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Vaticano e Palestina, quel che Israele non dice

18/05/2015  Polemiche nello Stato ebraico dopo l'incontro tra papa Francesco e Abu Mazen. Tra "Papa ingenuo" e "cristiani in fuga", molti argomenti non reggono.

La bandiera della Palestina in piazza San Pietro. sullo sfondo, una delle due sante palestinesi (Reuters).
La bandiera della Palestina in piazza San Pietro. sullo sfondo, una delle due sante palestinesi (Reuters).

Yediot Ahronot (in ebraico Ultime notizie) è il giornale più seguito in Israele.  Varrebbe la pena, quindi, di pubblicare per intero l'editoriale di Noah Klieger, intitolato "Il Papa ingenuo e il suo angelo della pace di Ramallah", perché fa perfettamente intendere cosa si agita nella pancia del Paese e da dove vengono molte delle argomentazioni avanzate in queste ore anche dall'ebraismo italiano.

Tentiamo noi un riassunto.
1. "Sua Santità o è molto ingenuo o non ha la minima idea di ciò che è successo in Medio Oriente negli ultimi settanta'anni". Sono, quasi alla lettera, le cose che Klieger ha scritto in un altro articolo di Barack Obama e del tentativo di accordo sul nucleare con l'Iran.

2. "Abbas guida un'effimera Autorità che esiste soprattutto grazie alle donazioni degli altri Paesi e alla buona volontà e alla pietà dello Stato di Israele".

3. "Lo stesso Vaticano è un'entità effimera".

4. "Se Francesco capisse qualcosa di ciò che accade nella nostra regione... potrebbe chiedere all'angelo della pace di Ramallah perché negli anni quasi tutti i cristiani sono scappati o emigrati dai territori controllati dai palestinesi, mentre in Israele centinaia di migliaia di cristiani vivono pacificamente e godono della più ampia libertà di religione".

5. "Noi (gli ebrei, n.d.r) non abbiamo bisogno di alcuna attenzione da parte della Chiesa cattolica, che ha prodotto nel tempo i più feroci assassini di ebrei: dai crociati a Symon Petlura, dall'inquisizione spagnola a Bohdan Khmelnytski. La maggior parte dei tedeschi erano anche seguaci della Santa Sede".

Crediamo che il buon Klieger non possa lamentarsi, i suoi argomenti sono questi. Possiamo invece lamentarci noi della sua correttezza. Papa Francesco non ha detto che Abu Mazen "è un angelo della pace. Sarebbe stato bizzarro, in effetti, ed è un po' sciocco pensarlo. Il Papa ha detto ad Abu Mazen "sia un angelo della pace": lo diventi, si adoperi per esserlo, insomma. Un auspicio di cui anche Israele dovrebbe rallegrarsi, altro che ingenuità.

E a proposito di ingenuità: tutti coloro che non la pensano esattamente come il Governo israeliano di turno si beccano questa irridente accusa. Può anche darsi che sia vero, per carità. Ma ne siamo proprio sicuri? Davvero Israele conosce così bene il Medio Oriente? E se lo conosce così bene perché passa da una guerra all'altra? Perché il baricentro della sua politica si sposta sempre più verso il nazionalismo spinto e verso il bellicismo? Perché si ritrova oggi schierata con le monarchie del Golfo, ispiratrici e finanziatrici di tutti i peggiori movimento estremisti e terroristici islamici, a cominciare dall'Isis, che nel Medio Oriente portano barbarie e devastazione? Forse Klieger, e non solo lui, confonde due concetti: la sicurezza e la convenienza politica di Israele e la stabilità e prosperità del Medio Oriente. Che a volte coincidono ma altre volte no. 

Assai divertente, poi, è il punto 3. Che il Vaticano sia "un'entità effimera" non è che la ripetizione della famosa frase di Stalin, che si chiedeva, credendo di essere spiritoso, quante divisioni avesse il Papa. Non per dire ma il Vaticano è ancora lì e l'Urss è sparita da un pezzo. Non solo: ma se il Vaticano è così da poco, perché certi israeliani si arrabbiano tanto? La verità è che Israele deve confrontarsi con un'impazienza che cresce in tutto il mondo, mica a Roma. Quella stessa che ha ispirato (per citare i fatti più recenti) i voti dei Parlamenti francese e inglese e di quello (assai più ambiguo, ma si sa, siamo italiani) di quello nostro, inclini al riconoscimento della Palestina come Stato. Per non dire della decisione del Governo della Svezia. Come si vede, gli ingenui sono sempre più numerosi.

Più sostanziali, anche perché di frequente ripetuti anche da noi, sono i punti 2 e 4.  L'Autorità palestinese esiste e resiste grazie alla pietà di Israele (che, si suppone, potrebbe cancellarla quando vuole. Per fare che, un solo Stato in cui ebrei e musulmani sarebbero in numero quasi pari? Bel colpo...) e dai territori palestinesi i cristiani scappano, mentre in Israele restano. Ma se l'Autorità esiste solo perché Israele lo permette, forse Israele ha qualche responsabilità per ciò che vi succede, o no? In altre parole: per quanto Klieger possa vender fumo, i cristiani di Betlemme e dei Territori emigrano non tanto perché perseguitati dai musulmani (anche se non mancano gli episodi di intolleranza) ma perché l'occupazione israeliana, posti di blocco, le continue confische di terre e il costante incremento degli insediamenti rendono la vita durissima, ai limiti dell'impossibile. Forse i cristiani scapperebbero anche da Israele, se Israele fosse occupato dagli eserciti arabi.

La sordità autoreferenziale di Israele (nessuno ci capisce, tutti ci odiano, nessuno capisce il Medio Oriente, ecc. ecc.), elemento connaturato all'ondata di nazionalismo a sfondo religioso che Benjamin Netanyahu prova a cavalcare, può diventare un problema serio. Così come serio è stato per molti anni ed è tuttora il basso livello della politica palestinese, la sua litigiosità, la mancanza di vera democrazia interna e di ricambio delle classi dirigenti, per non parlare dei livelli di corruzione. Abu Mazen dia retta a papa Francesco: diventi un angelo della pace. Non ha molte altre strade e i palestinesi gliene saranno grati. 






  

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