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lunedì 13 luglio 2020
 
La storia
 

La suora-medico a Bergamo ci rivela: «Io, vittima di uno scherzo»

13/04/2020  La religiosa del Congo è in prima linea a Zogno, in provincia di Bergamo, dove visita i pazienti in casa: «Persone abbandonate, cerco di dare una parola». Per tre anni ha prestato servizio nelle navi della Guardia Costiera nel Mediterraneo, ora sogna una specializzazione per tornare nella sua Africa: «Temo le conseguenze della pandemia».

Dura anche dodici ore di fila il servizio che suor Angela Bipendu, religiosa delle Discepole del Redentore laureata in medicina, svolge ogni giorno per i malati di Covid-19 a Zogno, paesino nella bergamasca tra i più colpiti dal virus. La suora, originaria della Repubblica Democratica del Congo, li visita a casa come volontaria di una équipe dell’Usca, le unità speciali di medici che assistono domiciliarmente pazienti accertati di coronavirus o con ogni probabilità positivi. Con guanti e mascherina, la dottoressa col velo misura la febbre, ascolta i polmoni, prescrive l’ossigenoterapia a chi soffre di altre patologie come diabete o ipertensione.

Il lavoro prosegue anche di notte, quando suor Angela presta servizio nella Guardia medica di Villa d’Alme. Ed era notte, sabato scorso quando, mentre i cristiani di tutto il mondo celebravano la Pasqua, la religiosa ha sentito squillare il telefono centrale. Subito ha pensato ad un’urgenza dell’ultima ora o magari al solito vecchietto che chiama spesso i dottori per poter scambiare due parole. Invece dall’altra parte della cornetta ha sentito le seguenti parole: «Pronto, parlo con la Guardia medica di Villa d’Almè? Chiamo dalla Città del Vaticano, vorrei ringraziare tutti voi e suor Bipendu per ciò che state facendo». L’interlocutore ha detto di essere Papa Francesco che, informato del servizio svolto dalla religiosa, voleva esprimerle personalmente la gratitudine. 

Una telefonata dettagliata in cui il Papa ha preso appuntamento con suor Bipendu appena terminata l’emergenza e le ha pure impartito la sua benedizione. Purtroppo, però, si trattava di uno scherzo. Qualche buontempone ha pensato di rubare il cellulare ad un collega di un’altra Guardia medica e prendersi gioco della suora - peraltro appena ritornata dalla constatazione di un decesso - imitando alla perfezione la voce di Bergoglio. 

Suor Angela racconta a Famiglia Cristiana di averlo scoperto neanche ventiquattr’ore dopo dalla conversazione con il presunto Pontefice, dopo che aveva condiviso la gioia con i colleghi e la superiora madre Maria e la notizia aveva cominciato a fare il giro del web. «Erano le 22.55 quando mi ha telefonato un numero di cellulare, non era un anonimo. Il nostro centralino ha registrato subito il numero. Pensavo ad un paziente, invece mi ha detto di essere il Santo Padre. La voce era uguale… Mi ha chiesto anche il mio contatto privato e naturalmente gliel’ho dato. Ero molto emozionata». Alle 21 di ieri sera, racconta suor Bipendu, lo stesso numero l’ha richiamata: «Mi ha detto di essere un collega di un’altra Guardia medica, a cui nel pomeriggio gli era stato rubato il telefonino che ha poi ritrovato nella buca della sua postazione. Diceva che stava richiamando tutti i numeri ritrovati tra le chiamate recenti e che sul suo cellulare ha ritrovato anche messaggi minacciosi e immagini sconce inviate ad altri contatti».

Il collega in questione dice di voler procedere per vie legali. Suor Angela, invece, si porta dentro un po’ di delusione: «Era stato un bel regalo poter parlare con il Papa. Mi sembra un gesto molto grave». Sarà forse frutto dell’invidia di alcuni colleghi che hanno visto nel giro di pochi giorni diventare la suora una sorta di celebrità, intervistata da televisioni e giornali di tutta Italia? «Mah, può darsi. Ci sono stati in effetti un po’ di scontri in questi giorni, alcuni medici si sono lamentati di trovarsi spesso giornalisti fuori la porta. Io non ho mai contattato nessuno, c’è un ufficio stampa che gestisce tutto. Quando mi chiedono una intervista racconto solo il mio servizio professionale, non mi interessa diventare famosa, voglio solo aiutare gli altri».

Il «servizio professionale» di cui parla la suora è una storia tutta da raccontare. Angel, questo il suo vero nome, non è solo un medico volontario in prima linea nell’emergenza di Covid-19: nel suo curriculum annovera anche tre anni di volontariato con il Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta) sulle navi della Guardia Costiera per soccorrere i migranti nel Mediterraneo. Lei che, terrorizzata dall’acqua sin da bambina, non ha esitato un attimo ad imbarcarsi per curare ustioni e ipotermie e far partorire le donne in mezzo al mare. «Quante cose ho visto! Da ogni nave mi porto dietro un ricordo, bello, brutto, drammatico. Ho curato, aiutato, assistito e, quando c’è stato bisogno, ho anche rimproverato», racconta in un italiano perfetto.

Suor Angela si sente infatti italiana a tutti gli effetti. È venuta qui sedici anni fa quando, dopo aver preso i voti a 19 anni, aveva deciso a 35 di iscriversi a Palermo alla Facoltà di Medicina perché «non volevo rimanere suora e non fare nulla. C’è gente che ha bisogno di aiuto». Prima erano i migranti, adesso i malati di coronavirus ai quali cerca di garantire un servizio non solo medico: «Sono persone spesso abbandonate a sé stesse, molti medici sono contagiati, i parenti sono in quarantena e nessuno può andarli a trovare. Io provo a dare una parola di fede e di coraggio. Esco da quelle case con un peso sullo stomaco perché vorrei fare di più, come rimanere lì a scambiare quattro chiacchiere con la signora sola che mi chiede di farle compagnia. Ma la fila è lunga e ci sono altri pazienti che mi aspettano».

Adesso, suor Bipendu dice che la situazione a Zogno «si è quasi normalizzata» e si registrano meno contagi e decessi: «Una sera ho dovuto registrare io stessa sedici morti, tutti nel giro di un giorno. È stato drammatico». Lei rimane comunque attiva H24, nonostante tutte le difficoltà. E già fa progetti per il futuro: «Vorrei specializzarmi in chirurgia o cardiologia per poter tornare in Congo e insegnare agli altri quello che ho imparato. Sono preoccupata per la mia Africa. Molti Paesi e villaggi, soprattutto della mia zona già piagata dall’Ebola, sono in quarantena e temo che si salveranno dal virus ma moriranno di fame visto che non possono andare a lavorare nei campi e portare cibo a casa». 

Suor Angela non può fare altro al momento che pregare per il suo popolo. Ora sente di dover rimanere «in trincea» nella Bergamasca. Senza paura? «Sì, senza paura. Un medico non deve avere paura. Ho visto colleghi infettarsi e perdere la vita, c’è un bene più grande da compiere. Poi, mi affido al Signore. È Lui che mi ha dato sempre la forza di andare oltre le mie capacità. Io non so nuotare, si figuri se mi avventuravo in nave aperto! Ho fatto tante cose e continuo a farle, è vero, ma non è certo merito mio».

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