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sabato 25 giugno 2022
 
 

Una foglia d'acero sulla maglia rosa

27/05/2012  Il canadese Ryder Hesjedal, 32 anni, assolutamente ignorato d tutti i pronostici, ha vinto il novantacinquesimo Giro d'Italia. La crisi del ciclismo italiano.

Il Giro d'Italia numero 95, che è stato anche per le sue prime tre giornate un giretto in Danimarca, è stato vinto da Ryder Hesjedal, 32 anni, assolutamente ignorato da ogni pronostico della vigilia e adesso primo canadese a far sua la corsa rosa, vittorioso in extremis, a cronometro e per soli 16”, su Joaquim Rodriguez spagnolo tra i favoriti della vigilia e Thomas De Gendt belga di valore medio/alto.



Dal 1995 di Rominger svizzero primo, Berzin russo secondo, Ugrumov lettone terzo non c'era più stato un podio senza italiani. Dopo 21 tappe e 3500 chilometri il ricordo positivo massimo nostro riguarda Matteo Rabottini, 24 anni, eroe di un giorno a Pian dei Resinelli, riguarda due volate vittoriose, una di Roberto Ferrari, 29 anni, corsaro e ogni tanto un po' pirata, e una di Andrea Guardini, 23 anni, uno da fondo classifica però grande speranza dello sprint, possibile erede di Mario Cipollini e Alessandro Petacchi, vittorioso anche sul presunto imbattibile inglese Mark Cavendish (ma lo stesso Guardini ha provveduto poi a farsi espellere per scia irregolare).

La conferma al Giro di una crisi nostra: lo si sapeva, ma fa sempre male constatare che il pessimismo ha una base logica e che i rimedi, se esistono, consistono in provvedimenti di lunga gittata, come il “fare” pedalatori al Sud. Il punto più alto di discussione è stato toccato sabato, dopo l'arrivo solitario allo Stelvio di De Gendt, quando si doveva decidere se il d.s. Beppe Saronni aveva fatto bene o male a non fermare il compagno di squadra Damiano Cunego, in fuga da un bel po' ma senza grande costrutto, e senza purtroppo ritrovare, a trent'anni, il se stesso vincitore del Giro 2004, per attendere e aiutare, lui ormai fuori classifica, il capitano Michele Scarponi che era uscito, peraltro per pochi minuti e pochi metri, dal gruppo dei migliori (molto fra parentesi, visto che non ci pare si tratti di una questione cruciale, siamo con Saronni: su certe salitone ognuno è solo con se stesso, un compagno di squadra serve soltanto per fare coro nei gemiti)

 
 
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