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venerdì 23 febbraio 2024
 
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Ricky Tognazzi: «Mio padre Ugo? Il mio miglior compagno di giochi»

17/03/2022  Rai 2 trasmette in prima serata La voglia matta di vivere, documentario girato da Ricky Tognazzi e dedicato al padre Ugo, di cui in questi giorni cade il trentennale della sua scomparsa. Ecco un estratto dell'intervista al regista pubblicata sul numero di Famiglia Cristiana in edicola

I quattro figli di Ugo Tognazzi: Thomas, Maria Sole, Ricky e Gianmarco
I quattro figli di Ugo Tognazzi: Thomas, Maria Sole, Ricky e Gianmarco

«Con nessuno ho mai riso come con lui, nemmeno con i miei amici della scuola. Per me, fino alla fine, è stato un meraviglioso compagno di giochi». Così Ricky Tognazzi ricorda in un’intervista pubblicata sul nuovo numero di Famiglia Cristiana il padre Ugo, a cui ha dedicato il documentario La voglia matta di vivere, in onda su Rai 2 stasera in prima serata per celebrare il centenario della nascita, avvenuta a Cremona il 23 marzo del 1922.

Non è solo un omaggio a uno dei nostri più grandi attori, ma è soprattutto l’affettuoso ritratto di un uomo che non ha mai tentato di camuffare le sue debolezze. Ricorda Ricky: «Lo guardavamo spesso con severità, soprattutto io che ero il più grande, anche se è Gianmarco quello che ha avuto il rapporto più conflittuale, mentre Maria Sole è sempre stata molto seria, pacata. Papà era animato da quello che noi figli abbiamo definito un sano “ugoismo”, l’idea che se era felice lui in automatico lo erano gli altri. Diciamo che non sempre le cose andavano così».

Il primogenito di Tognazzi racconta i memorabili tornei di tennis organizzati  nella sua villa a Velletri a cui partecipavano tutti i più grandi nomi del cinema italiano: «Papà aveva anche ideato un premio. Dato che la Coppa Davis è un’insalatiera, ogni anno faceva realizzare da un gioielliere di Torvajanica lo Scolapasta d’Oro. Era ambitissimo, anche se di solito lo vincevano i soliti tre: Vittorio Gassman, Carlo Ninchi e Franco Interlenghi» e i suoi ultimi anni segnati dalla depressione, a cui contribuì la sensazione di sentirsi abbandonato dal cinema: «Trovò rifugio in Francia, dove lavorò a produzioni teatrali prestigiose. Al ritorno, commentava con amarezza: “Lì sì che mi vogliono bene”. In Italia gli offrivano solo parti da nonno, un ruolo che lui non amava nella realtà, figuriamoci sul set».

 
 
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