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Se n’è andato a 85 anni, all’improvviso, nella sua casa di villeggiatura in Valle d’Aosta, Vladimiro Zagrebelsky, fratello di Gustavo ex presidente della Consulta, insigne giurista. Una voce autorevole e chiarissima, capace di spiegare in poche parole i misteri del diritto ai non addetti ai lavori. Aveva avuto una carriera poliedrica e per questo adatta ad analizzare gli impatti del diritto sulla vita delle persone da tutti i punti di vista.
Sapeva tradurre concetti complessi in parole semplici e non faceva mai mancare la sua disponibilità a spiegare – persino senza chiedere di essere citato, per il puro spirito di servizio di rendersi utile alla cittadinanza anche solo come "intermediario nascosto" (anche se poi veniva citato sempre per l'autorevolezza del suo parere) –, due tratti che dicevano della signorilità dell’uomo oltreché della passione civile e della convinzione che passasse per lo spezzare il pane al servizio degli altri, nella convinzione che il diritto e i diritti fossero al servizio dell’uomo: lo stesso concetto ma laico del sabato per l’uomo. Tra le molte pubblicazioni cui aveva legato il suo nome Zagrebelsky c’è La magistratura ordinaria dalla Costituzione a oggi (in Storia d’Italia. Annali 14., Legge diritto giustizia, a cura di L. Violante, Torino, Einaudi, 1998), una storia accuratissima dell’ordinamento giudiziario italiano e delle sue implicazioni.
Nato a Torino nel 1940, si era laureato in Giurisprudenza nel 1963, entrando in magistratura due anni più tardi. Una carriera giurdica e accademica votata alla tutela dei diritti fondamentali e al funzionamento della giustizia, che concepiva come servizio al cittadino e valore fondamentale della democrazia. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo in magistratura, presiedendo la Corte di Assise di Torino tra il 1987 e il 1990 e ricoprendo il ruolo di procuratore della Repubblica presso la Pretura della stessa città dal 1991 al 1994. Per due mandati è stato componente del Consiglio superiore della magistratura, eletto dalla magistratura.
Tra il 1998 e il 2001 ha diretto la Direzione generale dell’organizzazione giudiziaria e successivamente l’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia, e in quegli anni ha presieduto anche una commissione delle Nazioni Unite a Vienna per la prevenzione del crimine e la giustizia penale.
Nel 2001 è stato eletto giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, incarico che ha mantenuto fino al 2010. Editorialista per La Stampa, ha animato per oltre un decennio il Laboratorio dei Diritti Fondamentali presso il Collegio Carlo Alberto di Torino.
Nel 2010 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana. Era socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e componente di diversi comitati scientifici e di studio.
Un’esperienza poliedrica che ha fatto di lui un punto di riferimento sul tema dei diritti a livello europeo, anche per la capacità di coniugare pacatezza e chiarezza, nel distinguere e se del caso nel censurare violazioni, senza mai perdere né l’equilibrio né l’eleganza espositiva.




