Inizia con un versetto del profeta Isaia l’omelia di monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia- Sanremo, chiamato, «con il cuore straziato» a officiare i funerali della piccola Beatrice trovata morta il 9 febbraio a Bordighera nella chiesa dell’Immacolata concezione della sua città. «"Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”, così dice Dio nel libro del profeta Isaia (Is 49,15)».

"La tua storia meritava più ascolto" si legge sul manifesto funebre del padre naturale della bambina che annuncia i funerali della piccola Beatrice (ANSA)

E poi prosegue, in una chiesa gremita, rivolgendosi alla bambina stessa: «Cara Beatrice, oggi la Chiesa, i tuoi familiari, questa Città, tanti che ti hanno conosciuto anche soltanto per questa triste vicenda, ti accompagnano con una tenerezza che le parole fanno fatica a esprimere. Vorremmo parlarti, ma in realtà siamo noi che avremmo bisogno di ascoltare la tua voce. Perché davanti alla morte di un bambino tutte le spiegazioni si infrangono. Rimane solo il silenzio, il pianto e la preghiera. E allora immagino di rivolgermi a te, che, come abbiamo appena sentito dalla pagina del Vangelo, sei tra quei piccoli a cui è dato di conoscere il mistero. Beatrice, dove sei? E tu ci rispondi con le parole che Gesù ha promesso: «Sono nelle mani del Padre». Quelle mani che nessuna violenza può raggiungere, nessuna crudeltà può ferire, nessuna malvagità può strappare. Beatrice, hai avuto paura?».

Nella combo, Emanuel Iannuzzi ed Emanuela Aiello, madre di Beatrice
Nella combo, Emanuel Iannuzzi ed Emanuela Aiello, madre di Beatrice
Nella combo, Emanuela Aiello, madre di Beatrice, con il compagno Emanuel Iannuzzi (ANSA)

Un’omelia struggente capace di dar voce alle domande che tutti ci siamo posti davanti a una tragedia di questa portata. «Certamente sì» prosegue, «ed è terribile per noi pensarti nel buio della violenza. Ma oggi non hai più paura, perché il Signore ti ha raccolta tra le sue braccia, quelle stesse braccia che un giorno accoglievano i bambini dicendo: «Lasciate che i bambini vengano a me». Spesso i bambini incontrano nelle favole e nel loro immaginario l’orco cattivo e, provando tanta paura, cercano di rifugiarsi tra le braccia sicure delle persone care. Tu lo hai incontrato davvero e quelle braccia ti sono mancate per rifugiarti e per consolarti. Beatrice, ti sei sentita dimenticata?».

Ed ecco che risuona la parola del profeta Isaia: «”Può forse una donna dimenticarsi del suo bambino?. È una domanda che oggi ci attraversa il cuore con una forza quasi insostenibile. Perché ciò che dovrebbe essere il luogo dell'amore può, nel mistero terribile della libertà umana ferita dal peccato, diventare il luogo della violenza? Ma Dio aggiunge subito: “Anche se questo accadesse, io non ti dimenticherò mai”. Ecco la nostra speranza: quando ogni amore umano fallisce, l'amore di Dio rimane fedele; quando l'uomo tradisce, Dio non tradisce; quando la terra sembra perdere ogni luce, il cielo continua ad amare».

Cara Beatrice, continua Suetta, «oggi non possiamo cambiare ciò che è accaduto. Non possiamo cancellare il dolore della tua breve vita. Ma possiamo dirti una cosa: il tuo nome non sarà cancellato così come la tenerezza che hai lasciato nel cuore di chi ti ha conosciuta. Tu vivi in Dio. Tu sei preziosa ai suoi occhi. E noi, guardando te, siamo costretti a guardarci dentro. Una vicenda come questa non interpella soltanto una famiglia. Interroga un'intera società. Quando una bambina viene privata della vita con una tale brutale e accecata violenza, tutti siamo chiamati a domandarci che cosa stia accadendo al cuore dell'uomo. La barbarie non può essere banalizzata né giustificata né dimenticata. Il male deve essere chiamato con il suo nome. E proprio perché crediamo nella misericordia, sappiamo che essa non elimina la verità. Per questo preghiamo perché chi ha commesso un delitto tanto grave giunga a un autentico pentimento, profondo e sincero, capace di riconoscere tutta la gravità del male compiuto. Solo la verità può aprire la strada alla conversione. E insieme riconosciamo che la giustizia ha il suo compito. Una giusta pena non è vendetta, ma è un'esigenza del bene comune, della tutela degli innocenti, del rispetto tanto della vittima quanto della responsabilità personale. Anche questo appartiene all'ordine morale che Dio ha affidato agli uomini. La misericordia senza verità diventa illusione; la giustizia senza misericordia rischia di diventare quasi una resa di fronte alle conseguenze nefaste del male. In Cristo, invece, si incontrano entrambe».

E conclude con un’intuizione illuminante che rovescia i pesi delle cose e della storia: «Cara Beatrice, oggi sei tu, la più piccola fra noi, a insegnarci ciò che conta davvero. Ci ricordi che ogni bambino è un dono sacro, mai una proprietà, mai un peso, mai un oggetto sul quale qualcuno possa esercitare dominio. Dal cielo chiedi a tutti noi di custodire la vita, di proteggere chi è fragile, di costruire famiglie nelle quali l'amore vinca sulla violenza e il perdono non sia mai separato dalla verità. Noi ti affidiamo al Signore con le lacrime agli occhi, ma anche con la certezza della fede. Perché Gesù, morto innocente e risorto, ha trasformato perfino la morte in una porta aperta sulla vita eterna. Riposa nella pace del Signore, piccola Beatrice.

E dal cielo prega perché il nostro mondo ritrovi il senso della dignità di ogni vita umana, perché ogni cuore indurito si converta, perché la giustizia faccia il suo corso e perché il male non abbia mai l'ultima parola. Eri davvero una bellissima bambina, tenera, dolce, buone e indifesa come tutti i piccoli. In questi ultimi giorni tutti abbiamo potuto finalmente vedere i tuoi grandi e luminosi occhi e i delicati lineamenti del tuo viso.

Purtroppo, una malvagità senza senso ha strappato via la tua infanzia, privandoci del tuo sorriso e della tua luce. Noi speriamo e crediamo per il dono della fede che tu, splendido fiore sarai per sempre nel giardino dell’eterna primavera di Dio e quale luminosissima stella risplenderai sempre nel firmamento del nostro cuore indicandoci la giusta via della pace, del rispetto e dell’amore vero fino a quanto – ci aiuti il Signore - potremo rivederti e condividere con te un’eternità di bene di gioia.

Stiamo entrando nella luminosa festa dell’Assunzione di Maria in cielo, segno di consolazione e di sicura speranza. A lei, mamma celeste, ti affidiamo perché ti stringa forte nel suo abbraccio e ti copra di baci».