Morte a Gaza. Un’ora prima della mezzanotte scorsa l’esercito israeliano ha lanciato la nuova offensiva terrestre nel centro di Gaza City, preceduta dall’avvertimento alla popolazione di lasciare la città, affinchè finiscano per ammassarsi come animali, almeno chi ce la farà, nella terra di nessuno del sud della Striscia. È l’inizio della seconda fase dell’operazione militare, che prende il nome sinistramente biblico di “Carri di Gedeone”. Nome che denuncia l’uso distorto del potere politico-militare e la strumentalizzazione del nome di Dio da parte del governo israeliano.

Prima l’attività aerea e di artiglieria, poi i tank per spazzare quartiere dopo quartiere quello che resta e azzerare l’umanità crocifissa delle migliaia di palestinesi che non riescono o semplicemente non vogliono andarsene. Accettando, per rassegnazione o fatale impossibilità, che il loro destino si compia nell’ennesimo genocidio della storia umana.

I palestinesi. Un popolo dimenticato da tutti, in primis dai Paesi arabi del Medio Oriente, che o hanno ben altri interessi da difendere con i potenti alleati americani, socio unico di Israele che sostiene da due anni il suo sforzo bellico e la sua economia di guerra, oppure hanno abbastanza guai interni per potersi occupare dei troppo lontani - dalla vista e dal cuore - fratelli di fede. E con il rischio di scatenare una guerra regionale dagli esiti tragicamente imponderabili.

Timidamente, ma con colpevole ritardo e di fronte all’ormai irreparabile, alcuni Paesi europei riconosceranno ora la Palestina (assente ingiustificata l’Italia…), mentre l’Unione europea spara le sue timide cartucce in termini di sanzioni, che faranno il solletico a Israele. Tutto questo con grave e ingiustificabile ritardo, figlio di continui compromessi e di mancanza di coraggio. Elementi che hanno contribuito al dramma a cui assistiamo impotenti oggi, in questa fase in cui si profila tragicamente la soluzione finale della questione palestinese considerando anche quanto sta succedendo in Cisgiordania.

Come in ritardo, ma almeno arriva, il responso della commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite che, dopo una lunga indagine, è arrivata in queste ore a concludere che «il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant hanno incitato al genocidio e che le autorità israeliane non hanno preso alcuna misura contro di loro per punire tale incitamento». Insomma, è genocidio. E si può dire senza poter essere tacciati di antisemitismo, perché dove atti del genere si dovessero verificare contro persone ebree in ragione della loro fede nel nostro Paese, come nei Paesi democratici dove ancora vige lo Stato di diritto, il sistema di tutela giuridica deve essere pronto a reagire con durezza.

Con disumana ferocia, alimentata dall’odio e sordo alle proteste dei parenti degli israeliani ancora ostaggio dei terroristi di Hamas da quel tragico del 7 ottobre 2023, il ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich già si frega le mani, arrivando a dire che «Gaza è una miniera d’oro immobiliare da spartire con gli Usa». Non sarà, ormai è chiaro, l’ennesimo esodo per poi fare ritorno. Quelli di Gaza se ne vanno per sempre. Chi sopravviverà non sa che fine farà. Gaza diventerà un resort, come sinistramente aveva profetizzato Trump appoggiando ogni iniziativa bellica di Israele. Un resort costruito sui fiumi di sangue che stanno scorrendo su quella terra, su cui peserà il giudizio di maledizione della storia.

Ci accompagna il crescente senso di disumanità che colpisce quel sottile lembo di terra, intriso di lacrime e di sangue. Le scene apocalittiche che ci giungono in queste ore da quello che il regime israeliano di Netanyahu ha trasformato in icona dell’inferno in terra ci tolgono il fiato. Non sappiamo, ma possiamo immaginarlo, cosa porterà questa spietata guerra nel futuro, quando i bambini di oggi, quelli che sopravviveranno, saranno grandi. Il pensiero e la preghiera vanno al cuore e alla mente di tanti innocenti in queste drammatiche ore. Bambini, anziani, donne, uomini. Preghiamo. Preghiamo e mobilitiamoci nel nostro piccolo per rendere questa tragedia dalle dimensioni bibliche meno disumana possibile.