruire la pace e non la guerra».

Nel 2017 ricorre il cinquantesimo anniversario della marcia di fine anno tradizionalmente promossa da Pax Christi e organizzata in collaborazione con l’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la Caritas e l’Azione cattolica italiana. Quest’anno l’iniziativa si avvale anche della collaborazione della diocesi di Bergamo, perché sarà celebrata a Sotto il Monte. «Ritorniamo a Sotto il Monte dove si tenne, 50 anni fa, la prima marcia organizzata da Pax Christi», spiega Ricchiuti, «nella città natale di papa Giovanni XXIII, il papa del Concilio e della Pacem in Terris».

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Considerare il lavoratore «una riga di costo del bilancio» è mortificarne la dignità
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