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Il campetto sintetico a 7 dell'oratorio "San Luigi Gonzaga" di Caravaggio (Facebook "Oratorio San Luigi Gonzaga")
«Sono scelte, lo confesso, che mi rattristano e mi mandano “in crisi”, perché viene meno l’idea di oratorio nel quale sono cresciuto e nel quale credo ancora, ma è necessario cambiare metodo». Con queste parole don Andrea Piana due giorni fa ha comunicato agli animatori e alle famiglie che da ora in avanti al campo da calcio dell’oratorio si sgiocherà solo su prenotazione. Una misura scattata dopo la doppia aggressione di Sabato Santo, in cui sono rimasti coinvolti un ragazzo e il sacerdote stesso. «L’oratorio è e rimane un luogo di crescita umana e cristiana. L’oratorio è e rimane sacro. L’oratorio è e rimane un luogo dove si deve pregare, giocare, scherzare, aiutare insieme e in pace», sottolinea, provato ma convinto, il sacerdote.


Siamo a Caravaggio, paese della bassa bergamasca noto innanzitutto per il santuario di Santa Maria del Fonte. A raccontare i fatti che hanno turbato la Pasqua è lo stesso don Piana, 46 anni: «Erano le 19 e, mentre ero in chiesa a confessare, è nato un diverbio sul campo da calcio. Un gruppetto voleva poter giocare a tutto campo, ed è finita che hanno picchiato un ragazzo». Gli aggressori sono una decina di ragazzi a cavallo fra le scuole medie e le superiori, che il sacerdote conosce di vista. «Frequentano l’oratorio per aggregazione ma non per fede, visto che sono di cultura islamica. Li ho raggiunti in piazza per dire loro che atteggiamenti del genere non sono accettabili e di non mettere più piede in oratorio. Mi ridevano in faccia con aria di sfida, ho alzato la voce e uno di loro mi ha spintonato». L’atteggiamento provocatorio richiama alcuni adulti che dal bar antistante raggiungono il sacerdote, ma situazione peggiora. «I ragazzi si sono agitati ulteriormente, sono volate parole grosse, mi sono stati lanciati addosso un sasso e dei bastoni».
Fortunatamente le conseguenze dell’aggressione non sono gravi né per il ragazzo né per il sacerdote. Oltre ai diretti interessati, i fatti però «coinvolgono e sconvolgono» la comunità intera, non abituata a episodi simili. «Domenica e lunedì abbiamo tenuto chiuso l’oratorio per poi decidere che al campo sintetico si potrà accede solo previa prenotazione e con un piccolo contributo economico, così da sapere chi c’è e gestire i turni di gioco». Una misura ad experimentum che «non mi rende certo felice», dice ancora don Piana. «Abbiamo appena ristrutturato tutti gli spazi, l’oratorio è vivo e frequentato da moltissime persone, bambini, ragazzi, adulti e anziani, tant’è che siamo aperti tutti i giorni dell’anno, pomeriggio e sera. Nelle squadre sportive c’è posto per tutti, italiani e stranieri, ma la prepotenza non si tollera. Le regole vanno rispettate».
A Caravaggio è tempo di riflessione, per i ragazzi come per i sacerdoti e gli educatori. «Si respira una certa delusione», riporta ancora il sacerdote. Ma il desiderio – scriveva sempre don Piana sul periodico parrocchiale, in tempi non sospetti – è un oratorio in cui non ci sono «né ospiti né padroni» ma «gente contenta perché si trova nello stesso luogo». Perché «L’oratorio è anche casa tua! Perché tutti hanno il diritto di avere almeno una casa, perché è ancora tempo di parlare di oratorio e perché la comunità cristiana di Caravaggio crede ancora nell’opera educativa dell’oratorio».




