«Una tragedia per quel bambino e per la sua famiglia e una tragedia per tutti noi, perché alimenta il rischio di creare diffidenza verso il sistema della donazione degli organi che invece funziona alla perfezione».

Carlo Pace Napoleone è il direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell'Ospedale Regina Margherita di Torino. Nella sua carriera ha trapiantato il cuore a decine di bambini «settanta, cento, a un certo punto ho smesso di contarli» e giovedì 18 febbraio è stato a Napoli, come membro del comitato di esperti incaricato di valutare la possibilità di un nuovo trapianto per il piccolo di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli, dopo l’intervento dello scorso dicembre, con l’impianto di un cuore risultato danneggiato. Il collegio, composto da quattro specialisti, ha stabilito che non sussistono le condizioni per una seconda operazione.

Il primo trapianto del piccolo era stato effettuato nel dicembre scorso. All’inizio di febbraio i genitori avevano appreso che l’organo impiantato risultava compromesso in modo irreversibile già prima dell’ingresso in sala operatoria.

All'ospedale Monaldi di Napoli, la madre del bimbo Tommaso ricoverato in gravissime condizioni dopo il trapianto di un cuore danneggiato
All'ospedale Monaldi di Napoli, la madre del bimbo Tommaso ricoverato in gravissime condizioni dopo il trapianto di un cuore danneggiato
All'ospedale Monaldi di Napoli, la madre del bimbo ricoverato in gravissime condizioni dopo il trapianto di un cuore danneggiato (ANSA)

Martedì sera il Centro nazionale trapianti aveva comunicato la disponibilità di un cuore destinato a un trapianto. Per assumere una decisione definitiva sono stati convocati a Napoli quattro esperti provenienti da centri di eccellenza, chiamati a valutare il da farsi.

«Con i colleghi» racconta Carlo Pace Napoleone «abbiamo valutato le condizioni cliniche del bambino e gli esami fatti negli ultimi giorni, ma la situazione era troppo critica per poter sopravvivere a un intervento di retrapianto».

Nel pomeriggio di mercoledì, i medici hanno riscontrato ulteriori peggioramenti, con un’infezione e un’emorragia al cervello che con ogni probabilità sarebbe potuta peggiorare durante l’intervento.

«La situazione» spiega il cardiochirurgo «non era compatibile con un ulteriore intervento: il bambino non l’avrebbe superato e noi avremmo privato di un cuore un altro minore in attesa di trapianto. In questo tempo di scarsità di donazioni sono risorse quanto mai preziose».

Adesso la preoccupazione di chi si occupa di queste questioni è quella di non alimentare la diffidenza verso la donazione degli organi, che resta invece l’unica speranza di vita per tanti bambini: «su questa vicenda» spiega Carlo Pace Napoleone «si è scritto troppo e in modo sbagliato. Eseguire un trapianto non è banale, ma esistono procedure standardizzate e il risultato, dal punto di vista organizzativo è ottimo nella stragrande maggioranza dei casi. Bisognerà capire che cosa è andato storto in questo caso, ma questi errori accadono in percentuali trascurabili: il problema è che si ricordano solo questi e non i moltissimi trapianti eseguiti con successo».

In Italia nel 2024 sono stati effettuati 191 trapianti pediatrici, di cui 32 di cuore. La sopravvivenza a cinque anni dall’intervento si attesta tra l’88 e il 90%. Eppure la percentuale di persone che danno il consenso alla donazione degli organi è in diminuzione e la preoccupazione degli addetti ai lavori è che, come i casi positivi fungono da volano per le donazioni, così questa storia alimenti la diffidenza verso un sistema virtuoso. La data guardata con apprensione è l’estate 2026, quando, con la scadenza della validità delle carte di identità cartacee e la necessità di recarsi all’anagrafe per il rilascio della CIE, moltissimi italiani saranno obbligati a esprimere la propria posizione sulla donazione di organi e tessuti.

Le storie di vita sono tante: tra le altre una neonata trapiantata trent’anni fa a Bologna che ha una vita bella ed intensa e poi il piccolo Giordano, bambino di Genova a cui è stato dedicato il cortometraggio Briciole al cielo. Testimonianze di generosità e di vita: «quando non c’è più niente da fare per noi» spiega Carlo Pace Napoleone «donare gli organi ci consente di salvare la vita a tante altre persone».