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La scrittura non era per lei un esercizio di stile, ma un atto di trasparenza. Nelle sue Novelle e nelle sue poesie, Bonaccorti non ha inventato mondi, ha “estratto” la verità dal vissuto.
Come ogni scrittore autentico, lei ha cercato la parola esatta per dire l'uomo. In questa ricerca della “parola”, noi cristiani scorgiamo l'eco del Verbo, la Parola fatta carne che abita le nostre storie.
«Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola...» (Mt 4,4). Le sue parole sono state un nutrimento che oggi offriamo a Dio.
Le Novelle ci permettono di “abbeverarci” all'intima profondità della sua umanità: nel suo dolore, nelle sue gioie e nelle sue
riflessioni c’è una sorgente di luce.
Spesso cerchiamo Dio nelle nuvole, ma Gesù ci ha insegnato a cercarlo nelle piaghe e nelle pieghe dell'umanità. Se nelle sue opere traspare una bellezza che va “oltre ogni apparenza”, è perché lì abita lo Spirito. La morte non mette fine a questo racconto. Se la sua scrittura era un tentativo di rendere eterno un istante, la Risurrezione è la firma di Dio che rende eterno tutto ciò che di vero lei ha scritto e vissuto.
Per noi cristiani, la bellezza umana è la prova generale della gloria di Dio.
Possiamo dire che abbiamo riconosciuto Dio in lei perché abbiamo visto in lei i tratti di Gesù. Quella capacità di accogliere, di narrare la fragilità senza giudicarla, di amare il dettaglio umile.
Dio è solo Amore: In un momento di lutto, è fondamentale ribadire che il Dio che accoglie Bonaccorti non è un giudice distante, ma l'Amore che lei ha rincorso tra le righe dei suoi libri.






