Il neopresidente della regione Campania Roberto Fico considera «provvedimento di civiltà» la possibilità acquisita nella sua terra di abortire con farmaci a casa o in ambulatorio: «Per una sanità più vicina alle persone». Che bel vanto. Torniamo in casa, a subire da sole le conseguenze traumatiche di un atto violento, comunque lo si pensi; non naturale, comunque lo si pensi; pericoloso, comunque lo si pensi. Un ingombro, un fastidio, il famoso grumo di cellule da espellere.

Alla fine, è sempre un problema di costi. Il ricovero in ospedale costa di più. Due pillole a casa tua fanno risparmiare un sacco, soldi e spazio. Ora, sono certa che i cittadini campani abbiano diritto a una sanità migliore. A ospedali e ambulatori puliti, accoglienti, a personale formato e sereno, liste d’attesa che consentano la cura nei tempi prescritti. Era la priorità facilitare ulteriormente l’aborto? Cancellare con una firma qualsiasi riflessione e discussione sull’origine della vita, che non è un’opinione sottoposta a interessi e ideologie.

Se non bastasse il senso comune, fidatevi della comunità scientifica, delle ecografie, dell’analisi del Dna. Cancellata con una firma la verità, così semplice ed evidente. Davvero una bella mostrina da collezione per il suo partito, presidente! Davvero una bella prova di apertura, di considerazione per le diverse sensibilità della sinistra. Davvero un’osservanza piena della tanto decantata legge 194, da riscrivere in senso semmai più restrittivo, date le acquisizioni mediche in cinquant’anni.

Ogni donna può, se accompagnata e non spinta frettolosamente a disfarsene, dare alla luce un bambino e donarlo perché una famiglia desiderosa lo adotti. Ogni donna può, se seguita e sostenuta, scegliere perfino di non abortire più. Già, le donne. Non sono, checché se ne dica, le uniche sole (soprattutto sole) protagoniste di un’interruzione di gravidanza. In loro palpita una vita, benché sia sminuita e oscurata. C’è. Questa è la verità innegabile.

Banalizzare l’aborto, ridurlo all’estrazione di un dente, aiuta davvero a nascondere la coscienza della verità? A convincere se stessi e tutti che si tratti di atto buono e giusto? Quando si deplora la crisi della natalità, la decrescita così infelice nel nostro Paese. Quando aumentano congelamenti di ovuli, affitti di uteri, compravendita di spermatozoi per averli, i figli. Certo, ci si può abituare anche a “sveltire” le pratiche abortive. Ci abituiamo alle condanne a morte in piazza, alle stragi in guerra. Ci possiamo anche abituare ad abortire in casa tra una passeggiata e una serata con gli amici. Bisogna spiegare però perché a quella mamma che ha seppellito due bimbi appena nati hanno dato una condanna a 24 anni di reclusione. Cosa cambia, tra una vita di tre o nove mesi? Ma questi pensieri non si possono esprimere, tanto più scrivere: attentato ai diritti, alle libertà. Per fortuna c’è la Chiesa, ci sono i Papi, per cui uccidere un bambino non sarà mai, mai, considerato un diritto.