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venerdì 10 luglio 2020
 
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Santa Gemma Galgani, una mistica in farmacia

11/04/2020  Il padre era farmacista e dopo la morte dei genitori lei va a lavorare in quella di un suo collega di Lucca. Ma la sua vita, costellata di fenomeni mistici, è esemplare per la contemplazione della Passione del Signore e la paziente sopportazione dei dolori

Una santa in farmacia. Anzi, in due successivamente. La prima era quella paterna, dove è nata e vissuta per alcuni anni tranquilli, con sette fratelli e con la madre che è stata per lei una maestra eccezionale di fede. Ma la perde già a otto anni, e questa è soltanto la prima delle sventure. Mentre lei si occupa della casa e dei fratelli, ecco arrivare insieme la morte del padre e la miseria.

Le visioni di Gesù con la Madonna

Tra quelli che pensano agli orfani c’è anche un collega di suo padre, il farmacista lucchese Matteo Giannini, che accoglie Gemma per badare ai suoi figli (ne ha otto) e aiutare un po’ in casa. Lei avrebbe voluto entrare tra le suore passioniste, ma non è stato possibile; ben venga dunque la nuova sistemazione. Non ha molta salute, però. Non può far molto in casa Giannini. E potrà fare sempre meno. Ma non solo. Nascono problemi inattesi, perché la vita di Gemma è una successione di casi che non si spiegano. E che infine risultano quasi offensivi e scandalosi per l’ottimismo trionfante di questo XIX secolo al tramonto. Si esulta per l’energia elettrica che solleva l’uomo dalla fatica, per i vaccini che lo salvano dal male. Ecco, la scienza genera felicità e salute per tutti, cancella le paure, avvera ogni speranza, abroga e sostituisce Dio. Nella casa del farmacista lucchese, invece, la ragazza Gemma Galgani dice che ha colloqui con Gesù, con la Madonna. Ma c’è di peggio: quei discorsi concernono la sofferenza, il dolore innocente, l’imitazione di Gesù suppliziato; proprio i temi meno sopportati dal “moderno pensiero”.

la comparsa di misteriose ferite sul corpo

  

Le appaiono sul corpo come delle ferite: segni della Passione di Gesù? Per riguardo a lei e per chiarezza, il vescovo chiama fior di medici intorno a Gemma; bisogna controllare ogni cosa occhiutamente, perché tanti fatti “incredibili” si producono anche per via di suggestione. Lei lascia tranquillamente che tutti facciano, visitino e analizzino: incredibile la sua serenità. Il padre spirituale e le suore passioniste la invitano al riserbo, e lei non chiede di meglio. Non si sente chiamata a comunicare queste esperienze, ma solo a viverle, nel modo più normale e “qualunque”. Per i lucchesi lei è ormai “la ragazza della grazia”, e nessuna barba canonica o teologica potrebbe dire meglio.

Santa per aver accolto la soffferenza con lucidità

Gemma soffre molto negli ultimi anni per una malattia che l’aveva già colpita in passato; muore alla vigilia di Pasqua nel 1903 e sarà la prima santa morta e canonizzata (1940, da Pio XII) nel XX secolo. Ma Gemma non è santa per i fatti straordinari accaduti in vita sua. Lo è per dote sua intrinseca: per la decisione lucida di accogliere il peso della sofferenza silenziosa, a imitazione di Cristo; e di farne la sua risposta serena ai frastuoni dell’orgoglio. Una risposta che a molti ha dato o restituito la fede, e a tanti sfiduciati ha fatto ritrovare il coraggio.

La data di culto per la Chiesa universale è l'11 aprile, mentre la Famiglia Passionista e la diocesi di Lucca la celebrano il 16 maggio.

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