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domenica 25 febbraio 2024
 
 

Sanremo, gli esorcisti contro Achille Lauro: «Occorre una preghiera di riparazione»

03/02/2022  «Ferire il sentimento religioso di una persona, prima ancora di qualsiasi altra cosa, lede una delle dimensioni fondamentali della dignità della persona umana», scrive in una nota padre Paolo Carlin, «invitiamo a innalzare a Dio, con la massima libertà, l’omaggio della nostra adorazione possibilmente negli stessi spazi di tempo in cui altri lo offendono e tanti nostri fratelli e sorelle si ubriacano di vuoto e di trivialità»

«Lo spettacolo canoro di Sanemo, in ‘continuità’ con quello dello scorso anno, ha nuovamente fatto oggetto di sbeffeggiamento e di dissacrazione immagini, contenuti e simboli della nostra Fede Cristiana. Tale gesto non solo dissacra quei segni ma ancor più viola la coscienza di quelle persone che in quei segni esprimono la loro fede cristiana. Ferire il sentimento religioso di una persona, prima ancora di qualsiasi altra cosa, lede una delle dimensioni fondamentali della dignità della persona umana».

Così, in una nota diffusa sul proprio blog a firma del coordinatore nazionale padre Paolo Carlin, l’Associazione italiana esorcisti critica l’esibizione di Achille Lauro durante la prima serata del Festival. Gi esorcisti condividono la dura presa di posizione dell’arcivescovo di Sanremo, mons. Antonio Suetta, e citano il tweet di papa Francesco («Con il battesimo apparteniamo a Cristo. Siamo fondati in una comunione intramontabile con Dio e tra di noi. È il battesimo la sorgente di ogni forma di consacrazione e anche la forza per separarci dalla mondanità») e quello del cardinale Ravasi («II Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio. Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso»).

«Il richiamo fatto ai credenti dal vescovo di Sanremo, circa il “dovere della riparazione nella preghiera, nella buona testimonianza della vita e nella coraggiosa denuncia”, non può trovarci indifferenti», scrive Carlin, «riguardo al primo di questi doveri indicati, che è quello della riparazione nella preghiera, invitiamo a innalzare a Dio, con la massima libertà, l’omaggio della nostra adorazione, del nostro rispetto, del nostro pentimento, della nostra tenerezza, del nostro amore e della nostra riparazione, possibilmente negli stessi spazi di tempo in cui altri lo offendono e tanti nostri fratelli e sorelle si ubriacano di vuoto e di trivialità».

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