Nell’ultima seduta utile prima della loro scadenza, i membri del Consiglio di garanzia del Senato, un organo che ha il compito di decidere in merito ai contenziosi che riguardano i senatori, ha approvato una delibera che ripristina i vitalizi su base retributiva per gli ex senatori eletti prima del 2012. Era stato il Governo Conte, nel 2018, a far applicare anche ai parlamentari il sistema contributivo per cui le pensioni dipendono dai contributi effettivamente versati e non dagli stipendi. Decisivo è stato il voto del presidente, Luigi Vitali, ex senatore di Forza Italia, che vale doppio.

I vitalizi (che si possono cumulare tra loro - se si è stati eletti sia in Parlamento che all’assemblea regionale, per esempio -  e anche con la normale pensione)  prevedono l’elargizione di un assegno al compimento del 65esimo anno di età per chi ha fatto un solo mandato, Per ogni anno successivo si sconta un anno, per cui, per esempio, chi ha fatto due mandati riscuoterà la pensione al compimento del 60esimo anno di età. Con il calcolo deciso dal M5s nel 2018 si prevedeva un risparmio di oltre 60 milioni di euro, ridotto a 40 milioni nel 2020 quando era stata cancellata una parte della norma. Con il ripristino godranno della pensione piena 851 ex senatori e 444 familiari di senatori scomparsi.

I cittadini vanno in pensione a 67 anni con il sistema misto (per i vecchi assunti) o con quello contributivo, con pensioni, dunque, notevolmente più basse rispetto agli ultimi stipendi.