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sabato 28 maggio 2022
 
 

Ridare l'anima all'economia

13/09/2011  "L'economia non può essere l'unico valore". Lo hanno sostenuto, unanimi, Giulio Tremonti, Wolfgang Schäuble e Corrado Passera nel forum finale dell'Incontro per la pace di Monaco.

“Ripensare il mondo. Strade oltre la crisi”. Il forum finale a Monaco di Baviera, in occasione del 25° Incontro mondiale della pace, ha un titolo impegnativo e ospiti decisamente illustri. Se ieri era stato il turno della politica "pura”, con la Bundeskanzlerin Angela Merkel, quest’oggi la Herkulessaal della Residenz ha ospitato economisti di tutto rispetto: dal Ministro del Tesoro italiano Giulio Tremonti a quello delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble e Corrado Passera, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo. L’obiettivo? Guardare avanti, oltre la crisi, ma con un occhio agli errori del passato.

«Occorre fermarsi, rallentare, pensare con calma, ragionare soprattutto in un tempo come il nostro dove tutto corre troppo velocemente», profetizza nel suo intervento il tedesco. «In vent’anni è cambiata la struttura e la velocità del mondo, venti anni sono appena lo spazio di una generazione ma è stato un tempo ad altissima “intensità storica”», gli fa eco Tremonti, che aggiunge: «La causa dei problemi di oggi è la globalizzazione, accelerata da eventi epocali che partono dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989, proseguono con gli Accordi del 1994 di Makkarech, che hanno visto nascere l’Organizzazione Mondiale del Commercio, cn l’attacco del 2001 al World Trade Center e, infine con la crisi finanziaria del 2008 e le successive crisi dei debiti pubblici di cui si discute oggi». «Stiamo vivendo una crisi unica che si sta via via  trasformando nel tempo, che non è un semplice incidente di percorso e che va assolutamente capita bene», ipotizza Passera. Che rilancia: «Occorre andare oltre alle categorie mentali che ci hanno portato fin qui, avere immaginazione, pensare in modo diverso. Questo è il requisito per costruire il futuro».

Gli errori del passato.

Insomma, cosa sta succedendo, fra il debito greco che minaccia di far saltare l’euro, i mercati finanziari in continua fibrillazione, gli spread in caduta libera, la gestione della politica fiscale sempre più demandata a organismi transnazionali? «Occorre rimettere l’economia al suo posto», sostiene convinto Passera, «ricollocarla all’interno dei suoi limiti perché è uno straordinario strumento di gestione del reale, ma non è l’unico. Tutto, anche le cose più private, sono state nel recente passato “economizzate”, parlando ad esempio, nei rapporti familiari, di “investimenti” nelle relazioni».

Un’esagerazione, insomma. E Tremonti si colloca sulla stessa linea, ma entra più nel “tecnico”: «Una nuova ideologia è sorta, quella della finanza che ha cominciato a creare ricchezza monetaria a dismisura, e così La massa dei derivati è diventata altissima senza riscontri nell’economia reale. Le banche, insomma, hanno cominciato a battere moneta al posto delle nazioni fino a divorarle e a divorarsi». L’altro errore secondo Tremonti è di non avere trovato strumenti politici globali una volta che l’economia di mercato via via si estendeva a sempre più paesi. Ma il ministro si batte anche il petto per un’altra cosa che andava fatta: «La politica ha fatto l’errore di non capire che le banche andavano riposizionate, riportate alla loro originaria funzione di finanziamento delle famiglie e delle imprese e non di creazione di moneta finanziaria. Si è delegato quindi ai banchieri la regolamentazione delle banche stesse, cosa che hanno fatto poco e male», con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Economia di mercato bocciata, dunque?

No, secondo Schäuble: «L’economia di mercato è la migliore per creare libertà e benessere per il maggior numero di persone, gli uomini oggi sono liberi di produrre quanto e come vogliono senza essere costretti a farlo come durante il tempo delle ideologie». Così, mentre sia Tremonti che Corrado Passera si rifanno all’enciclica Caritas in Veritate per richiamare la politica e la società a riprendere in mano il concetto e la pratica del “bene comune” e a fare dell’economia non il fine, che deve sempre essere invece l’uomo, ma il mezzo, Schäuble, che si trova proprio in questi giorni a gestire la grana greca, riporta tutti con i piedi per terra: «Noi uomini esageriamo sempre tutto. Forse i tempi della guerra fredda erano migliori di quelli di oggi?». Evidentemente no, secondo il politico tedesco, che nel 1990, quando era ministro degli interni, subì un grave attentato da parte uno squilibrato che lo costringe oggi su una sedia a rotelle. «Mai come oggi così tante persone nel mondo, grazie all’economia di mercato, hanno la possibilità di vivere a un livello materiale così alto».

La soluzione per il futuro? La butta lì Tremonti, prendendo a prestito da Benedetto XVI: «Se il motto della rivoluzione francese era “liberté, egalité, fraternité” e quello dell’odierna economia è “globalisation, marché, monnaie”, il futuro dell’economia e del mondo non può che essere “Caritas in Veritate”».

 
 
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