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Il caporeparto Alessandro Marchì, di 59 anni, colto da malore durante le operazioni di spegnimento di un incendio boschivo a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, 23 luglio 2026. ANSA/ VIGILI DEL FUOCO
Un incendio. La montagna brucia. Tutti scappano. Ognuno tenta di mettere a riparo la propria vita e quella di chi ama. Il fuoco, tante volte amico, quando divampa eludendo ogni controllo, diventa il peggiore dei nemici. La tragedia di Crans Montana è ancora scolpita nei nostri occhi. Ammaliato da sé stesso, allunga le sue lingue a dismisura. Per rimanere in vita deve distruggere. Muoiono gli animali e il paesaggio; la bellezza lascia il posto alla desolazione; tutto si fa brullo, arido. Cenere là dove c’era tanta vita.
Le calamità naturali – naturali? – non hanno intelligenza, uccidono senza pietà, incoscienti del dolore che causano. E mentre tutti scappano dalle fiamme divoratrici, voi, invece, cari Vigili del Fuoco, vi avvicinate. Coraggiosi, altruisti fino a rasentare l’incoscienza. L’amore non si misura. Sembra che delle fiamme non abbiate paura, le avvicinate, le sfidate, il più delle volte, le vincete, riportando vittorie poche volte celebrate. Degli incendi devastatori siete i più acerrimi nemici. Riuscite a sottrarre alla loro voracità alberi e cose, animali e case. Ma soprattutto, loro, i vostri fratelli e sorelle in umanità. Correte. Vi chiamano, correte.
Vigili del Fuoco: uno dei tanti fiori all’occhiello di queta nostra bella Italia. Uomini amanti della vita che hanno dichiarato guerra alle fiamme che uccidono. E il fuoco, senza occhi e senza cuore, non sempre è disposto ad alzare bandiera bianca. Ci ha preso gusto. Avanza. Mostra tutta la sua forza. Ecco, siete arrivati, il braccio di ferro ha inizio. Noi, intanto, stiamo a guardarvi. Dal sicuro delle nostre case, magari sdraiati in riva al mare, o passeggiando per i freschi sentieri di montagna; forse dai nostri posti di lavoro, stiamo a guardarvi. Vorremmo correre ad aiutarvi ma, non essendone capaci, finiremo solo per esservi d’intralcio. Il vostro non è lavoro qualsiasi, occorrono competenze specifiche, esercitazioni, forza fisica e psicologica, volontà, desiderio di bene, amore per gli esseri umani e per il proprio paese. Correte; senza sapere che cosa vi aspetta, correte. Forza! Siamo dalla vostra parte. Facciamo il tifo per voi.
Chi crede in Dio, innalza una preghiera: «Signore, fa che possano ritornare dai loro cari sani e salvi». Chi vi ama, da casa, teme e trema. Anche ad Alessandro Marchi, Capo Reparto dei Vigili del Fuoco in quel di Caltanissetta, la fretta di correre in aiuto, ha messo le ali ai piedi. Presto! Occorre arrivare prima che le fiamme divorino tutto. Prima che la conta dei danni si allunghi. Presto! C’è bisogno di noi. Non c’è niente che dia all’uomo la forza per fare al meglio il suo dovere che la certezza di essere utile, se non, addirittura, indispensabile. È allora che tutto passa in secondo piano: il rischio, il tempo, la vacanza, la stanchezza fisica, la famiglia. La propria stessa vita.
Alessandro si è portato sul luogo dal quale gli altri scappavano via. Fa un caldo asfissiante. L’aria è pesante, irrespirabile. A tratti sembra mancare del tutto. Sarà il fumo, sarà la stanchezza, qualcosa si inceppa, Alessandro si sente male. Pensa che, come tante altre volte, passerà. Un malore momentaneo. Sono momenti difficili. Un filo d’aria, un sorso d’acqua fresca, una mano amica sulla fronte, il supporto di un collega e si ritorna a fare il domatore. Invece, no. Stavolta non è come le altre volte. Stavolta il cuore minaccia di fermarsi per sempre. Non è possibile, Alessandro ha solo 59 anni e tanti progetti da realizzare. La famiglia e l’Italia hanno ancora bisogno di lui. Resisti, Alessandro. Resisti. E voi che, con lui condividete la sorte e i pericoli, strappatelo, vi prego, alle grinfie della iena. Mettetela in fuga, la vecchia strega.
Alessandro è morto. Un Vigile del fuoco è morto. Un nostro difensore è morto. Per permetterci di vivere è morto. Per mettere al sicuro i nostri figli è morto. Alessandro è un eroe? Sì, è un eroe. E gli eroi vanno conosciuti, ringraziati, elogiati. E con loro, chi li ama e soffre per la loro dipartita. Lo facciamo, unendoci al dolore del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in un messaggio al Prefetto Attilio Visconti, scrive: «Profondamente rattristato esprimo e al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco la mia solidale vicinanza, pregandola di farla pervenire ai familiari le espressioni di commossa partecipazione al loro cordoglio».



