Bodrato: «Chi lo celebra riconcili l'etica con la politica»
L'ex esponente della sinistra Dc ricorda come Enrico Berlinguer, insistendo sulla questione morale, puntasse a riformare il Paese salvandone l'anima: «Tra coloro che oggi lo rimpiangono molti, ieri, lo criticarono. E non ne vissero fino in fondo l'insegnamento».
19 marzo 2014 • 16:00
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A giorni compie 81 anni. Guido Bodrato è nato il 27 marzo 1933. «Appartengo alla generazione di mezzo, che si pone tra quella di Enrico Berlinguer e quella dei Veltroni e degli altri che lo citano, l'applaudono, lo rimpiangono». Piemontese, esponente di spicco della Democrazia cristiana, Guido Bodrato ha guidato a lungo la sinistra Dc. «Avrebbe dovuto bastarci la Parola di Dio, Decalogo in testa, per tacere del Vangelo. Finì che anche all'interno del mio partito si discuteva spesso di questione morale pungolati da quel che diceva, talvolta urlando, il Pci di Berlinguer», osserva tra l'amaro e l'ironico.
«Berlinguer aveva il problema di ostentare la diversità del suo partito proprio a partire dalla questione morale, una diversità vera ma fino a un certo punto come provò l'inchiesta giudiziaria che nel 1982 scosse la Torino delle giunte rosse e andò sotto il nome di "scandalo Zampini", brutta storia di tangenti».
«Voto di scambio, decisioni politiche asservite a interessi di parte, giù giù fino agli immancabili emendamenti a vantaggio di questo o di quel collegio infilati surrettiziamente nelle leggi che via via si votavano: credo che la degenerazione dell'azione politica fosse figlia della progressiva eclissi dei valori. Mi spiego - prosegue Bodrato -: il sistema era più bipolare quando il mondo era diviso in blocchi; c'erano due modi diversi di concepire l'uomo, l'economia, lo Stato, uno faceva capo alla Dc, l'altro al Pci. Ma c'era rispetto. E in entrambi gli schieramenti, al netto delle differenze, si aveva comunque in mente e a cuore il cosiddetto bene comune. Erano gli anni delle grandi riforme: quella agraria, quella sulla casa, quella sanitaria... Piano piano sui valori hanno prevalso gli interessi. La politica s'è chinata».
Il 27 luglio 1990, quando il sesto governo Andreotti impose il voto di fiducia sulla Mammì che riformava le norme sull'emittenza Tv aprendo le porte a Berlusconi, si dimisero cinque ministri della sinistra Dc: Martinazzoli, Mattarella, Mannino, Misasi, Fracanzani. «Temevamo quello che poi in realtà accadde», spiega Bodrato. «Che al monopolio si sostituisse un oligopolio, abbassando l'asticella del pluralismo e del buon gusto. Noi ci siamo opposti con tutte le nostre forze. Le opposizioni, Pci in primo luogo, hanno fatto una battaglia più di facciata che di sostanza».
Sono passati decenni che paiono secoli. Archiviata la Prima siamo ormai alla Terza Repubblica. Due le conclusioni da trarre, a giudizio di Guido Bodrato. «La prima è che la questione morale rimane sul tappeto, oggi come ieri. Dal punto di vista quantitativo e qualitativo le cose sono forse addirittura peggiorate. Secondo: tra coloro che oggi rimpiangono Berlinguer molti non l'appoggiarono con la dovuta energia quand'era in vita. Parlo di esponenti dell'allora Partito comunista italiano. Magari l'accusarono di "moralismo" perché scelse la solidarietà nazionale invece che l'alternativa di sinistra, con Bettino Craxi. Berlinguer non merita tanto lacrime e applausi postumi quanto incisive azioni che sappiano riconciliare l'etica con la politica».