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martedì 29 novembre 2022
 
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"Zitto cancro, ho da fare", la sfida (vinta) alla malattia di Dykadia e le sue sorelle

05/11/2022  Storia di un hashtag che ha reso famosa una paziente oncologica e aiutato molte donne che vivono il suo stesso dramma. Uno stato mentale positivo rende il tumore meno temibile. L'importanza della prevenzione anche prima dei 40 anni

Tutto è iniziato con un selfie condiviso sui social, accompagnato dall’hashtag #zittocancro. La foto ritrae Dykadja Izidoro Paes, una giovane donna brasiliana da tempo in Italia, con il dito indice sulla bocca, tipico gesto di chi vuole zittire qualcuno. Quel qualcuno in realtà è una malattia, un tumore al seno per l'esattezza, ospite inatteso che ha bussato alla sua porta nel momento in cui ogni donna dovrebbe essere immune da brutte notizie: “Mentre allattavo il secondo figlio ho scoperto un cancro alla mammella. Mia madre è morta di tumore al seno all'età di 39 anni e mi ero ripromessa che finito l'allattamento sarei andata a fare il test genetico, invece la malattia ha fatto prima di me”. Era il 2018 e Dykadja aveva compiuto 28 anni.

 

La condivisione, una potente medicina

Gli esami hanno rivelato la presenza di un triplo negativo, un tipo di tumore molto aggressivo. Sono seguite mastectomia, chemioterapia e radioterapia ma il suo tumore è diventato subito metastatico. Dykadja aveva tutto ciò che si può desiderare, la sua vita andava alla grande e la diagnosi è stato un duro colpo d'arresto: “Fortunatamente potevo contare su una rete solida che non ha mai smesso di sorreggermi. Avevo la mia famiglia, gli amici, ma nonostante ciò sentivo forte il bisogno di confrontarmi con chi viveva quello che stavo vivendo io”.

La mano tesa arriva, inaspettatamente, dai social. In quel periodo Dykadja entra a far parte di un gruppo Facebook frequentato da donne con tumore al seno triplo negativo, proprio come lei. In quel gruppo conosce tante ragazze che si ritrovano ad affrontare la malattia da sole, completamente abbandonate a sé stesse e lei decide di dare libero sfogo alla sua resilienza per aiutarle: “Ho sempre amato la vita e ho pensato di condividere con loro il mio innato ottimismo. Sapere che anche grazie alle mie parole una di loro si sentiva meglio mi aiutava a stare bene”.

Parola d’ordine: sorridere, sempre

In quel gruppo, Dykadja conosce quattro ragazze con cui entra particolarmente in sintonia. Si scrivono ogni giorno sulla loro chat privata per condividere le novità sulle cure, sui controlli e scambiare quattro chiacchiere che fanno bene al cuore: “Quando il medico non bastava più e anzi mi spaventava, c'erano le mie compagne d'avventura. Ci scambiavamo dubbi ed esperienze, chi aveva già superato una fase condivideva la sua esperienza con le altre. Passo dopo passo, messaggio dopo messaggio, le nostre ansie si attenuavano e l'amicizia cresceva”.   

 

Un hashtag lanciato per gioco e tutto cambia

Per Dykadja e le sue sorelle è stato l'inizio di una nuova fase: “Siamo pazienti oncologiche e sappiamo benissimo che dalle metastasi non si guarisce. Non sappiamo quanto vivremo ma sta a noi decidere come vogliamo vivere. Io e le mie amiche non vogliamo perdere il sorriso. - prosegue - Questo significa fare le cose che ci fanno stare bene ed eliminare le situazioni e le persone che non aggiungono niente alle nostre esistenze. Si può solo vivere con questo peso cercando di metterlo a tacere il più a lungo possibile, ma ancor prima di essere malate siamo donne che amano la vita e abbiamo voglia di gridarlo a tutto il mondo mettendo a tacere il cancro che così subdolamente è entrato nelle nostre quotidianità”. Un giorno Dykadja immagina che quel male avesse ripreso vita, che volesse ancora parlare, gridare più forte di lei. Non gliel’avrebbe permesso, avrebbe alzato la voce e messo a tacere. Un po' per gioco e un po' per solidarietà, le amiche postano sui social i loro selfie e quelli dei loro familiari. Hanno tutti l’indice sulla bocca.     


 

Ballare, nonostante tutto ballare.

La storia di Dykadja dimostra che uno stato mentale positivo rende la malattia meno temibile. Sulla pagina di Zittocancro balla con le flebo ai polsi mentre fa le chemio e parla dell'importanza della prevenzione: “A tutte le donne consiglio di non aspettare i 40 anni. Fate un'ecografia all'anno ma iniziate fin da giovanissime a prevenire il tumore!”. Oggi l'associazione organizza corsi e raccolte fondi, centinaia di persone la seguono in questa battaglia compresi volti noti dello sport e dello spettacolo tra cui Marek Hamsik, Marco D’Amore e Francesco Sarcina. Ciò che è iniziato come un gioco si è trasformato in un movimento che sensibilizza a vivere nel migliore dei modi il processo di guarigione” -, spiega Dykadja - “Sono sempre stata ottimista e non voglio perdere il sorriso. Con la nostra idea, nella sua semplicità, invitiamo le altre donne che stanno affrontando il nostro stesso percorso a sentirsi meno sole. Le incentiviamo a non vergognarsi se perdono i capelli e a condividere quello che hanno dentro con i loro cari. Perché la condivisione, davvero, è una delle terapie più efficaci che esistono per ridurre i carichi che ognuno di noi deve sopportare”, conclude.

 
 
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