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giovedì 29 ottobre 2020
 
Dopo 4 anni di guerra civile
 

Siria, che fare?

15/02/2015  Poco meno di 200 mila morti, 3,3 milioni di rifugiati all’estero e 7,2 di sfollati interni: queste le cifre del disastro umanitario siriano. A Bruxelles, appellandosi all’Ue, sette autorevoli organizzazioni cristiane delle diverse confessioni (cattoliche, protestanti, ortodosse) hanno provato a indicare alcune strade. Per ridurre, almeno, le sofferenze dei profughi.

Quasi 200 mila morti, 3,3 milioni di rifugiati all’estero e 7,2 di sfollati interni, bambini che muoiono per il freddo: è la Siria dopo quattro anni dall’inizio della guerra civile che oppone le forze del presidente Bashar al Assad a un ventaglio molto variegato di formazioni ribelli, compreso l’Isis e quelle legate ad al Qaeda.

Ma la crisi in Siria, insieme alla dittatura in Eritrea, alle guerre in Somalia, Iraq e nello “Stato fallito” Libia, è anche la causa principale dei barconi per raggiungere l’Europa. Viaggi in cui l’Unhcr ha censito 3.419 morti nel Mediterraneo nel 2014 (anche se il sospetto, ma forse è più una certezza, è che gli inabissati siano in realtà di più). «Non volevo prendere la barca», dice Hamad, studente universitario che ha visto la sua casa di Aleppo crollare sotto le bombe, «perché conoscevo i rischi: due mie cugine di 6 e 10 anni sono morte affogate».

Hamad le ha provate tutte per evitare il viaggio sul barcone: scappato dalla Siria due anni fa, ha chiesto aiuto alle Ong e all’Unhcr presente nel campo profughi turco in cui si era rifugiato, ha bussato a tante porte, ha provato a chiedere un visto alle ambasciate francese e tedesca di Ankara. Eppure nessuna risposta: «Non avevo alternative, era rimasta solo la barca».

"Occorre rendere sicuro l’ingresso in Europa per chi fugge dalla guerra"

Partenza dal porto turco di Mersin e sbarco in Sicilia: ma l’Italia non è il luogo dove Hamad vuole stare, è solo una terra di transito verso il Nord Europa. Infatti lo incontro alla Stazione Centrale di Milano, dove prenderà un treno per la Germania. Secondo le regole europee, anche questi spostamenti tra le frontiere interne dell’Ue sono tutti illegali: «Lo so», aggiunge, «ma quali alternative ci sono?».

È pieno di storie simili a quelle di Hamad: la mancanza di vie legali per chi fugge dalla guerra crea illegalità e fa prosperare i trafficanti di uomini (il giovane di Aleppo finora ha speso 6.000 euro).

E quindi che fare? A Bruxelles, appellandosi all’Ue, sette autorevoli organizzazioni cristiane delle diverse confessioni (cattoliche, protestanti, ortodosse) hanno provato a indicare la strada. La Caritas, la Commissione delle Chiese per i Migranti in Europa (Ccme) e quella delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (Comece), l’Eurodiaconia, la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni (Icmc), il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e il Consiglio dei Quaccheri per gli Affari europei chiedono di rendere possibile l’ingresso in Europa in modo sicuro per chi fugge dalla guerra.

«Piuttosto che un’unica e grande soluzione», spiega Stefan Kessler del Servizio europeo dei Gesuiti, a nome del “Gruppo cristiano”, «serve una serie di strumenti legali che possono essere applicati con impatto immediato». Ne elenca quattro: i resettlements, facilitare la riunificazione familiare, i visti umanitari e la concessione di visti speciali come la protezione temporanea.

Bambini siriani alla Stazione centrale di Milano.
Bambini siriani alla Stazione centrale di Milano.

"L'Europa ne ospiti almeno 100 mila"

  

I resettlements, cioè il trasferimento di migranti verso Paesi più sicuri, sarebbero un modo per aiutare i Paesi che stanno ospitando un numero maggiore di profughi: solo il Libano, dove vivono 4 milioni e mezzo di abitanti, ospita un milione e 100 mila rifugiati siriani sparsi in 1.700 siti diversi.

«L’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite», dicono le associazioni del “Gruppo Cristiano”, «ha chiesto all’Europa di ospitarne almeno 100 mila, ma finora il numero dei resettlements attuati rimane bassissimo, ben al di sotto. Un esempio positivo è la Germania, che si è impegnata a trasferire 28 mila profughi dalla Siria».

Quanto all’unità della famiglia, è evidentemente un concetto particolarmente sentito dalle associazioni cristiane, che dicono: «Va interpretato in modo allargato, in modo che includa non solo la famiglia nucleare ma anche altri parenti, una risorsa importante quando ci si trova in situazioni di emergenza».

Infine, i visti umanitari e per situazioni di emergenza: il “Gruppo Cristiano” caldeggia la proposta, attualmente all’attenzione del Parlamento europeo, di riforma della concessione dei visti, in modo da facilitarne l’ottenimento e di ragionare in un’ottica più europea.

Indicano nella nuova legislazione brasiliana un modello positivo: chi fugge dalla guerra, può presentare la domanda di asilo politico in Brasile direttamente nelle ambasciate dei Paesi limitrofi alla Siria.

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