«Penso che re Carlo III senta la responsabilità, adesso che è finalmente sovrano, di promuovere non soltanto il cristianesimo, ma anche le altre religioni. Ha una forte fede. Prega ogni giorno. Va in ritiro sul Monte Athos, in un monastero di monaci ortodossi, e ha lavorato molto per la causa dei cristiani perseguitati, collaborando da vicino con Aiuto alla Chiesa che soffre».

Catherine Pepinster, 63 anni, cattolica, famosa giornalista, è una profonda conoscitrice del rapporto tra monarchia britannica e religione al quale ha dedicato il suo ultimo libro Defenders of the Faith: the British Monarchy, Religion and the Next Coronation (Difensori della fede: la monarchia britannica, la religione e la prossima incoronazione). «La monarchia non è qualcosa di razionale e, forse, nessuno la sceglierebbe se dovessimo inventare oggi il Regno Unito. Eppure, all’interno di un sistema democratico, può essere popolare se fa appello a una dimensione emotiva che ci collega al passato e anche a qualcosa più grande di noi, quel senso del sacro e di Dio», spiega l’esperta, «re Carlo l’ha capito e, come la madre, crede nella sua missione di servo di Gesù e del popolo. Re Carlo è anche Governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra e, durante l’incoronazione, giura di sostenere la Chiesa e di difenderla. Ha detto, però, più volte, di voler promuovere anche altre fedi e, durante la cerimonia del 6 maggio, per la prima volta nella storia britannica ci saranno rappresentanti di altre religioni e non soltanto della Chiesa di Stato inglese». La scrittrice spiega che il rapporto del sovrano con la Chiesa cattolica è molto complesso perché «la Chiesa di Stato inglese nasce  da una scissione con la Chiesa di Roma, ai tempi di Enrico VIII. Anche se re Carlo ha profondo rispetto e ammirazione per la Chiesa cattolica, deve sempre fare attenzione che i suoi rapporti non diventino troppo stretti. Carlo ha incontrato tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco, nel 2019, a Roma, durante la canonizzazione di John Henry Newman».