Scrivo questa lettera di getto, dopo aver sentito che qualcuno vorrebbe denunciare Benedetto XVI alla Corte dei diritti dell’Aja per la pedofilia dei preti. Questa sera, nella mia stanza, prima di dormire, penso al Papa solo. Voglio chiamarlo Joseph, come lo chiamavano i suoi genitori da bambino. Perché, nel silenzio, anch’egli è un uomo solo. Come Gesù nell’Orto degli Ulivi. Questa notte ti teniamo noi per mano, Papa Joseph. Ci riuniamo attorno al tuo letto e preghiamo per te, nostra guida. Non ti abbandoniamo. Tu che, da quella finestra di piazza San Pietro, ti affacci per invitarci all’amore e alla pace. Chiediamo perdono al Signore per chi ti accusa, perché «non sa quello che fa». Noi sì però. Per questo ci schieriamo con te.

Una cristiana

Parole semplici e sagge, che ci riportano alla realtà, dopo l’assurda notizia che qualcuno vorrebbe trascinare Benedetto XVI davanti a un tribunale internazionale per la vicenda dei preti pedofili. Non c’è limite all’indecenza e all’ipocrisia. Si vorrebbe colpire proprio chi, con forza, ha condannato da sempre la “sporcizia” all’interno della Chiesa. Con una “tolleranza zero” di fronte a quell’immondo reato della pedofilia, reso ancor più ripugnante dal coinvolgimento di coloro che, per il loro ruolo “sacro”, godevano della fiducia dei genitori. L’attacco al Papa è pretestuoso, per colpirne l’autorevolezza morale, in un mondo che s’è smarrito, tra relativismo etico e senso di onnipotenza. È paradossale, infine, che la denuncia del Papa per “crimini contro l’umanità” venga rivolta allo stesso tribunale dell’Aja, che non ha accettato il ricorso contro il partito pedofilo olandese (per fortuna, ora sciolto), che tra i suoi obiettivi aveva la liberalizzazione della pornografia infantile e i rapporti sessuali tra adulti e bambini. Paradossi incomprensibili. Così va il mondo.

D.A.