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domenica 20 settembre 2020
 
L'analisi
 

Se a dettare l’agenda di Davos è papa Francesco (per fortuna)

24/01/2020  I temi della Laudato si’ richiamati da molti, dal segretario dell’Onu ai leader religiosi a Greta Thunberg a molti capi di Stato. Alcune parole d’ordine sono mutate forse perché ci si è resi conto, dai magnati della Gig economy ai potenti della Terra, che, se non per filantropia, bisogna cambiare per non morire come umanità

Il World Economic Forum di Davos, si sa, è un frullatore. C’è la demagogia (quest’anno, per dire, era in programma la “giornata del vegetariano”, niente carne nel menu anche se i potenti del mondo sono planati tra le montagne svizzere con i loro inquinantissimi jet mentre l’anno scorso l’iniziativa “Vita da rifugiato” aveva convinto qualche big ad alloggiare per un’ora in una tenda fuori dall’albergo in segno di solidarietà ai migranti), le passerelle, il solito rito delle promesse che durano il tempo del summit, gli incroci pericolosi (Trump-Greta, quest’anno), le assenze più o meno clamorose (l’anno scorso disertò Trump, quest’anno il premier Conte all’ultimo minuto per cause di forza maggiore), le contraddizioni (il potentissimo presidente cinese Xi Jinping due anni fa elogiò l’economia di mercato e la globalizzazione ergendosi a paladino del libero scambio mentre l’America trumpiana predica il protezionismo e impone i dazi).

Nel frullatore però bisogna distinguere, evangelicamente, il grano dalla pula. Dando spazio a Greta Thunberg, al cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, alle riflessioni del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres è cresciuta, in questi anni, la critica a quella “logica dello scarto” più volte denunciata da papa Francesco (che ha mandato un messaggio tutto incentrato sull’enciclica Laudato si’) e che nell’economia globale vuol dire zero diritti per chi lavora, strapotere della finanza, economia ridotta alla sola dimensione del profitto.

Davos 2019 è stata, per certi versi, uno spartiacque quantomeno nell’aggiornare la scaletta delle priorità da affrontare. Non a caso, l’economista Giovanni Marseguerra, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione Centesimus Annus, ha affermato a Vatican News che «la nostra economia in questo momento è in profonda evoluzione. Il tema della sostenibilità ambientale e umana, cioè verso la natura e verso le persone, è diventato un tema cruciale, anche in conseguenza della fondamentale enciclica Laudato si' di Papa Francesco. Adesso bisogna riuscire a coniugare questo capitalismo globale che promuove l'esclusione e lo scarto con principi più attenti alla persona e all'ambiente».

Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres (Ansa)
Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres (Ansa)

L'intervento del cardinale Turkson

L’altra Davos, insomma, è un seme gettato su un terreno arido e sassoso, una provocazione, un andare fuori dagli schemi per dire che quello che la Dottrina Sociale della Chiesa predica da secoli, cioè che se l’economia si riduce a business e perde di vista la dignità concreta delle persone si crea un mondo di disuguaglianze potenzialmente distruttivo per tutti, anche per quei (pochissimi) che assommano nelle loro mani la stragrande maggioranza della ricchezza mondiale.

Il cardinale Turkson è stato chiarissimo. Se, ha spiegato, come dice il Papa nell’enciclica Laudato si’ la terra e i poveri piangono, c’è un’emergenza che va ascoltata, e «dobbiamo tutti cercare di fermare questo pianto». Siamo qui come ospiti del Forum economico mondiale, ha affermato, «perché vogliamo generare una consapevolezza globale per un cambiamento». Per Turkson le nuove tecnologie non devono «determinare ciò che siamo chiamati a diventare», ma vanno spese «per il bene comune, il bene dell’umanità, della terra e dei suoi abitanti. Non c’è un secondo pianeta in cui vivere», ammonisce, prima di chiedere al mondo politico e ai governi di riconoscere «il ruolo centrale delle religioni e delle fedi», denunciando la pratica, diffusa soprattutto nei Paesi secolarizzati, di «relegare le religioni nella sfera privata, negando la loro influenza nella vita delle persone». Turkson è intervenuto a Davos insieme al patriarca ecumenico Bartolomeo I e al rabbino capo di Mosca, Pinchas Goldschmidt, rilanciando, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, l’impegno a fare fronte comune contro la deriva dell’attuale economia di mercato.

«Sono un ingegnere e so che più complessa è la situazione, più semplice deve essere la soluzione. E quando la situazione è complessa, la prima cosa necessaria è dire la verità a tutti; poi non chiedere permesso a nessuno, ma eventualmente scusa». Con questa dichiarazione sui suoi principi diplomatici, che riprendono anche gli insegnamenti di Francesco, Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha concluso il suo intervento al vertice di Davos. Lo “stato del mondo”, questo il tema dell’intervento, è di «incertezza e instabilità» e la causa sono i «quattro cavalieri» contro cui combattere. Nell’elenco, al primo posto è la crisi climatica, «minaccia esistenziale, guerra che dobbiamo assolutamente vincere, ma che al momento stiamo perdendo». La buona notizia è che la comunità scientifica ha detto che cosa fare. L’ostacolo è che «le risorse non si sono ancora spostate dall’economia grigia all’economia verde».

I "quattro cavalieri" del segretario generale dell'Onu Guterres

  

Il secondo cavaliere è «la sfiducia globale» generata dal fatto che crescono le disuguaglianze nel mondo. Per combatterlo, bisogna garantire che «le persone abbiano voce e i governi rispettino diritti e libertà» e bisogna «lavorare insieme per una globalizzazione giusta». Poi c’è il cavaliere «aumento delle tensioni geopolitiche», rispetto alle quali c’è bisogno di un «nuovo multilateralismo» in cui le istituzioni internazionali, affinché siano efficaci nel loro lavoro, lavorino in rete e siano più inclusive: «i governi stanno rappresentando una fetta sempre più sottile della vita delle persone»; occorre quindi coinvolgere le autorità regionali e locali, la società civile, il business. Il quarto cavaliere è il «lato oscuro della digitalizzazione», che richiede si metta ordine e si diano regole.

Nessuna illusione, sia chiaro. Davos è anche un’indigestione di parole dove ogni potente tira l’acqua al suo mulino. Però le parole hanno un peso e quest’anno al Forum molte parole d’ordine sono mutate, forse anche perché ci si è resi conto, dai magnati della Gig economy ai potenti della Terra, che, se non per filantropia, bisogna cambiare per non morire come umanità. Che tutto questo sia l’inizio e l’indizio di un cambiamento?

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