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Sono andati al voto in tantissimi. A Taiwan 23 milioni di cittadini, pari a oltre il 70 per cento degli aventi diritto al voto, si sono recati alle urne. Una grande prova di democrazia che ha portato alla presidenza, con il 40,2 per cento delle preferenze, William Lai Ching-te. «Pechino affronti la realtà e rispetti i risultati delle elezioni», ha commentato il ministero degli Esteri di Taipei in risposta ai funzionari cinesi che si affrettavano a dire che le questioni di Taiwan sono un «affare interno della Cina». In un suo comunicato il ministero degli Esteri ha osservato che Taiwan ha ricevuto e congratulazioni, per le elezioni, da parte di 12 alleati diplomatici e da oltre 50 Paesi nel mondo. Tra questi anche gli Stati Uniti, sebbene gli americani abbiamo sottolineato che no appoggiano l’indipendenza del Paese. Secondo il comunicato, dunque, la posizione della Cina «è in contrasto con il consenso internazionale e lo status quo nella regione».
Dal canto suo il ministero degli Esteri cinese «deplora fortemente» la dichiarazione degli Stati Uniti sul voto a Taiwan, con le congratulazioni di Washington a Lai Ching-te per la sua vittoria. «La dichiarazione americana», si legge nel comunicato che rivendica l’obiettivo della Cina di riunificare Taiwan con Pechino, «invia un segnale profondamente errato alle forze separatiste a favore dell'indipendenza di Taiwan».
Il neopresidente ha subito dichiarato: «Proteggeremo l'isola dalle minacce e dalle intimidazioni».




