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Pubblichiamo le parole pronunciate da Romano Prodi ai funerali della moglie Flavia Franzoni a Bologna, il 16 giugno 2023 nella Chiesa di San Giovanni in Monte.
Sono qui per ringraziarvi. Mi scuso se tanti non sono potuti entrare in chiesa, ma Flavia avrebbe scelto la sua e la nostra parrocchia, dove ha sempre pregato con me, con Giorgio e Antonio e con gli amatissimi nipoti. Le autorità e don Matteo ci avevano offerto alternative forse più spaziose, ma Flavia avrebbe scelto San Giovanni in Monte.
Ho visto Flavia sorridermi per l’ultima volta sul sentiero fra Gubbio e Assisi, dopo due giorni di pura felicità, con alcuni dei nostri più cari amici. Siamo stati per 54 anni sempre “insieme”, nei lunghi momenti di gioia e anche nel dolore, nella salute e malattia, e, come anche dice la preghiera, in tutti i giorni della nostra vita. Ai 54 anni del nostro matrimonio, si aggiunge il ricordo degli oltre due anni di corteggiamento: mai mi sono pentito di avere così tanto insistito. Perché poi abbiamo condiviso tutto: dalla nostra presenza in questa città tanto amata, alla scelta della presidenza dell’IRI, poi alla vita politica a Roma e a Bruxelles.
Abbiamo sempre parlato di tutto e ho chiesto a lei infiniti consigli. Anche ieri sera, parlando con Giorgio e Antonio, mi è venuto spontaneo dire “questo lo chiedo a Flavia”. A me ha sacrificato la sua carriera, ma non ha rinunciato al suo continuo studio, al suo continuo approfondimento nella conoscenza del Welfare, con una presenza intellettuale discreta e raffinata per fare in modo che le istituzioni potessero adempiere al loro compito di proteggere coloro che più ne hanno bisogno. È stato un impegno innovatore e intellettualmente all’avanguardia, portato avanti con generoso disinteresse dalla Fondazione Zancan, alle istituzioni cittadine, a cominciare dal suo amatissimo IRESS.
Mi è sempre stata vicina nell’impegno politico, con una continua condivisione accompagnata da un radicalismo dolce e persuasivo, sempre guidato da una profonda conoscenza dei problemi e dei fatti. Amava ripetere, con passione, che per ogni lacerazione è necessario fare un rammendo. Aveva come obiettivo la costruzione di un’Italia limpida e discreta, ma un’Italia seria, molto seria. Tutto questo accompagnato da un profondo senso religioso, anch’esso espresso in modo coerente e discreto.
Una Flavia affezionata alla comunità, alla città, allo Stato. Ma anche il pilastro della nostra famiglia. Il dialogo continuato con Giorgio e Antonio, condotto con dolcezza e severità: “mamma, tu sei come un materasso”. Un colloquio che è continuato fino agli ultimi giorni con la stessa dolcezza, anche se con meno severità, con gli amatissimi nipoti. Tutto questo ha contribuito a riempire la nostra casa, come ha detto Chiara, che era oramai solo abitata da Flavia e da me.Questi sono i pochi pensieri che volevo condividere con voi nel momento in cui salutiamo Flavia per l’ultima volta.
Non pensate però che la nostra lunga vita “insieme” sia stata solo una vita di scambi intellettuali o di preoccupazioni. Abbiamo vissuto “insieme” cielo e terra. Tanta felicità fra di noi, felicità con gli amici e lunghe e belle vacanze con tutta la tribù. Proprio alla vigilia della partenza per Assisi, mentre passeggiavamo per le vie di Bologna, ci siamo chiesti se dal Paradiso si possa eventualmente vedere Piazza Santo Stefano.
Io credo proprio di sì.
Romano Prodi




