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mercoledì 23 settembre 2020
 
 

Zero in condotta ai Grandi della Terra

28/06/2010  C'è chi lo ha definito "il vertice della vergogna", chi denuncia l'assenza di proposte concrete, con un'Italia più avara che mai. In ogni caso, il miliardo di poveri attende.

Sergio Marelli, direttore di Focsiv (la Federazione delle Ong di matrice cristiana) e portavoce della Gcap, la coalizione italiana contro la povertà.
Sergio Marelli, direttore di Focsiv (la Federazione delle Ong di matrice cristiana) e portavoce della Gcap, la coalizione italiana contro la povertà.

G8-G20 di Toronto: ancora un nulla di fatto  «Il G8 della vergogna cancella gli impegni di Gleneagles e volta le spalle ai poveri» (Oxfam-Ucodep); «Zero in condotta per i leader mondiali» (Actionaid); «Vertice inutile, Italia in fuori gioco, tutto rinviato» (Gcap Italia); «Basta con la danza delle elemosine e i tagli al sociale» (Fair); «Governo italiano come la Nazionale di calcio, in campo senza risultato» (Focsiv);  «Piano per la salute materno-infantile: segnale positivo ma insufficiente» (Amref).

    Quanto mai eloquenti i commenti della società civile, del mondo delle Ong e del volontariato internazionale all’inconcludente vertice dei G8/G20 di Toronto. Parole di fuoco, unanimi, di amarezza e delusione. Una condanna senza mezzi termini per l’occasione perduta nella lotta alla miseria e nella faticosa costruzione di un mondo migliore, meno diseguale.

    I due summit (degli 8 Grandi e dei 20 Paesi di maggior peso dal punto di vista delle rispettive economie) si sono conclusi con un nulla di fatto, rispetto agli impegni per la riduzione della povertà nel pianeta, per il raggiungimento degli Obiettivi del millennio e per la lotta ai cambiamenti climatici. Tutto rinviato, ancora una volta, al prossimo appuntamento, a Seoul, in Corea del Sud.

    «A ogni vertice, un passo indietro», è il commento di Sergio Marelli, direttore della Focsiv (la federazione delle Ong di matrice cristiana) e portavoce della Gcap Italia, la Coalizione italiana contro la povertà che raggruppa oltre 70 organizzazioni e associazioni in rappresentanza di 10 milioni di italiani. «Ormai sembra essere questa la logica degli appuntamenti delle 20 maggiori economie del pianeta. Venti capi di Stato e di Governo che rappresentando il 90% della ricchezza mondiale ed il 75% del totale della popolazione potrebbero compiere atti decisivi per uscire dalla drammatica crisi in cui versa l’economia globale. E invece nulla».

Anche questo G8 è stato caratterizzato da cortei di protesta, a Toronto, in Canada
Anche questo G8 è stato caratterizzato da cortei di protesta, a Toronto, in Canada

Particolarmente severo il giudizio nei confronti del governo italiano: «L’Italia si presentava al Summit con un buco di 21 miliardi di dollari rispetto alle promesse mancate di questi anni, senza nemmeno aver saldato i conti con il Fondo Globale per la lotta all’Hiv/Aids per circa 280 milioni di euro, e rimanendo nelle ultime posizioni nell’iniziativa per la sicurezza alimentare annunciata l’anno scorso a L’Aquila», dice Actionaid.

    E l’Organizzazione non governativa Oxfam-Ucodep aggiunge che il nostro premier Berlusconi è l’unico, al termine del vertice, a non aver fornito alcuna indicazione circa gli impegni italiani, «nemmeno riguardo all’iniziativa del nuovo fondo materno-infantile».

    «La Coalizione italiana contro la povertà», conclude la Gcap Italia, «al termine dei Vertici dei G8 e dei G20 di Toronto non può che manifestare la propria grande disillusione per quello che poteva e doveva essere un appuntamento decisivo in vista del prossimo Summit delle Nazioni Unite che a settembre di quest’anno dovrà valutare i progressi compiuti rispetto agli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio assunti dai 192 Stati membri Onu nell’anno 2000».

Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama durante il suo intervento al vertice G20 di Toronto.
Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama durante il suo intervento al vertice G20 di Toronto.

G8-G20 di Toronto: "Le parole non sfamano le pance vuote"

  

Entrambi le dichiarazioni finali dei summit, sia quella dei G8 che dei G20, si caratterizzano ancora una volta con una serie di generici annunci di buone intenzioni, senza nessun impegno preciso, né in termini di cifre né di tempi: «Le parole non sfamano milioni di pance vuote, i tagli nemmeno», ha sottolineato Luca De Fraia, vicesegretario generale di Actionaid. E le pance vuote, a oggi, sono salite a oltre un miliardo.

    I capi di Stato e di governo presenti a Toronto non hanno nemmeno fatto un riferimento agli impegni già presi in passato, e ampiamente disattesi. Anche l’ultimo di questi, i 22 miliardi di dollari che il G8 dell’Aquila aveva deciso di destinare alla sicurezza alimentare, sembra finito nel dimenticatoio, e solo 6,5 miliardi sono stati realmente impegnati.

    È caduta invece nel vuoto – a causa di veti incrociati – la proposta presentata dai governi francese e tedesco di istituire una piccola tassa sulle transazioni finanziarie a carattere speculativo, un’imposta ridottissima (la proposta parlava di 0,05%), che tuttavia avrebbe potuto creare un fondo di centinaia di milioni di dollari da destinare alla lotta contro la povertà.

    L’unica iniziativa nuova decisa a Toronto è quella lanciata dal Governo canadese, di istituire un fondo di 5 miliardi di dollari da spendere nei prossimi 5 anni a favore della salute materno-infantile. «Briciole», dicono i rappresentanti della società civile: è il 5% di quanto sarebbe necessario per «cancellare lo scandalo delle 350 mila donne che ogni anno continuano a morire per ragioni legate alla gravidanza e al parto e dei 5 milioni di bambini che perdono la vita per la mancanza di cibo». C’è il dubbio, inoltre, che questi 5 miliardi di dollari non siano nuovi stanziamenti, ma un “riciclaggio” di fondi già stanziati precedentemente.

    «I Governi dei G20 a Toronto», ha aggiunto Sergio Marelli (Focsiv e Gcap Italia), «hanno ancora una volta dimostrato di essere comparse rispetto ai veri attori della scena internazionale: i grandi finanzieri e gli speculatori privi di scrupoli che lucrano sulla pelle di chi perde il lavoro nei Paesi ricchi e di chi non lo ha mai avuto nelle tante realtà povere dei Paesi in via di sviluppo».

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