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mercoledì 10 agosto 2022
 
FIRENZE
 

«Vescovi e sindaci insieme per difendere i diritti: di tutti, senza frontiere»

26/02/2022  Monsignor Antonino Raspanti, vice presidente della Conferenza episcopale italiana, ed Enzo Bianco, già primo cittadino di Catania e ora presidente del consiglio dell'Anci (che coordina gli 8000 Comuni d'Italia), spiegano gli obiettivi e i risultati auspicati del summit "Mediterraneo, frontiera di pace" giunto alle sue battute finali, con negli occhi e nel cuore la tragedia dell'Ucraina

Sopra, l'inizio dell'ultimo giorno dei lavori del summit "Mediterraneo, frontiere di pace" a Palazzo Vecchio, Firenze. In alto,Enzo Bianco, 71 anni. In copertina, monsignor Antonino Raspanti, 62. Foto Famiglia Cristiana/Luciano Regolo.
Sopra, l'inizio dell'ultimo giorno dei lavori del summit "Mediterraneo, frontiere di pace" a Palazzo Vecchio, Firenze. In alto,Enzo Bianco, 71 anni. In copertina, monsignor Antonino Raspanti, 62. Foto Famiglia Cristiana/Luciano Regolo.

«Oggi noi qui abbiamo un compito importante: aprire un percorso; aiutare l'Europa, fin qui forse troppo attenta al Nord, a guardare al Sud». Enzo Bianco, 71 anni compiuti qualche giorno fa proprio a Firenze, già primo cittadino di Catania e oggi presidente del consiglio dell'Anci, l'associazione che coordina gli 8000 Comuni d'Italia, ha introdotto, nella splendida cornice della  Sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, i lavori del summit "Mediterrano, frontiera di pace" giunto alle sue battute finali, con negli occhi e nel cuore la tragedia che si sta consumando in Ucraina.

«È inutile negare che i lavori sono stati segnati dalle notizie che arrivano da Kiev e dalle altre città ucraine», ha confermato monsignor Antonino Raspanti, 62 anni, vice presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). «È stato importante lo spirito di collaborazione e d'intesa tra autorità relisioe e civili di fronte a questa emergenza», ha aggiunto il vescovo di Acireale. «Ci sono già intese, ha assicurato il vescovo di Vilnius, per accogliere 100 mila rifugiati tra le Repubbliche baltiche e altri Paesi dell'Europa dell'Est. Altri saranno assistiti in Polonia. Questo è un aspetto molto importante per il grande di flusso di rifugiati che sta abbandonando l'Ucraina»

«Paradossalmente è come se la drammacità di queste ore abbia spinto ciascuno di noi a parlare più liberamente, a espriemere il dolore e le difficoltà delle comunità d'appartenenza, il che ha reso più agevole trovare soluzioni concrete», ha oprecisato monsignor Raspanti. «Siamo riusciti a portare a termine alcuni obiettivi che erano stati indicati a Bari, nel febbraio 2020. Il primo aspetto importante ha riguardato i giovani: pensiamo a una serie di prfogetti finanziati e riuscit per l'educazione, la formazione culturale e l'avviamento al lavoro. Un altro aspetto molto importanter ha riguardato e riguarda la gestione dei flussi migratori. Corridoi umanitari, ma non solo. Si è ancora una volta ervidenziato che la mobilità non è di per sè negativa, nel senso che può propiziare incontri e arricchimenti cuturali reciproci, ma la sfida è riuscire ad aiutare le persone costrette ad andare via dal proprio Paese a tornare, una volta formate e a patto di garantire loro le ciondizioni di pace, di giustizia e di sviluppo economico-sociale».

Uno spirito, quello descritto da Bianco e da monsingor Raspanti, che di certo troverà eco nella Carta  che verrà firmata alle 12, nel cui testo, si auspica, venga anche evidenziata la ricerca della pace e ladifesa dei diritti umani (tutti e per tutti). Dirtti che non devono conoscere alcuna frontiera.

«Vedere l’uno di fronte all’altro anche in un contesto così drammatico, tutti i primi cittadini e le autorità religiose delle città che si affacciano sul Mediterraneo è stato emozionante, ma anche incoraggiante, perché dà il senso della forza che può venire dal dialogo», ha concluso Bianco. «Che cosa possono fare i sindaci di fronte a gravi crisi internazionali come quella che stiamo vivendo? Innanzitutto infondere speranza e coraggio alla comunità, questa è la cosa più importante. Abbiamo percepito anche qui in Italia, nelle famiglie un’angoscia e una preoccupazione crescente, il nostro impegno principale sarà rasserenare le persone e poi far sì ciascuno nei propri ambiti che anche ricorrendo a mezzi di pressione si arrivi a far finire al più presto l’aggressione russa per riprendere il dialogo e la strada verso una soluzione negoziale. Già nello scorso agosto le nostre città si sono distinte dando disponibilità ad accogliere in poche ore, in pochi giorni 5000 profghi afghani».

 
 
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