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«Benediciamo le persone, non le unioni». Papa Francesco torna sulla questione delle benedizioni alle coppie “irregolari” anche dello stesso sesso, ricevendo in udienza i partecipanti alla Plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede. «L'intento delle “'benedizioni pastorali e spontanee'” è quello di mostrare concretamente la vicinanza del Signore e della Chiesa a tutti coloro che, trovandosi in diverse situazioni, chiedono aiuto per portare avanti - talvolta per iniziare - un cammino di fede. Vorrei sottolineare brevemente due cose: la prima è che queste benedizioni, fuori di ogni contesto e forma di carattere liturgico, non esigono una perfezione morale per essere ricevute'», ha sottolineato Francesco, «la seconda, che quando spontaneamente si avvicina una coppia a chiederle, non si benedice l’unione, ma semplicemente le persone che insieme ne hanno fatto richiesta. Non l’unione, ma le persone, naturalmente tenendo conto del contesto, delle sensibilità, dei luoghi in cui si vive e delle modalità più consone per farlo».
Nell’udienza precedente, ricevendo in udienza i membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, nel ventesimo anniversario dell’istituzione dell’organismo, e i Partecipanti alla Visita di studio annuale di giovani sacerdoti e monaci delle Chiese ortodosse orientali, il Pontefice ha rivolto l’attenzione non solo all’unità dei cristiani, ormai imprescindibile, ma alla pace. «Sostenuti dai santi e dai martiri che dal cielo uniti ci accompagnano, preghiamo e adoperiamoci senza stancarci per la comunione e per contrastare la carestia di pace che sta attraversando tante parti della terra, anche diverse regioni da cui voi provenite», ha sostenuto. Aggiungendo che occorre «camminare insieme nei sentieri dell'unità, che sono anche sentieri di pace».




