PHOTO
Uno degli scatti della mostra Seeing Auschwitz a Torino.
Un triplice punto di vista sullo sterminio degli ebrei: mai forse la Shoah era stata documentata e raccontata attraverso un triplice punto di vista come accade nella mostra Seeing Auschwitz, allestita all’Archivio di Stato di Torino fino a fine marzo, in occasione del Giorno della memoria. La selezione di circa cento scatti realizzati tra il 1941 e il 1944, ritrovata fortunosamente dalla deportata ad Auschwitz Lilly Jacob nel 1945 quando fu liberata a Dora, è in gran parte stata riprodotta dalle SS, ma anche dagli stessi prigionieri e dagli alleati che sorvolavano l’area. Una triplice ottica che sottolinea, drammaticamente, piani emotivi molto diversi.
Paul Salmons, capo curatore dell’edizione originale ed esperto dell’Olocausto, l’ha descritta come una testimonianza che invita a guardare oltre lo sguardo del carnefice: «Sebbene le immagini realizzate ad Auschwitz siano prove inequivocabili dei crimini commessi in quel luogo, rappresentano al tempo stesso una grande sfida per lo spettatore. Queste fotografie non sono fonti neutrali, stiamo osservando un frammento di realtà dalla prospettiva nazista. È necessario fermarsi, analizzare e vedere davvero ciò che ogni immagine rivela veramente».


Un visitatore davanti a una delle fotografie esposte.
Scatti crudi, scioccanti che trascinano il visitatore nel qui e ora del campo di concentramento e sterminio nazista di Auschwitz. La foto come strumento che documenta il protocollo operativo dello sterminio degli ebrei dall’ingresso al campo, alla schedatura, all’avvio alla morte, realizzate dalle SS sono parte dell’“Auschwitz Album”. Questo nucleo fotografico si contrappone alle cinque rare immagini scattate clandestinamente dai prigionieri stessi dall’interno delle baracche, a cui si affiancano un paio di dettagliati schizzi, in presa diretta, dall’interno delle camere a gas. L’introduzione dell’apparecchio fotografico che ha consentito questo prezioso reportage è stata opera della resistenza polacca. A completare la lettura di una pagina storica drammatica, le foto scattate durante le ricognizioni aeree degli alleati.
La mostra avrà nei due mesi e mezzo d’apertura un importante programma di attività didattiche per tutte le fasce d’età: dagli ultimi anni delle elementari all’Università, coinvolta con giovani studenti per supportare nella visita. L’obiettivo primario è informare attraverso uno strumento tangibile e realistico, come il reportage fotografico, quanto accadde a sei milioni di ebrei e milioni tra sinti, rom, dissidenti, omosessuali e disabili in un programma di atrocità di massa messo a punto dalla Germania nazista.





