Il 22 settembre 2025 il sovrintendente Nicola Colabianchi nomina Beatrice Venezi, 36 anni di Lucca, Direttore Musicale del Teatro la Fenice di Venezia a partire da ottobre 2026. Lo fa senza aver prima ottenuto il parere del Consiglio di Indirizzo del teatro e tantomeno della rappresentanza dell’orchestra. La polemica monta subito e diventa un caso nazionale, che come tale assume quelle connotazioni di bassa politica tipiche dei dibattiti pubblici su materie complesse e specialistiche. Perché Venezi è da sempre appoggiata dal Governo e dagli esponenti della destra, e gli orchestrali vengono immediatamente etichettati come elementi della sinistra.

Il volantinaggio di protesta degli orchestrali davanti al teatro (Ansa).
Il volantinaggio di protesta degli orchestrali davanti al teatro (Ansa).

Il volantinaggio di protesta degli orchestrali all'ingresso del teatro (Ansa).

Raramente una questione squisitamente musicale come la nomina di un direttore ha occupato le prime pagine del mondo dell’informazione e infiammato gli animi. E, dopo mesi di reciproche accuse, di polemiche e di giudizi a dir poco sorprendenti sul Teatro di Venezia e sul suo pubblico (anche da parte dei suoi dirigenti, o del sindaco, o della stessa Venezi), pochi giorni fa la nomina è stata ratificata dal Consiglio di Indirizzo.

Ma chi è Beatrice Venezi, e quali sono le ragioni di tanto accanimento? Per i suoi sostenitori è un giovane talento che merita di fare esperienza. Per i critici non è affatto giovane (Riccardo Chailly o Daniel Harding - direttore musicale dell’Accademia di Santa Cecilia - poco più che ventenni avevano già diretto alla Scala il primo, e in alternanza a Claudio Abbado il secondo), è una direttrice che non ha un buon gesto (ma è relativo: il gesto lo valuta l’orchestra durante il lavoro, le prove, i concerti. Sommi direttori hanno avuto un pessimo gesto) e soprattutto è una figura che non ha un profilo degno della Fenice: cosa, quest’ultima, assolutamente vera, se posto in relazione alla storia di uno dei più importanti teatri del mondo.

Per i sostenitori la sua nomina rientra nei diritti del sovrintendente e della politica e la rivolta dell’orchestra è una presa di posizione sindacale. Per i detrattori è una imposizione. Ed è quest’ultimo punto quello determinante. Non c’è una regola che obblighi un sovrintendente a consultare l’orchestra e il coro per procedere alla nomina di un direttore (musicale, o stabile), ma è una prassi sempre rispettata (i Berliner scelgono loro il direttore stabile, i Wiener scelgono chi invitare) e dettata da una ragione molto semplice: fra direttore e orchestra (e coro) si instaura un rapporto di complicità, familiarità, compatibilità che esclude l’ipotesi di una imposizione.

Il meraviglioso interno della Fenice di Venezia (Reuters).
Il meraviglioso interno della Fenice di Venezia (Reuters).

Il meraviglioso interno della Fenice di Venezia (Reuters).

Il direttore d’orchestra non suona nulla: a farlo sono gli orchestrali, seguendo le sue indicazioni, il suo gesto, lavorando e collaborando con lui, interpretandone le intenzioni già dagli sguardi e condividendone le scelte di repertorio. Un lavoro in sinergia e simpatia che può svilupparsi solo da esperienze pregresse alla nomina che abbiano dato buoni esiti: Venezi sul podio della Fenice non è mai salita e gli orchestrali, come detto, non sono stati coinvolti nella sua scelta. Per cui la politica può e deve dare indirizzi alla Cultura o alla Scuola, può scegliere il responsabile di un Teatro, ma il lavoro fra artisti è altro.

Il grande Daniel Barenboim, per spiegare il rapporto intimo che si viene a creare con la propria orchestra citava le parole del suo maestro George Szell: «Con la migliore delle orchestre del mondo non lavorerai mai così bene come con una orchestra di minore valore, ma “tua”». Anche per questa ragione da subito gli artisti della Fenice hanno ottenuto la solidarietà del loro pubblico e di tutte le grandi Istituzioni italiane, di fatto smentendo che si sia trattato solo di atteggiamento ostile da parte dei sindacati interni. Ma come finirà la vicenda Venezi? Difficile prevederlo, anche se il sapere di non essere graditi non è certo un grande stimolo per iniziare una nuova avventura artistica.